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ROMAN E IL SUO CUCCIOLO
Roman e il suo cucciolo

VOTO DEGLI UTENTI

Media voti: 5

I Commenti

I Commenti degli Utenti

Complimenti a Alessandro G. e a tutto il cast! Bravissimi, eccezionali, magnifica regia! Argomento forte ma rappresentato con stile e sapienza, ...

Ho visto lo spettacoloo venerdì 12 Marzo a Pistoia, è lo spettacolo più bello a cui ho assistito in anni di presenza a teatro. Gssman è veramente ...

poche volte ho assistito ad uno spettacolo teatrale così vicino alla cruda realtà. l'interpretazione di alessandro g.e di tutti gli altri è ...

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LO SPETTACOLO

Autore: Reinaldo Povod
Regia: Alessandro Gassman
Genere: drammatico
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile Abruzzo/Società per Attori
Cast: Alessandro Gassman, con Manrico Giammarota Sergio Meogrossi, Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Natalia Lungu

Descrizione
Dramma familiare e allo stesso tempo sociale, Roman e il suo cucciolo è uno sguardo neutrale e non ideologico sul presente: la presenza degli immigrati che ha cambiato la fisionomia delle città e le stesse relazioni interpersonali. L’impianto drammatico si sviluppa nel controverso rapporto tra un padre analfabeta e spacciatore ed il figlio, succube dell’autorità paterna, che però coltiva nascostamente, sia illusorie prospettive di vita, sia la progressiva dipendenza dall’eroina.
Personaggi di contorno definiscono una situazione parentale toccante e piena di incomprensioni, a tratti cruda e sconvolgente che culmina in un fatale, catartico epilogo.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

TONIOLO
p.zztta Battisti 3 - Mestre (VE)
Tel: 041 971666


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Cristina Poggi

La seconda proposta del cartellone “Grande Teatro” si è contornata di un’addizionale attesa rispetto al solito: in questo caso, la drammatizzazione di un tema sociale particolarmente attuale e spinoso coesiste con la scelta di un attore noto ed affascinante nel ruolo del protagonista.
Un accostamento che quasi stride alle orecchie e che possiamo pensare abbia generato due macroscopici sottogruppi di pubblico: una cospicua parte si sarà indubbiamente lasciata affascinare dalla presenza sul palco di Gassman, mentre altri avranno voluto prediligere la tematica socio-culturale contestualizzata nella nostra realtà odierna. Qualunque sia stata la spinta motivazionale, il debutto veronese di ieri sera è stato indiscutibilmente felice.

La scenografia è degna del miglior neorealismo cinematografico e l’utilizzo degli spazi scenici e delle tecniche audio-video rende accattivante la trasposizione teatrale di un testo “scomodo”. Verona, come la maggior parte delle città del Nord Italia, è una città ricca di immigrati, di culture eterogenee che convivono e spesso si incontrano-scontrano generando miscellanei prodotti di una non completa capacità di comprendere ciò che è “diverso”, inspiegabilmente impossibilitati a sospendere quel giudizio che troppo facilmente traduce le differenze in devianze e la necessità di un rispetto civile nell’obbligo di sudditanza ad uno standard convenzionale. “Roman e il suo cucciolo” è una straordinaria occasione per spostare l’attenzione di una fascia di popolazione “fortunata” su una realtà parallela sicuramente scomoda ma non meno reale.

Visto il 29/11/2011 a Verona (VR) Teatro: Nuovo

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Voto: Voto del Redattore: Cristina Poggi


La recensione di Mauro Guidi

Roman e il suo Cucciolo

“È un dramma familiare e al tempo stesso sociale, un attualissimo sguardo sul presente – dice Gassman - che è anche un preciso richiamo a uno dei fenomeni che negli ultimi tempi più ci coinvolgono: la presenza degli immigrati nella nostra vita, presenza che ha cambiato la fisionomia delle nostre città e il tessuto delle nostre relazioni. Uno sguardo neutrale, non ideologico, fuori dagli schemi del razzismo o della solidarietà di maniera. [...] "
Alessandro Gassman

Un'opera  attuale già nel 1986  quando fu portata in scena  al New York City's Public Theater  con il titolo Cuba and His Teddy Beat  . Ambientata nella comunità  metropolitana   dei latinos  con la magistrale interpretazione  di Robert De Niro nel ruolo di Cuba , dopo 25 anni  di nuovo  in teatro  voluta  dalla sensibilità  umana , politica e professionale di Alessandro Gassman  che  ha saputo  traghettare il testo di Reinaldo Povod , tradotto ed adattato da Edoardo Erba  , al di qua dell'oceano  e calarlo nella quotidiana realtà di emarginazione  della comuinità rumena  a Roma. Così  Cuba  prende i panni di Roman , come De Niro lascia il posto a Gassman,gli idiomi e la cultura latino americana  sono sostituiti dal mondo  della  comunità rumena che ha abbandonato il proprio paese per sfuggire  ad un  regime crudele  e ad una realtà di miseria e sottosviluppo.  L'attenta regia di Alessandro Gassman colloca  l'intera azione scenica  in un misero locale  ricostruito con le scene di Gianluca Amodio già molto esplicative  per la presenza di due livelli :  l'ambiente del piano terra dove si consuma   l'azione drammatica di Roman , padre padrone  di Cucciolo , spacciatore ,uomo violento , superstizioso  ed ignorante  e la cameretta  di Cucciolo collocata in alto  per sottolineare i sentimenti più elevati che albergano l'anima  del giovane rampollo ormai italianizzato.
Le musiche di Pivo& Aldo De Scalzi  insieme  al sound design di Massimiliano Tettoni e le installazioni di Marco Schiavoni   contribuiscono in maniera molto efficace a dare alle sequenze sceniche un ritmo  serrato e cinematografico , anche se  tecnicamente parlando lo spettatore ne paga alcune sgradevoli conseguenze visive . Alla fine dello spettacolo , quando viene sollevato l'impalpabile schermo sul quale vengono proiettate immagini  tutti abbiamno avuto  l'effetto " post operazione cateratta ". Una visione finalmente perfettamente a fuoco ! Vedere questo lavoro teatrale stasera , dopo  il telegiornale serale che ci ha riproposto  le drammatiche immagini  del mondo arabo in rivolta  che  cerca disperatamente di fuggire  in Italia e nel resto dell'Europa  per  trovare un minimo di serenità ,ci aiuta  a prendere coscienza  del problema conseguente alla   massiccia invasione  che sta colpendo  prima di tutto il nostro Paese .  L'impostazione  drammatica  e mistica di Alessandro Gassman  ridona umanità  alla violenza , tolleranza alle inevitabili limitazioni delle nostre personali libertà e toglie , per quanto è possibile , paure  per le forzate convivenze con pluralità etniche così lontane e diverse.
Gassman si conferma un grande del teatro ed un ottimo regista che ha saputo   sapientemente avvalersi della bravura  di compagni di scena  eccezionali .  Geco , il compagno fedelissimo di galera , pugliese che parla  con uno stupendo  accento italo-burino
è interpretato  ad arte da Manrico Gammatora  ; Cucciolo il figlio  ormai italianizzato  con aspirazioni di più alto livello non comprese e mal digerite dal padre padrone   è recitato  dal giovane Giovanni Anzaldo . Strabiliante l'interpretazione di   Sergio Meogrossi  che ha dato vita   al personaggio Che  , il tossico-poeta  che esercita un morboso fascino  su Cucciolo.
I fitti dialoghi , gridati , urlati  e graffiati con una mimica  esaustiva  ed onirica  hanno sottolineato quanto sia difficile sfuggire a un destino di emarginazione e liberarsi di un padre padrone  a suo modo  super affettuoso.  Il   colpo di pistola che mette fine alla vita di Roman e la discesa di Cucciolo nell'inferno dell'eroina  esprimono con tutta la sua drammaticità scenica  questa  impossibilità . Ma restituisce  una dimensione   umana e sacrale ad un problema  epocale.
Alla fine un fiume di applausi  per gli attori  ed un'onda di solidarietà  per i personaggi.
Sono sicuro che quando Alessandro Gassman ringraziava il pubblico  era ancora Roman. 

 

Visto il 23/02/2011 a Livorno (LI) Teatro: Goldoni

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Voto: Voto del Redattore: Mauro Guidi


La recensione di Maria Giulia Grondona

"Bravissimi tutti! Eppure..."

“Bravissimi tutti, eppure…c’è qualcosa che mi sfugge.” Questi i commenti di alcuni spettatori all’uscita del Teatro Stabile di Genova dopo la prima di “Roman e il suo cucciolo” interpretato e diretto da Alessandro Gassman. Saranno i rimandi al mondo del cinema nei titoli di coda e in alcune proiezioni video che danno l’impressione di una concessione alla tecnologia che poco o nulla ha a che vedere con uno spettacolo così, sarà il finale che spinge alcuni a domandarsi se non sia eccessiva e forse non del tutto verosimile la reazione di Roman (Gassman) alla scoperta del suo Cucciolo (un ottimo Giovanni Anzaldo) sedotto dall’eroina, sarà forse, semplicemente, il distacco che inevitabilmente si crea tra platea e attori a causa del pannello necessario per le proiezioni video. Del resto una delle magie del teatro è proprio il contatto diretto tra pubblico e protagonisti, altrimenti si ha la sensazione di essere rimasti a casa, magari davanti a un dvd. Una lontananza fisica dello spettacolo dagli spettatori che infastidisce gli occhi e, in alcuni momenti, corre il rischio di far assopire per le luci tenui.  Molto bravi tutti nel complesso, come dicevamo. Gassman si contraddistingue per la sua parlata romena, talmente naturale da arrivare a far "stonare"  la voce impostata di Anzaldo nei loro dialoghi. E ottimo Sergio Meogrossi nella parte del “Che”, l’intellettuale tossicodipendente cui l’adolescente Cucciolo sembra aggrapparsi per fuggire al mondo del padre spacciatore (sebbene innamorato del proprio figlio) ma dal quale rimarrà poi profondamente deluso.

Visto il 20/04/2010 a Genova (GE) Teatro: Della Corte

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Voto: Voto del Redattore: Maria Giulia Grondona


La recensione di Francesco Rapaccioni

Famiglia senza riscatto

Macerata, teatro Lauro Rossi, “Roman e il suo cucciolo” di Reinaldo Povod (adattato da Edoardo Erba) FAMIGLIA SENZA RISCATTO “Cuba & his teddy bear” è un testo degli anni Ottanta di Reinaldo Povod, portato in teatro da Robert De Niro a New York City e incentrato sui contrasti tra ispanici e statunitensi e su spaccio e uso di droga. Edoardo Erba riscrive e riadatta il testo, ora intitolato “Roman e il suo cucciolo”, ambientato al Casilino (periferia romana) e incentrato sui traffici di italiani e rumeni per droghe e prostituzione. Prima che inizi la pièce viene proiettato sul sipario chiuso un filmato con immagini di periferia, palazzoni in costruzione e macchine che sfrecciano a tutta velocità su una strada di grande scorrimento. Poi si scopre che l'ambientazione è dentro uno di quei palazzi, al piano terra, dalla cui finestra si vedono sullo sfondo sfrecciare le auto. L'appartamento in cui vivono Roman e il suo Cucciolo è invero una specie di autofficina in disuso; il ragazzo dorme su un soppalco costruito con tubi innocenti rossi; ovunque tracce di non-finito e di degrado, immondizia sparsa in giro, scatoloni accatastati, scritte spray che si intravedono dalla cucina, assi di legno inchiodate su una finestra, strisce dei lavori in corso penzolanti. Poche le suppellettili, per lo più di risulta apparentemente, un divano nel cellophane, una cucina cadente, una Madonnina: insomma un luogo abitato ma certamente non residenziale, un luogo di periferia che potrebbe essere ovunque, Roma come Bucuresti (la bella scena è di Gianluca Amodio, i costumi appropriati di Helga H. Williams). Roman è un rumeno che vive da anni a Roma (sarà voluto il gioco di parole?), semi-analfabeta ma arrogante e prepotente, che si è arricchito con il traffico di cocaina e marijuana; la moglie lo ha abbandonato anni fa per fuggire nei Caraibi, lasciandogli il figlio, Cucciolo, che ha “17 anni, 18 fra un mese”, sensibile e introverso, dedito alla scrittura di un diario sulla propria vita. Il mondo degli spacciatori non presenta novità: traffico di ogni tipo di droga, prostituzione, soprusi, soldi facili e pause di indigenza, amicizie di sangue e litigate furibonde, minacce di morte e affari senza scrupoli. Un mondo di cafonissimi (coatti si direbbe a Roma), vestiti con costosi abiti firmati all'ultima moda, anelli d'oro alle dita, catene preziose al collo, tatuaggi e, soprattutto, un atteggiamento spavaldo e prevaricatore: “Ti rispettano per quello che sembri all'apparenza esterna” precisa Roman al figlio. Presto si scopre che Cucciolo non è estraneo a quel mondo, come apparentemente sembrava: è eroinomane. Egli non sente per niente il richiamo della natia Romania, tanto da non sopportarne la musica, la cucina, le tradizioni. Nasconde l'eroina nello scarico del bagno e pare strano che il padre non se ne sia mai accorto. Il ragazzino è trascinato dal Che, losco personaggio un tempo cantante di qualche notorietà (ha partecipato a un lontano festival di Sanremo), che lo inizia all'eroina, lo deruba con la complicità di un amico e lo lascia in overdose. La tensione sale quando Roman torna a casa e trova il figlio in quello stato e si spara alla tempia. Il ritratto di umanità alla deriva, sicuramente più efficace nel testo originale e in quegli anni Ottanta in America, qui non funziona fino in fondo. Il linguaggio appare poco spontaneo, poco credibile, muovendosi tra banalità e superficialità, nella prevedibilità di alcune battute e nella ruffianeria di altre. La stessa situazione non è indagata come meriterebbe, rimanendo alla superficie, e l'uso dei microfoni diminuisce il coinvolgimento. La musica originale di Pivio & Aldo De Scalzi sottolinea la tensione di alcuni momenti, ciò che dovrebbero fare nelle intenzioni anche le immagini sul velatino. Alessandro Gassman è Roman, il padre semianalfabeta e nevrotico, a tratti dolce e comprensivo con il figlio ma per lo più rabbioso e furioso. Giovanni Anzaldo è Cucciolo, succube del padre, che vive la condizione lacerante del non sentirsi fino in fondo né italiano né romeno: vorrebbe riscattarsi andando a scuola ma il mondo in cui vive e la sua debolezza di volontà non glielo consentono e finisce per scivolare nella droga. Con loro, appropriati, Manrico Gammarota, Matteo Taranto, Natalia Lungu, Sergio Meogrossi e Andrea Paolotti. Teatro esaurito, pubblico diviso nel giudizio dello spettacolo (alcuni se ne sono andati all'intervallo), molte le fans di Gassman. Visto a Macerata, teatro Lauro Rossi, il 06 marzo 2010 FRANCESCO RAPACCIONI

Visto il 06.3.10 a macerata (mc) Teatro: lauro rossi

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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni

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