CYRANO DE BERGERAC
LO SPETTACOLO
Autore: Edmond Rostand Date repliche a cura di
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TSA STABILE D ABRUZZO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Riccardo Limongi
Cyrano? C'est moi... "...godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura...
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna [...]
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
...dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto _____________________________________ Mi farò accompagnare dalle parole non di Rostand, bensì di Francesco Guccini, che seppe mirabilmente descriverne gesta particolari con immensa sensibilità, e che in modo particolare in questa rappresentazione converrà dunque ricercare. Scegliendo Preziosi questo soggetto, di certo sapeva che sarebbe stato alquanto difficile evitare l'idea del belloccio (famoso in quanto tale) che gioca a fare il brutto come per sfidare i commenti e spiazzare quel senso di attesa per l'immagine classica del Cyrano; però non ci ha nemmeno provato, anzi, l'ha sostituita con la sua, ed ha perfino concepito una vera e propria sfida che potrebbe definirsi tecnicamente scandalosa, quale è la scelta di eliminare l'unica icona presente nella memoria di chiunque, ed anche la stessa ragione dell'esistenza dello scritto di Rostand: il naso.
Un naso che deformando le fattezze e l'estetica del volto, trasforma il protagonista nell'emblema del rifiuto di sé stessi, e che poi psicanaliticamente arriva a descriverci con grandi e sorprendenti tratti il senso dell'essere inadeguati. Ebbene, la sua regia semplicemente lo elimina, cancella il tratto essenziale, come se apparisse Cappuccetto rosso senza cappuccio, la Gioconda senza il sorriso, Icaro senza ali. La risposta, probabilmente, potrebbe essere che si è voluto mettere lo spettatore davanti alle difficoltà che potrebbero appartenere ad ognuno di noi e dunque non identificabili da un naso-totem (risposta della regia?), oppure che si è cercato di scambiare i ruoli dell'attenzione (risposta del vostro osservatore), ovvero un classico dello sfruttamento d'immagine.
Il sognatore, il trasvolatore Cyrano dunque veleggia a metà fra il dover essere eroe per propria vocazione, o per altrui neghittosità, e rimane sempre strettamente legato soprattutto al suo lato di assaggio secentesco di scetticismo erudito, incline al razionalismo, libertino, individualista ed istintuale: irrisione della religione, dello Stato, della famiglia, aggrappato ad una scienza che apre gli occhi alle prime vertigini dell'infinito. Il ritmo, il senso di una produzione importante, costumi di un certo impatto favoriscono il sole degli elementi entusiastici di cui sopra, piuttosto che la luna che coprirebbe d'argento il lato romantico e sofferente del percorso imperfetto del suo animo, e che forse però avrebbe avvicinato di più Cyrano al suo pubblico, piuttosto che non il contrario della scelta della eliminazione del suo naso. Insomma, molto più il vero Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac, che non il Cyrano de Bergerac di Rostand. L'infelicità della storia d'amore viene lasciata troppo a lato, e schiacciate dalla presenza ingombrante del Guascone esplosivo sono la pena ed i mille risvolti interiori che potevano approfondirsi, così come probabilmente anche quella centralità del dubbio che l'uomo d'arme Cyrano (il vero) ardiva presentare ai suoi contemporanei, come accade ad esempio quando prevale l'aspetto farsesco anche nella scena della fiabesca invenzione adottata strategicamente per fermare Antonio de Guiche, quella che tanto ricorda "L'altro mondo, ovvero Gli stati e gli imperi della luna e del sole", l'opera dello stesso (vero) Cyrano.
Resta il senso di una bella produzione, con una precisione scenica di movimenti di cui si deve rendere omaggio a Nikolaj Karpov, e la preparazione complessiva dei giovani dell'Academy diretta da Preziosi. Visto il 17/04/2012 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Wanda Castelnuovo
Cyrano de Bergerac
Un grande classico uscito nel 1897 dalla penna di Edmond Rostand (1868-1918) che in tale modo cerca di esorcizzare la propria depressione e ottiene inaspettatamente consenso e fortuna straordinari da parte di un pubblico, a cavallo tra due secoli, meravigliato da novità quali la fotografia, scombussolato da fermenti di antisemitismo e consolato dalla romantica epopea ambientata in pieno ‘600. Visto il 08/03/2012 a Milano (MI) Teatro: Nuovo La recensione di Federica Sustersic
Cyrano: l'opera che ora come allora ci tocca
Edmond Rostand, ispirandosi alla vita del pensatore, scrittore e uomo d’arme seicentesco Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac, compose nel 1897 il suo capolavoro teatrale raccontando la vita dell’enigmatica e affascinante figura di Cyrano capace di affrontare cento avversari armati, di sfidare il potere e la sua vile retorica, di disprezzare parimenti i materialisti, i bigotti e gli adulatori, ma che si rivela in fin dei conti incapace di guardare “aldilà del proprio naso” e di dichiarare alla bella Rossana il suo amore. Uomo libero nella parola e nelle azioni, cadetto di Guascogna sagace e impavido, Cyrano è paradossalmente incatenato da uno sciocco complesso dovuto ad un naso troppo grande. Anno dopo anno, egli continua ad amare devotamente, intensamente ed a tacere. Continua a donare gratuitamente la propria anima appassionata senza riceverne il tanto bramato amore. Senza ottenere mai la benedizione d’un bacio. Una lunga tortura che ci stringe il cuore, che ci fa, anzi, adirare: è infatti lo stesso protagonista a condannare il suo inconfessato amore, è la sua paura che gli preclude un godimento puro e vero. Splendido intreccio di una sconcertante esuberanza e di una malinconica timidezza, eroe fragile destinato dalle sue stesse insicurezze alla sconfitta, Cyrano continua ad affascinare le platee quando, periodicamente, gli artisti più diversi gli danno vita. Visto il 22/02/2012 a Mestre (VE) Teatro: Toniolo La recensione di Sara Angrisani
"Cyrano è un perdente"
Alessandro Preziosi, insieme agli studenti della Link Accademy di cui è il direttore artistico, con quest’opera si propone al pubblico come regista e dà la sua rilettura del personaggio di Cyrano De Bergerac.
Visto il 26/01/2012 a Salerno (SA) Teatro: Verdi La recensione di Neliana Pansitta
La celebre commedia teatrale in cinque atti, pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand e ispirata alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac ebbe, già dalla prima rappresentazione, un eccezionale trionfo di pubblico e critica che salutò questo dramma post-romantico come una vera e propria summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane.
Si apre il sipario su una serata teatrale all’hotel de Bourgogne per la recita di una favola pastorale del celebre attore Montfleury. In un bellissimo spaccato di “teatro nel teatro” la folla di nobili e borghesi gremisce la sala, Cristiano di Neuvillette è già in scena e a guardarlo dal palco lei, Maddalena Robin, detta Rossana. Visto il 21/01/2012 a Bari (BA) Teatro: Team SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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