CARTOLINE DA NAPOLI
LO SPETTACOLO
Autore: Marino Gennarelli Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diGianmarco Cesario Gianmarco Cesario LA LOCATION
TROISI LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Alessia Coppola
La Napoli di ieri, quella dai toni in bianco e nero, è rivista e vissuta attraverso “cartoline animate” che riportano ai giorni nostri i sentimenti e le sofferenze di una città che ha dovuto fare i conti con i diversi mutamenti sociali e culturali avvenuti in oltre 100 anni di storia. Così si presenta “Cartoline da Napoli”, il testo scritto e diretto da MARINO GENNARELLI.
L’idea è di ripercorrere la storia di Napoli attraverso le cartoline che, dai primi del ‘900, s’inviavano a parenti ed amici lontani per far apprezzare la bellezza di Napoli attraverso i suoi paesaggi.
La scena ha come sfondo tante cartoline in bianco e nero degli angoli più rappresentativi della città, al cui centro ritroviamo un maxi-schermo su cui sono proiettate immagini antiche e “cartoline virtuali” della Napoli che fu e che portiamo nel cuore con un po’ di amarezza.
In un angolo ritroviamo il tipico “teatrino delle marionette”, dove la fa da padrone l’intramontabile Pulcinella. Da qui inizia il percorso della storia di Napoli, attraverso versi in rima e battute di spirito che solo Pulcinella, la Maschera emblema di Napoli, sa mettere in scena.
Si torna indietro con gli anni, a quando i vicoli di Napoli erano animati dalle voci dei caratteristici venditori ambulanti. Ritroviamo, così, “l’acquaiola” di Mergellina; il venditore di “brodo di polpo” e il venditore di “spingole francesi”(…le spille da balia).
E ancora…Napoli si rianima attraverso la “posteggia”, in cui emergenti cantanti napoletani (e non solo!), per sbarcare il lunario, allietavano le cene dei “signori” nei ristoranti di lusso, inscenando pezzi del repertorio napoletano; attraverso le canzoni dell’epoca, interpretate magistralmente; attraverso la “macchietta napoletana”, messa in vita dalla maestria e dall’esperienza di Luciano Salvetti; e attraverso la musica coinvolgente e caratteristica della “tarantella”, ballata con abiti tipici in occasione di feste di piazza e patronali.
Non poteva mancare il ricordo ai tanti emigranti partiti da Napoli per raggiungere la lontana America e tentare di fare fortuna, portando nel cuore la pena di allontanarsi dalla propria amata città e di lasciare gli affetti. Non poteva mancare neanche il ricordo ai durissimi anni della guerra che ha inflitto, ad una città già disastrata da tanti problemi, ulteriore miseria e disperazione. Le immagini dell’epoca, con quartieri distrutti e famiglie divise dalla morte, sono proiettate sul maxi-schermo e commuove il ricordo di quanti hanno sofferto e patito quella terribile esperienza.
L’unica stonatura a tanta perfezione nel ripercorrere la storia di Napoli è rappresentata dal ricordo di Masaniello e della sua tragica morte, fuori contesto sia cronologicamente sia testualmente ed espresso, per giunta, in un modo un pò troppo grossolano.
Lo spettacolo si rivela completo, fatto non solo di immagini d’epoca, ma di musiche e testi che caratterizzano la storia e l’anima di Napoli da sempre, inscenate in modo singolare dai musicisti dell’orchestra diretta dal maestro Salvatore Cardone.
Singolari sono le interpretazioni di Vincenzo Merolla, la cui arte teatrale si manifesta nella sua interezza, e di Alessandra Iorio, che ha saputo emozionare l’intera platea con l’estensione e la potenza vocale (forse ereditate dalla sorella, la grande interprete della canzone napoletana, Valentina Stella!) e con la naturalezza mostrata nel far rivivere il profumo e i colori di Napoli (naturalezza dovuta, forse, agli insegnamenti del padre, il noto Ernesto Iorio, famoso per la “posteggia”).
Non dimentichiamo gli altri interpreti, tra cui Luciano Salvetti, tutti animati dall’amore per Napoli e dalle forti emozioni che la sua storia trasmette, e i ballerini, che hanno saputo impreziosire la scena con eleganza.
Lo spettacolo si conclude con un messaggio che fa riflettere, per ricordare che Napoli non è soltanto “sole, mare e tarantella” ma è anche animata da problematiche radicate nel tessuto sociale.
Ma alla fine, per sdrammatizzare, si torna a cantare!
Napoli, Teatro Troisi, 25 febbraio 2007
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