AHIMSA
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 4
LO SPETTACOLO
Autore: Leonardo Pietrafesa Descrizione
Lo spettacolo rievoca una pagina di storia tanto drammatica quanto straordinaria, la storia di un popolo e del suo dolore, racconta la guerra e la pace in India e nel mondo, e lo fa tentando di lanciare un messaggio comprensibile da tutti, allo scopo di lasciare una testimonianza sincera della grandezza e dell’autenticità di Mohandas Gandhi. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diAbito in Scena Abito in Scena LA LOCATION
TORRE GUEVARA LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Anita Curci
Il termine sanscrito Ahimsa, che nel linguaggio italiano e nell’ambito di un più ampio discorso sui valori universali assume il significato di “non violenza”, è il titolo dello spettacolo elaborato dalla Compagnia “Abito in Scena” e rappresentato al Sancarluccio di Napoli. La parola Ahimsa si è ammantata d’un contenuto concettuale notevole sin dall’epoca della compilazione dei sacri testi indiani delle Upanishad, nelle quali è citata molti secoli prima della nascita della dottrina cristiana. Ahimsa ha accolto in sé tante accezioni moderne dopo l’introduzione del suo uso in occidente avvenuta per merito di Mohandas Gandhi (soprannominato Mahatma-grande anima), vero protagonista dello spettacolo al Sancarluccio. Le azioni di Gandhi, ispirate ad attività reazionarie e di protesta non violenta, resero pregio e forza alla sua resistenza politica e civile grazie a principi di verità, pace, amore, non violenza, che portarono nel 1947 l’India a riscattarsi dal colonialismo britannico e la condussero all’indipendenza. Egli così parlava: “Io mi considero un soldato, seppur un soldato della pace. Conosco il valore della disciplina e della verità. Vi chiedo di credermi quando dico che non ho mai asserito che le masse indiane, in caso di necessità, farebbero ricorso alla violenza”. Sul palco del Sancarluccio un manichino bianco fa da spettatore, da uditorio indifferente ad un susseguirsi di immagini e suoni che non possono non lasciare un’impronta indelebile nel cuore e nella mente. Una voce apre la scena, una voce senza volto, priva di corpo, eterea. Eppure si tratta di parole che pare di riconoscere: Martin Luther King, a quarant’anni dalla morte, ci parla di fratellanza, uguaglianza, giustizia. Dopo è un evolversi di azioni che ricordano la figura immortale di Gandhi come uomo carismatico e leggendario per la sua assidua difesa dei deboli e della dignità umana, tra dialoghi e proiezioni vivide di un’India sofferente e oppressa ma carica di risorse, pronta a risollevarsi. In tempi come questi, dominati da gelide ventate di disamore, iniquità, offese ai diritti civili, una discussione di tale spessore meritava risalto e attenzione. E’ per tale motivo che rivolgo un personale plauso agli attori Leonardo Pietrafesa, curatore anche della regia, Monica Palese, Luca Morelli, e al direttore di scena Giovanni Palese, i quali hanno dimostrato particolare talento nella scelta d'abbracciare tematiche che dovrebbero fare molto riflettere.
Napoli, teatro Sancarluccio, 4 aprile 2008
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