UN NEMICO DEL POPOLO
LO SPETTACOLO
Autore: Henrik Ibsen, adattamento di Edoardo Erba Descrizione
Un dottore scopre che le terme pubbliche sono appestate da inquinanti scarichi montani di conciatura delle pelli. Vorrebbe fare un pubblico appello per denunciare la cosa e far porre rimedio al problema, ma da una parte suo fratello, rappresentante dei potenti azionisti di maggioranza delle terme, dall'altra i redattori di un giornale popolare che si schiera contro i potenti della città, si oppongono alla pubblicazione della relazione del dottore... perchè tutti sarebbero parte lesa nella questione. Gli appelli al potere sono inutili, quelli alla coscienza popolare anche:sia vinti che vincitori sono una schiera di opportunisti, interessati solo alla reputazione e al denaro. E' in questo scenario che il dottore compie l'unica scelta possibile per lui: se prima vuole abbandonare la città, poi si accorge che la risposta migliore a questa situazione è la conoscenza: vuole quindi istruire i giovani per aiutarli a comprendere meglio la realtà e essere cittadini più civili. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
TSA STABILE D ABRUZZO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Annalisa Ciuffetelli
Il nemico del popolo è l'ignoranza?
Chi è il nemico del popolo? Uno studioso, un politico, oppure il popolo stesso? La stampa, oppure un capro espiatorio? La famiglia oppure il lavoro? L’onestà che svela le magagne, oppure la mancanza di soldi per risolvere i problemi? Un eroe, oppure un anti-eroe? La conoscenza, oppure l’ignoranza?
I punti di vista dal quale può essere analizzata l'opera sono i temi sociali: il potere delle masse e di chi le dirige, i costi e i tempi della politica, il potere della stampa e le paure/magagne di chi la gestisce. L’animo e la psicologia del dottor Storchi, protagonista della pièce, non sono presenti più di tanto; così come non vengono mostrate quelle degli altri personaggi, come il suo più evidente antagonista, il sindaco (che dopo tante minacce e contro-azioni, finirà per mostrare il suo lato umano aiutando il fratello a trovare un nuovo lavoro da medico altrove). Certo si avverte la solitudine dell’uomo moderno, solo contro la massa, che nell’epoca di Ibsen si affacciava al mondo come vera e propria protagonista, un corpo unico che perciò incuteva paura perché nuovo “modello” di vita e non manipolabile da tutti, ma solo da alcuni potenti, come i politici e la stampa. Il testo è stato scritto da Ibsen nel 1882 e fa parte dei cosiddetti capolavori della maturità, in quel periodo nel quale l’autore norvegese si era trasferito in area germanica ed aveva dato sfogo alla sua penna producendo i suoi maggiori drammi sulle contraddizioni borghesi e sociali. Edoardo Erba, uno dei più stimati autori e adattatori teatrali contemporanei, ha effettuato un interessante adattamento del testo ibseniano, trasponendo l’epoca agli anni ’70, cioè 90 anni dopo l’originario, e effettuando una specie di “riscrittura”. Erba ha inserito degli intermezzi cantati dal Capitano Longhi, durante i cambi scena. Ha riassunto i 5 atti dell’opera in 2 atti. I nomi dei personaggi sono stati tutti italianizzati, per esempio, il dottor Stockmann, protagonista dell’opera, è diventato dottor Storchi e la figlia Petra è diventata Diletta. I figli del dottore da 3 sono diventati uno solo. Il Captain Horster è diventato Capitano Longhi. Altro cambiamento da notare è la forte caratterizzazione di alcuni personaggi, soprattutto di Caterina, moglie del Dottore, che nell’adattamento di Erba è diventata quasi totalmente un’ingenua oca giuliva che tenta di difendere le idee del marito benché forse non comprende neanche di cosa si stia parlando.
Nel caratterizzare ulteriormente i personaggi un ruolo importante lo ha avuto la regia di Armando Pugliese che, come è nel suo stile, ha giocato sulle diversità e sulle definizioni dei “caratteri”, affidandosi anche alle capacità degli attori. C’è da osservare che i movimenti coreografici degli attori sono stati interessanti, ma a tratti non erano perfetti: c’è stato un impallamento di Caterina e Diletta all’inizio, poi nel primo intermezzo il Capitano Longhi ha recitato la canzone invece di cantarla, nella scena in tipografia dei rumori di scena sono stati lasciati accesi quando dovevano essere spenti e nella seconda parte l’hippy-Marchetti è finito giù dal palco in una scena in cui doveva essere buttato fuori dalla conferenza. La motivazione di questi inconvenienti probabilmente era dovuta al luogo in cui ha avuto luogo lo spettacolo, cioè il palcoscenico del Ridotto del Teatro Comunale, uno spazio abbastanza largo, ma non altrettanto profondo e che quindi prevede una recitazione quasi sul proscenio.
Le scenografie, create da Andrea Taddei nel suo celebre stile a grate, benché con accenni agli anni ’70, avevano un non-so-ché di minimalista e futurista. A riprova dell’assenza di tempo e spazio nei concetti espressi dalla pièce.
Il pubblico ha mostrato molto di gradire i lazzi proposti finendo in una standing-ovation quegli apprezzamenti iniziati con applausi a scena aperta sopratutto all’inizio del secondo atto, quando si è quasi ritrovato parte dello spettacolo, non solo in qualità di spettatori della pièce di Ibsen-Erba-Pugliese, ma, nonostante ci fossero le voci pre-registrate del vociare del popolo, anche come parte di quel pubblico-popolo accorso alla conferenza tra il comico e il paradossale del dottor Storchi. L’effetto che si è creato è stato davvero incredibile. Infatti mentre il pubblico vero faceva applausi a scena aperta alle battute di Tognazzi (sul valore e l’antichità della democrazia, che è diversa dal governo della maggioranza, non sempre ottenuta col consenso dei sottoposti, come nel caso del potere di Hitler o di Mao Tse-Tung), quest’ultimo nelle vesti di dottor Storchi, in contrappunto, tentava di convince il “suo” pubblico, cioè il popolo della sua città, della verità e bontà delle sue parole e dialogava con esso e con gli altri relatori, finendo per essere chiamato “nemico del popolo” da quella gente che tentava di tutelare, dal sindaco e dalla stampa. Nel complesso, la pièce, strutturalmente complessa, è stata interessante e godibile. Visto il 24/02/2012 a L'Aquila (AQ) Teatro: TSA Stabile d'Abruzzo La recensione di Laura Da Prato
Ibsen oggi e i nemici del popolo. Ci sono temi che tornano ciclicamente nella (nostra e altrui) Storia e che hanno la forza dirompente di una cascata, di un fiume in piena che rompe gli argini e ci fa pensare alla calamità e all'emergenza della nostra situazione. Che poi altro non è che uno stato perenne di emergenza, quella che riguarda lo scarto e il conseguente scontro tra la libertà e il diritto individuale e quelli della collettività, argomento dibattuto da secoli da drammaturghi e scrittori europei e d'oltreoceano. Come lo stesso Ibsen, autore di quel teatro sociale che denuncia le storture della contemporaneità a partire dai Pilastri della Società e ideatore della dramaturgia moderna, con la quale affronta temi trasversali, applicabili al suo paese ( la fredda e combattiva Norvegia) così come al nostro che di libertà di stampa, di espressione e di cosiddetti Nemici Del Popolo ne ha visti non pochi. Il testo, di oltre 120 anni fa, risulta attualissimo nell'adattamento di Edoardo Erba, che prende spunto principalmente dalla versione cinematografica di Arthur Miller, la quale aveva trasportato i problemi ottocenteschi relativi all'inquinamento delle terme e delle coscienze cittadine agli anni squisitamente americani del maccartismo e della caccia alle streghe. Nello spettacolo di Pugliese siamo negli anni'70 in Italia, prima del periodo nero degli anni di piombo, e Gian Marco Tognazzi è il medico ideatore delle terme inquinate, che si scontra inevitabilmente con l'(a)moralità delle istituzioni locali, in questo caso con un forte, fortissimo conflitto di interessi trattandosi del primo cittadino che altro non è che suo fratello ( Armando Bruno) e non solo; in un periodo altamente politicizzato ed impegnato, anche la maggioranza e gli esponenti della sinistra "rivoluzionaria" finiscono per scendere a delicati compromessi per non perdere il proprio status ( o il proprio lavoro) e voltano le spalle ad un'idea e ad una battaglia giusta e giustizialista che inizialmente condividono. Il bene collettivo si scontra con quello personale, con l'egoismo e l'opportunismo che abitano il popolo, si affaccia lo spettro della poca, reale, libertà di stampa e viene rimarcato fortemente il ruolo della politica nella vita quotidiana dei cittadini e l'influenza che questa esercita, appunto, sulle loro coscienze. Nel personaggio interpretato da Gian Marco Tognazzi è molto chiara la trasparenza e anche l'atipicità del suo essere un uomo e un professionista "impegnato" : Stockman è veramente intenzionato a far valere i propri diritti e conseguire il bene della collettività e della sua "creatura", quelle terme concepite per curare i malati che, al contrario, stanno procurando problemi alla salute. Il risultato di anni di lavoro rischia, ma in questo caso deve, cessare di esistere, se non sarà possibile porre rimedio al problema. Tognazzi nei panni di Stockman è un combattivo, o forse un combattente, fin dai primi ingressi in scena, che lentamente sviluppano il suo carattere di indipendenza e alto valore morale. Contrapposto a Stockman il punto di vista, meramente egoistico e venale, del Sindaco, il fratello amato/odiato e temuto da tutti, che riesce ad influenzare gli umori della città e punta a distruggere e trasformare il protagonista in un Nemico, anzichè sostenitore, del popolo. Un cattivo con la C maiuscola, un diavolo tentatore che fa presa sui problemi e sulle debolezze dei propri cittadini, interpretato da un Armando Bruno ( per la quinta volta in coppia con Tognazzi) in splendida forma, crudele, cinico, a tratti spaventoso. Tutto intorno parenti, amici e colleghi che si ritrovano impotenti di fronte alla negatività della situazione; se c'è una speranza, seppur debole, di far tornare il popolo al centro del "potere" e liberare l'opinione pubblica dalle costrizioni politiche, quella risiede nella forza della comunicazione, della cultura e della diffusione di un libero pensiero. Per questo Stockman decide di affidare il proprio messaggio alla Radio, per arrivare direttamente ( se vorranno ascoltare, oppure cambieranno stazione) agli ascoltatori. Unica pecca della mise en scène è la struttura della casa del protagonista e degli interni, inframezzati da pareti di vetro che, per ovvi motivi, richiedono un'amplificazione panoramica e spezzano i dialoghi che si svolgono negli ambienti esterni, allontanandosi dalla dimensione puramente teatrale. Lo spettacolo di Pugliese è un'opera complessa e richiede una grande partecipazione da parte dal pubblico, e sicuramente qualsiasi spettatore potrà trovare dei punti in comune con la situazione italiana attuale, riflettendo, durante e dopo la visione, di argomenti che sempre più, ultimamente, stiamo trovando negli spettacoli teatrali italiani. Forse un nuovo periodo dell'impegno è arrivato. Visto il 27/01/2012 a Lucca (LU) Teatro: del Giglio SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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