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CYRANO DE BERGERAC
Cyrano de Bergerac

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Ieri sera, al Teatro Nuovo di Milano, ho visto questo 'Cyrano' con Alessandro Preziosi e i suoi ragazzi. Bravissimi tutti. La scena della lotta ...

Ieri sera, al Teatro Nuovo di Milano, ho visto questo 'Cyrano' con Alessandro Preziosi e i suoi ragazzi. Bravissimi tutti. La scena della lotta ...

Ieri sera, al Teatro Nuovo di Milano, ho visto questo 'Cyrano' con Alessandro Preziosi e i suoi ragazzi. Bravissimi tutti. La scena della lotta ...

Ieri sera, al Teatro Nuovo di Milano, ho visto questo 'Cyrano' con Alessandro Preziosi e i suoi ragazzi. Bravissimi tutti. La scena della lotta ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Edmond Rostand
Regia: Alessandro Preziosi
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Khora.teatro/Teatro Stabile d'Abruzzo
Cast: Alessandro Preziosi, con Valentina Cenni, Emiliano Masala, Benjamin Stender

Date repliche a cura di
ufficiostampa linkacademy
Scheda spettacolo a cura di
ufficiostampa linkacademy

LA LOCATION

TSA STABILE D ABRUZZO
Palazzo S. Teresa, Via Roma 54 - L Aquila (AQ)
Tel: 0862 413200/62946


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

Cyrano? C'est moi...

"...godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura...

Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna [...]
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato [...]
...si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore [...]
...ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste […]

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, l'avete già tradito,
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti [...]

...dev'esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole [...]
...perché oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo... Cirano
"

_____________________________________

Mi farò accompagnare dalle parole non di Rostand, bensì di Francesco Guccini, che seppe mirabilmente descriverne gesta particolari con immensa sensibilità, e che in modo particolare in questa rappresentazione converrà dunque ricercare.

Scegliendo Preziosi questo soggetto, di certo sapeva che sarebbe stato alquanto difficile evitare l'idea del belloccio (famoso in quanto tale) che gioca a fare il brutto come per sfidare i commenti e spiazzare quel senso di attesa per l'immagine classica del Cyrano; però non ci ha nemmeno provato, anzi, l'ha sostituita con la sua, ed ha perfino concepito una vera e propria sfida che potrebbe definirsi tecnicamente scandalosa, quale è la scelta di eliminare l'unica icona presente nella memoria di chiunque, ed anche la stessa ragione dell'esistenza dello scritto di Rostand: il naso.

Un naso che deformando le fattezze e l'estetica del volto, trasforma il protagonista nell'emblema del rifiuto di sé stessi, e che poi psicanaliticamente arriva a descriverci con grandi e sorprendenti tratti il senso dell'essere inadeguati. Ebbene, la sua regia semplicemente lo elimina, cancella il tratto essenziale, come se apparisse Cappuccetto rosso senza cappuccio, la Gioconda senza il sorriso, Icaro senza ali.
Perché, dunque, farci guardare ed anzi scrutare sul suo viso alla ricerca di quale tipo di deformità abbia escogitato, dal momento che a prima vista non appare, per poi farci accorgere che no, in effetti non c'è proprio nulla, manca e basta? Non c'è dubbio che sia un movimento voluto, quello creato da questa mancanza, un'attenzione che prima deve alzarsi, poi rimanere sospesa, poi cadere in qualcos'altro; c'è da chiedersi dunque in cosa.

La risposta, probabilmente, potrebbe essere che si è voluto mettere lo spettatore davanti alle difficoltà che potrebbero appartenere ad ognuno di noi e dunque non identificabili da un naso-totem (risposta della regia?), oppure che si è cercato di scambiare i ruoli dell'attenzione (risposta del vostro osservatore), ovvero un classico dello sfruttamento d'immagine.

Il sognatore, il trasvolatore Cyrano dunque veleggia a metà fra il dover essere eroe per propria vocazione, o per altrui neghittosità, e rimane sempre strettamente legato soprattutto al suo lato di assaggio secentesco di scetticismo erudito, incline al razionalismo, libertino, individualista ed istintuale: irrisione della religione, dello Stato, della famiglia, aggrappato ad una scienza che apre gli occhi alle prime vertigini dell'infinito.
Mentre Cristiano de Neuvillette, il vero Bello da contrapporre a sé, viene affidato ad un attore danese, Benjamin Stender, la cui evidente lingua madre straniera aumenta l'algido confronto ideale (oltre che ad accentuare la tendenza al voler apparire realmente idiota), ma anche la lontananza dei ruoli, con l'insospettabile profondità emotiva che traspare solo alla fine, nel suo desiderio di essere (anch'egli) amato per ciò che è e non per ciò che l'arte del complice Guascone lo fa diventare agli occhi di una Rossana più furba che romantica.

Il ritmo, il senso di una produzione importante, costumi di un certo impatto favoriscono il sole degli elementi entusiastici di cui sopra, piuttosto che la luna che coprirebbe d'argento il lato romantico e sofferente del percorso imperfetto del suo animo, e che forse però avrebbe avvicinato di più Cyrano al suo pubblico, piuttosto che non il contrario della scelta della eliminazione del suo naso.

Insomma, molto più il vero Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac, che non il Cyrano de Bergerac di Rostand.

L'infelicità della storia d'amore viene lasciata troppo a lato, e schiacciate dalla presenza ingombrante del Guascone esplosivo sono la pena ed i mille risvolti interiori che potevano approfondirsi, così come probabilmente anche quella centralità del dubbio che l'uomo d'arme Cyrano (il vero) ardiva presentare ai suoi contemporanei, come accade ad esempio quando prevale l'aspetto farsesco anche nella scena della fiabesca invenzione adottata strategicamente per fermare Antonio de Guiche, quella che tanto ricorda "L'altro mondo, ovvero Gli stati e gli imperi della luna e del sole", l'opera dello stesso (vero) Cyrano.

Resta il senso di una bella produzione, con una precisione scenica di movimenti di cui si deve rendere omaggio a Nikolaj Karpov, e la preparazione complessiva dei giovani dell'Academy diretta da Preziosi.
Ma resta, soprattutto, il dubbio di aver visto non Cyrano, ma un prototipo del cadetto di Guascogna di marca Cyrano, quell'incrocio appunto fra il Gatto con gli stivali, Mangiafuoco e Jim Carrey... ecco, l'impressione definitiva rimane quella di un'anteprima del futuro, ovvero, di come Preziosi stia studiando da Mattatore.

Visto il 17/04/2012 a Napoli (NA) Teatro: Bellini

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi


La recensione di Wanda Castelnuovo

Cyrano de Bergerac

Un grande classico uscito nel 1897 dalla penna di Edmond Rostand (1868-1918) che in tale modo cerca di esorcizzare la propria depressione e ottiene inaspettatamente consenso e fortuna straordinari da parte di un pubblico, a cavallo tra due secoli, meravigliato da novità quali la fotografia, scombussolato da fermenti di antisemitismo e consolato dalla romantica epopea ambientata in pieno ‘600.
Un’opera in cinque atti molto articolata per numero di personaggi, sfarzo dei costumi e complessità delle scenografie e degli eventi descritti (tra cui una battaglia) con il fine di raccontare - ispirandosi al poeta-soldato Savinien Cyrano de Bergerac, cadetto di Guascogna ed estroso scrittore secentesco - in versi le gesta di Cyrano, eroe brutto nel fisico per via di un prominente naso e dal carattere spigoloso, ma abile poeta e spadaccino valentissimo capace di ferire con lingua e arma chi osa provocarlo.
Punto dolente la cugina Rossana che egli ama profondamente non riamato: eccolo dunque costretto a difendere il cadetto - di cui la donna si è invaghita - sostituendosi a lui nel comporre versi amorosi a lei rivolti e trovando consolazione nel poterle esprimere con assoluta libertà i suoi sentimenti profondamente teneri e appassionati.
Trama che ha sedotto grandi dello spettacolo e del cinema con successi straordinari che oggi continuano fino alle ovazioni a fine recita per l’eccezionale interpretazione di Alessandro Preziosi che debutta come registra con risultati stupefacenti di omogeneità, armonia e ritmo vivace.
La riduzione di una parte dei versi in agevole prosa rende gradevolmente piacevole e avvincente l’ascolto e bisogna dire che la recitazione di Preziosi è talmente entusiasta e convincente che la parola finisce con il prevalere distaccandosi dal fisico non di rara bruttezza come quello del nostro eroe di cui sublima la figura.
Validissima anche Valentina Cenni che oltre alla bellezza unisce ottime qualità interpretative offrendo un quadro eccezionale di Rossana, perno della storia e capace di trasformare un orgoglioso soldato in un tenero ed eroico innamorato: ‘coraggioso’ eroe controcorrente, ma ‘non così coraggioso’ da accettarsi e credersi degno e libero di amare.
Perfettamente riusciti ed equilibrati anche gli altri personaggi - molti interpretati da giovani e preparati attori - che insieme a scenografie efficaci, costumi vivaci e luci sapientemente dosate rendono una calda e vibrante esperienza assistere alla pièce.

Visto il 08/03/2012 a Milano (MI) Teatro: Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Federica Sustersic

Cyrano: l'opera che ora come allora ci tocca

Edmond Rostand, ispirandosi alla vita del pensatore, scrittore e uomo d’arme seicentesco Hercule Savinien de Cyrano de Bergerac,  compose nel 1897 il suo capolavoro teatrale raccontando la vita dell’enigmatica e affascinante figura di Cyrano capace di affrontare cento avversari armati, di sfidare il potere e la sua vile retorica, di disprezzare parimenti i materialisti, i bigotti e gli adulatori, ma che si rivela in fin dei conti incapace di guardare “aldilà del proprio naso” e di dichiarare alla bella Rossana il suo amore. Uomo libero nella parola e nelle azioni, cadetto di Guascogna sagace e impavido, Cyrano è paradossalmente incatenato da uno sciocco complesso dovuto ad un naso troppo grande. Anno dopo anno, egli continua ad amare devotamente, intensamente ed a tacere. Continua a donare gratuitamente la propria anima appassionata senza riceverne il tanto bramato amore. Senza ottenere mai la benedizione d’un bacio. Una lunga tortura che ci stringe il cuore, che ci fa, anzi, adirare: è infatti lo stesso protagonista a condannare il suo inconfessato amore, è la sua paura che gli preclude un godimento puro e vero. Splendido intreccio di una sconcertante esuberanza e di una malinconica timidezza, eroe fragile destinato dalle sue stesse insicurezze alla sconfitta, Cyrano continua ad affascinare le platee quando, periodicamente, gli artisti più diversi gli danno vita.
E’ originale la scelta registica di Alessandro Preziosi che sceglie di trasporre in una dimensione quasi esclusivamente solare la profonda essenza libertaria e romantica del testo di Rostand. La sua regia, infatti, preferisce soffermarsi sull’esuberanza e la fertile fantasia del personaggio. In un carnascialesco e rocambolesco susseguirsi di provocazioni, scherzi, geniali trovate l’opera prende le caratteristiche d’una dinamica e arguta epica popolare. Questo esplosivo racconto, tessuto dall’energica recitazione dei giovani attori, viene tenuto insieme dalla carismatica presenza dello stesso Preziosi che, nei panni del guascone ribelle, dà voce e corpo ad un personaggio che pur apparendo come una forza della natura, nasconde in sé una dolcezza ed un’ingenuità sorprendenti. Si intuisce, certo, il dramma del sofferente giocoliere delle parole, dell’esilarante duellante dalle mille risorse, ma si ha la sensazione tuttavia- è necessario ammetterlo- che la comicità, invece di sfumare il dramma nella leggerezza, lo soffochi. I colori, i canti, le allegre risate incuriosiscono e sorprendono lo spettatore, ma la dirompente vivacità, pur poetica, tiene  forse eccessivamente sopita la sua commozione per questa grande e infelice storia d’amore. L’opera di Rostand canta dunque con ironia e dolcezza le grandezze e le imperfezioni dell’essere umano, la sua immensa libertà e le sue catene, troppo spesso autoimposte. Nei suoi versi racchiude il grido di libertà di Cyrano, il suo canto d’amore, la sottile provocazione intellettuale di Rostand stesso. Lo spettacolo, in conclusione, risulta essere una coraggiosa interpretazione del testo,  efficace e capace di catturare l’attenzione del pubblico. Straordinaria la pirotecnica prova attoriale di Preziosi. Promossi a pieni voti gli allievi della Link Academy che hanno appena concluso il loro ciclo triennale di studi nella scuola diretta dallo stesso Preziosi e lo affiancano qui con maturità e buona presenza scenica.
 

Visto il 22/02/2012 a Mestre (VE) Teatro: Toniolo

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Voto: Voto del Redattore: Federica Sustersic


La recensione di Sara Angrisani

"Cyrano è un perdente"

Alessandro Preziosi, insieme agli studenti della Link Accademy di cui è il direttore artistico, con quest’opera si propone al pubblico come regista e dà la sua rilettura del personaggio di Cyrano De Bergerac.
La trama racconta di Cyrano, cadetto di Guascogna, che essendo afflitto da un naso mostruoso non ha il coraggio di confessare il suo amore alla cugina Rossana. Costei, ignara dei sentimenti dell’uomo, lo prega di prendere sotto la sua protezione Cristiano, del quale è innamorata. Poiché questi non riesce ad esprimere in belle frasi il suo sentimento, Cyrano gliele suggerisce e fa in modo che il giovane possa sposare Rossana a dispetto del Conte De Guiche, anch’egli innamorato della donna. Questi, adirato, trasferisce subito i due cadetti al fronte per combattere. Da qui il poeta spadaccino, a nome di Cristiano, scrive numerose lettere d’appassionata poesia per Rossana, mantenendo per sé questo segreto anche quando il giovane muore. Solo al termine della propria vita Cyrano confesserà il suo sentimento. Ma, quando lei lo ricambierà, sarà troppo tardi.
La scena iniziale ha un taglio volutamente cinematografico, che vuole evidenziare la minaccia anticipata di Cyrano a Montfleury perché il cantante ha osato posare lo sguardo su Rossana.
Nella scenografia, un' ombra che fagocita un’altra ombra pone l’accento anche sulla parte ferocemente masochista di Cyrano, quella cioè che lo porta a decidere di decantare con versi appassionati il suo amore per la cugina a nome di Cristiano.
In questa messa in scena c’è l’aspetto circense che divora quello drammatico, scelta registica originale.
A stupire è l’assenza del vero protagonista: il naso. Decisione felicemente egocentrica di Preziosi, che grazie a questo espediente è costretto ad interpretare il disagio fisico e a sviluppare sulla scena il tema universale del consenso.
Emblematica la battuta di Cristiano, che prima di morire afferma “Io voglio essere amato per ciò che sono”.  È questo un altro tema centrale: quello della coscienza di se stessi: solo se si riesce a capire chi si è, si può essere amati.
“Cyrano è un perdente”. È con questa frase che il regista- attore riassume la sua visione dell’opera. Un uomo talmente coraggioso da sfidare cento uomini a duello ma che non osa andare al di là delle apparenze e dei complessi, precludendo così a se stesso la possibilità di essere felice.
Il Cyrano di Preziosi riesce ad essere allo stesso tempo drammatico e leggero. Un personaggio brutto interpretato da un attore bello: si gioca soprattutto su questa contrapposizione. Tradire l’opera di Edmond Rostand pur restando fedeli al suo spirito è stato l’intento di un attore che ha voluto vestire i panni di regista e così confessa i suoi scopi:  “Volevo confrontarmi con visioni e suggestioni che da sempre hanno accompagnato il mio ruolo di spettatore, mettere a frutto le mie esperienze visive e confrontarmi con quel meraviglioso bacino di storie ed esperienze qual è l’attore è stato molto stimolante”.

 

Visto il 26/01/2012 a Salerno (SA) Teatro: Verdi

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Voto: Voto del Redattore: Sara Angrisani


La recensione di Neliana Pansitta

La celebre commedia teatrale in cinque atti, pubblicata nel 1897 dal poeta drammatico francese Edmond Rostand  e ispirata alla figura storica di Savinien Cyrano de Bergerac ebbe, già dalla prima rappresentazione, un eccezionale trionfo di pubblico e critica che salutò questo dramma post-romantico come una vera e propria summa delle potenzialità espressive nella sfera dei sentimenti e delle passioni umane.
Cyrano torna sulle scene nell’opera diretta e interpretata da Alessandro Preziosi in collaborazione con Aldo Allegrini , Tommaso Mattei e Nicolaj Karpov per i movimenti scenici.
La storia dello sfortunato amante abile con la spada e con le parole, ma destinato a rimanere nell’ombra per il suo naso mostruoso, continua ad affascinare, dopo secoli dal successo dell’opera. Una storia che fa sognare e sperare, che illude e disillude, che inizia con l’amore e si conclude sull’orlo di una confessione troppo tarda per un lieto fine.
Cyrano, incapace di confessare il suo amore alla cugina Rossana, si ritrova a far da protettore a Cristiano, di cui lei è innamorata. L’unico modo che gli resta per dare sfogo al suo amore è esprimerlo attraverso Cristiano che a sua volta non ha le doti adatte per parlare d’amore come Rossana vorrebbe da lui. “Tu la bellezza mia, il tuo cuore io sarò” dice Cyrano a Cristiano e da lì si ritrovano in un turbine di lettere d’amore, parole dette, non dette, suggerite al chiaro di luna fino alle nozze dei due amanti, favorite nuovamente da Cyrano a dispetto del nobile De Guiche, innamorato anch’egli di Rossana, che manda i due giovani al fronte dove Cristiano muore lasciando l’amata nella disperazione.
Solo alla fine della propria vita, Cyrano confessa a Rossana il suo amore e la vera identità dell’uomo che lei aveva amato fino ad allora.

Si apre il sipario su una serata teatrale all’hotel de Bourgogne per la recita di una favola pastorale del celebre attore Montfleury.  In un bellissimo spaccato di “teatro nel teatro” la folla di nobili e borghesi gremisce la sala, Cristiano di Neuvillette è già in scena e a guardarlo dal palco lei, Maddalena Robin, detta Rossana.
C’è l’ardimentoso pasticcere-poeta Ragueneau, c’è l’impavido amico di Cyrano, Le Bret, e c’è naturalmente Cyrano che fa il suo ingresso trionfale con l’irresistibile spavalderia che lo caratterizza.
La scena scura, punteggiata di luci calde è semplice ma funzionale. Al centro del palcoscenico una struttura a più piani con una rampa di scale sul lato sinistro costituisce la scenografia fissa ma mutevole di tutto lo spettacolo. Teatro, bottega del pasticcere, campo di battaglia e infine convento, la scena fissa fa da sfondo alla vicenda trasformandosi all’occorrenza grazie ad un sistema di tende e al disegno luci, parte integrante delle scenografia.
Un insolito Alessandro Preziosi veste i panni di Cyrano costruendo un personaggio brillante, scanzonato, assolutamente sopra le righe. Piccoli accorgimenti, modifiche del regista nei punti giusti  alleggeriscono l’opera rendendola piacevole, ironica e moderna pur lasciandola fedele e rispettosa del testo originale.
In uno scambio serrato di battute che spesso rimano tra loro si consuma il primo atto della commedia, divisa in due atti in questa versione, con l’amore muto di Cristiano e quello eloquente di Cyrano, condannato all’oblio.
Un meraviglioso momento di teatro è la scena del balcone, la trovata drammaturgica più suggestiva dell’intera opera. In questa scena a tre Cyrano e Cristiano si alternano, si scambiano, si sdoppiano per diventare una persona sola fino al climax della definizione del bacio nelle sue otto varianti. “ Il bacio è un punto rosa sulla i di amore mio” recita Preziosi portando all’estremo la musicalità delle parole che pervade tutta l’opera.
Nel secondo atto, che comincia sul campo di battaglia l’opera si conclude con un ritmo serrato e incalzante: la morte di Cristiano, la disperazione di Rossana che si rinchiude in convento e infine la confessione di Cyrano che solo in punto di morte rivela alla cugina il suo amore.
Al tramonto dell’eroe, tra soprassalti di fantasie lunari e  apparizioni moralistico-allegoriche si conclude con grande dignità e con il consueto orgoglio la vita di Cyrano e la commedia, tra gli applausi di un pubblico entusiasta.

Visto il 21/01/2012 a Bari (BA) Teatro: Team

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Voto: Voto del Redattore: Neliana Pansitta

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