MICHELINA
LO SPETTACOLO
Autore: Edoardo Erba Descrizione
Siamo nel 1948. In Lomellina Arturo Bonavia, uno sgangherato cantante che gira le balere di terz'ordine, si ritrova senza soubrette, e viste le gambe di una bella mondina in mezzo alle risaie, la assume immediatamente. La donna si chiama Michelina, canta sguaiatamente, si muove male, ma ha il fisico giusto, e Arturo, con comico cinismo, le insegna a stare sul palcoscenico. In Vaticano hanno urgenza di proclamare santa suor Ercolina Corbella. Ma per fare un santo ci vogliono tre miracoli, e della suora se ne trovano a stento due. Il cardinal Dorigo un miracolo ce l'avrebbe: l'ha chiesto e ottenuto per il fratello una mondina lombarda (Michelina). Sarebbe perfetto se non fosse per un dettaglio: benché compaesana di suor Ercolina, la donna non ha invocato lei ma un'altra santa. Pur di velocizzare il processo, Dorigo decide di andare di persona in Lomellina a vedere se è possibile ottenere un piccolo… ritocco a questa versione. La libertà di Michelina, la sua disarmante ingenuità, l'ignora Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
VITTORIA LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxIn scena dal: 08/05/2012 al: 20/05/2012
LE RECENSIONILa recensione di Wanda Castelnuovo
Una commedia musicale ben costruita e composta malgrado i delicati temi trattati e le problematiche sottese nell’apparente semplicità di una trama ambientata in Lomellina nel 1948, dopoguerra di povertà e fame.
Ben si inserisce in tale contesto Michelina - una brava ed equilibrata Maria Amelia Monti - mondina ingenua, sempliciotta e ignorante con un bel fisico e un fratello salvatosi per miracolo da un naufragio mentre emigrava in Argentina alla ricerca di fortuna.
La sorte costruisce una doppia occasione per la protagonista che incontra Arturo Bonavia - il convincente Giampiero Ingrassia per il quale vale senz’altro il proverbio “buon sangue non mente” essendo figlio di Ciccio Ingrassia - cantante da strapazzo in balere di infima categoria, il quale tuttavia ha il merito di migliorarle, anche se di poco, la qualità della vita, come pensa saggiamente la contadina.
Nello stesso tempo Michelina viene cercata con ‘l‘intento di addomesticare la verità’ addirittura da un Cardinale romano, Dorigo - un valido Amerigo Fontani dall’eccellente‘physique du rôle’ - alle prese con problemi di computo di miracoli per la canonizzazione di una monaca, certa Suor Ercolina Corbella, compaesana della neosoubrette.
L’incontro tra due persone così diverse - l’una infantile, ingenua, sprovveduta e disarmante nella sua semplicità e l’altra colta, seria e lontana anni luce dalla mentalità di Michelina, dedita per di più a un lavoro ‘peccaminoso’ - genera un corto circuito pregno di conseguenze.
Divertenti le caratterizzazioni del clero in particolare quella dello zelante segretario di Dorigo - un bravissimo Gianni Pellegrino - sospeso tra la minaccia di un ritorno nell’originario Aspromonte e la possibilità di un avanzamento nella carriera ecclesiastica: un vero spasso.
L’ironia, dettata anche da una lingua infarcita di sgrammaticature, di frasi dialettali e di volgarità apparenti che suonano più come ignoranza, attraversa e si interseca alla tenerezza in questo lavoro inedito di Edoardo Erba (marito di Maria Amelia Monti) ben diretto dalla regia di Alessandro Benvenuto anche se è un po’ caricata l’interpretazione del sogno in cui appare la monaca in odore di santità.
Nel complesso uno spettacolo piacevole e godibile - anche per la scenografia capace di evidenziare il contrasto anche psicologico tra l’ambiente agreste e quello vaticano - che offre un quadro non così incredibile della società postbellica.
Milano, Teatro Manzoni, 6 gennaio 2009
La recensione di Igor Vazzaz
Michelina, dalla risaia all’amore, tra canzonette e risate
È lieve e zuccherata, la storia di questa Michelina, scritta da Edoardo Erba, allestita dalla compagnia Teatro Stabile di Firenze e affidata alla regia di Alessandro Benvenuti. In scena, Maria Amelia Monti nei panni della protagonista, affiancata dal cardinal Dorigo di Amerigo Fontani e da Arturo Bonavia, cantante sentimentale in perenne cerca di riscatto nell’interpretazione guittesca di Giampiero Ingrassia. Il cast è completato da Mauro Marino, Gianni Pellegrino e Anna Lisa Amodio, rispettivamente nelle parti di un altro cardinale vaticano, di padre Tomaino e di Suor Ercolina, buffa presenza onirica in odor di santità.
La scena, firmata da Tiziano Fario, è divisa in due parti, alla stregua di altrettanti spazi d’azione: il richiamo al teatro nel teatro è continuo, sia nelle esibizioni del cantantucolo di Ingrassia sia nel sipario utilizzato a metà palco, utile per i cambi di fondale.
Si va dalla risaia lombarda, anno 1948, luogo di fortuito incontro tra Bonavia e la squinternata Michelina, una rozza contadina dalle belle gambe e i modi sgraziati: una serie di richiami vegetali suggeriscono la collocazione en plein air dell’azione, ben presto cangiante in un interno pontificio, con scene spostate a vista da due tecnici vestiti in blu scuro e richiami pittorici a raffigurazioni sacre. La scena è una “scatola”, sembra suggerire l’allestimento, con differenti “piani” e punti di vista, analogamente alle gustose “lezioni di teatro” che Bonavia impartisce progressivamente all’imbranata Michelina, troppo rozza per penetrare a fondo il concetto di finzione scenica, ma non stupida al punto d’essere totalmente sottomessa all’improbabile “salvatore”.
Maria Amelia Monti è brava nel conferire i caratteri del “proprio” personaggio classico (una donna clownesca sospesa tra ingenuità e furbesca malizia) a questa ragazza, protagonista di una storia che non riesce completamente a cogliere. Sì, perché oltre all’intreccio di tema teatrale (la ricerca della fortuna da parte di un artista velleitario e illuso), Michelina è protagonista di un’altra storia, ben più improbabile, a mescolar sacro e profano: due cardinali (Fontani e Marino), coadiuvati dal servo non troppo sciocco di Pellegrino, devono provvedere a riscattare la fiducia dei credenti e sono incaricati di provvedere a un processo di beatificazione. Da un lato, hanno l'obbligo d'assicurarsi che la cosa sia svolta seriamente, senza ciarlatani e finzioni, dall’altra, il momento storico “richiede” assolutamente nuovi santi da proporre ai fedeli, per rinsaldarne la fiducia nell’istituzione ecclesiastica. Gli accertamenti canonici all’indirizzo di Suor Ercolina da Afragola, colei che viene scelta e reputata in odor di santità dai prelati, portano il pio e severo cardinal Dorigo a incontrare Michelina e l’evento è destinato a cambiare la vita di entrambi.
La storia prosegue sulla falsariga d’una pochade musicale, tra brevi scene e canzoni, in cui i due improbabili amanti vengono allontanati forzatamente, ma alla fine si riuniscono nel “trionfo” d’un sentimentalismo surreale e incline al paradosso. Con usuali trovate farsesche, la situazione viene “aggiustata”, Dorigo abbandona la tonaca, scioglie i voti che avrebbero impedito a Michelina di amarlo, Suor Ercolina viene beatificata (non senza un’irresistibile apparizione e un dialogo con la protagonista) e Bonavia ottiene d’esibirsi al desiderato (e temutissimo) Ambra Jovinelli di Roma, quel teatro dal pubblico temibile, che scaglia gatti morti contro gli artisti non all’altezza.
Si chiude con una canzone che vede tutti i personaggi in scena: cantano una strofa a testa e ballano insieme, offrendo al pubblico uno scampolo di quel mondo del varietà, oggi andato perduto.
L’allestimento è leggero, forse troppo, ma non è pretenzioso e il richiamo al mondo dei guitti, degli artisti sfigati, delle luci colorate alla bell’e meglio di certi teatranti simili al Sik Sik eduardiano, non manca d’intenerire un poco il cuore. Dato il cast si potrebbe pretendere di più, ma è il testo a non lasciare troppi margini d’intervento.
Visto il 14 dicembre 2008, a Carrara, Teatro degli Animosi.
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