IL PITTORE DI MADONNE O LA NASCITA DI UN QUADRO
LO SPETTACOLO
Autore: Michel Marc Bouchard Descrizione
Un testo dall’atmosfera tutta speciale, in cui la concitazione e l’orrore per l’epidemia di spagnola che avanza è scandito dal respiro dei boschi e delle notti stellate, da dialoghi popolari, semplici, apparentemente fatti di nulla. Le mille Marie di quest’opera (Marie-Anne, Marie-Paule, Marie-Louise, ma anche Marie-Christine, Marie-Reine, Marie-Francoise, Marie-Laure e così via all’infinito) spiano i disertori nudi che si bagnano nel fiume; cercano buoni auspici nelle stelle cadenti; affondano le mani nelle lenzuola della locanda, per “leggerle”: la stoffa tesa racconta di corpi ormai muti, mentre un improvviso addensarsi di piegoline al centro della tela riaccende le loro speranze. Mentre la sorte del paese viene consegnata in mano al Pittore italiano, incaricato di compiere il massimo esorcismo dipingendo un affresco della Vergine, gli abitanti del villaggio entrano in scena a pezzi, nel senso letterale del termine: i loro corpi vengono sezionati, via via che le membra vanno in cancrena. E se il Dottore li accompagna nell’aldilà a suon di morfina, un’altra Marie, detta dei Morti, li libera dei segreti inconfessati, permettendo loro finalmente di andarsene. L’arte trionfa e fallisce al tempo stesso: non ferma l’epidemia, ma arresta il tempo trasformando e trasfigurando in un’opera d’arte una realtà brutta, dolorosa e ridicola. Altri si inginocchieranno in futuro, adoranti e fiduciosi, di fronte a quell’affresco che è la storia per immagini di una comunità umanissima, piena di paure e desideri nascosti. Una storia che l’Angelo dal corpo deforme, goffamente appollaiato sul pianoforte, racconta al pubblico come una Sacra Rappresentazione, mentre brillano le misere ghirlande di luci e gli abitanti, vestiti a festa, cantano in coro. La rigidità, il fascino di quell’impaccio che accompagna ogni cerimonia: è quando si vuol far del nostro meglio, quando si mostra l’abito della domenica che si è più fragili. Il paese è per me l’infanzia, e ho vivo il senso del mio ridicolo, passato e presente. Uno scarto, un senso di inadeguatezza che vorrei contagiasse lo spettacolo. L’arte nasce sempre a stretto contatto con la parte meno raccontabile e meno decente dell’animo umano. Mi piace il modo in cui Bouchard ce lo ricorda, mostrandoci la nascita di un affresco, svelando l’origine “bassa”, concreta delle sue immagini più nobili ed astratte. Così sarà per lo spettacolo, spero. Che pulluli di difetti (i nostri); che si nutra di debolezze e di impacci, e di sogni mancati. Saremo allora dei personaggi tragici e sinceri, e dunque ridicoli, e veri. E’ questo il nostro progetto. Barbara Nativi Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
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