NORA ALLA PROVA
LO SPETTACOLO
Autore: da Henrik Ibsen Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diRoberto Mazzone Roberto Mazzone LA LOCATION
TONIOLO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Manuel Cazzoli
Nora alla prova: Nora è la prova
Nora alla Prova, andato in scena a Mestre lo scorso 31 Gennaio, è l’ennesima affermazione dell’eternità dell’arte nel tempo. Luca Ronconi, che con questa Piece ha ridato vita a Casa di Bambola di Ibsen, ha rivisitato nella sua interpretazione contemporanea la verità dell’opera di Ibsen spaccandola e restituendola disgregata al suo pubblico. Nora è “in prova”, come sembra suggerire il trasformismo scenico e caratteriale dei personaggi principali: Mariangela Melato è Nora, ma anche Kristine a rappresentanza del mutamento vitale del personaggio principale in scena che nel ribellarisi assorbe l’amica; Nora, per Ronconi, è anche “la prova” di quanto l’opera d’arte, carica di verità per sua stessa essenza, se colta nel suo nucleo più profondo possa rivivere in una nuova veste, lacerata se vogliamo, ma proprio per questa estremamente svelante. Sembra proprio che la produzione dello Stabile di Genova sia riuscita nell’intento di far sentire il tema di Ibsen quanto mai attuale oggi, non in senso critico ma in quanto richiamo all’origine di un epoca storica e artistica. Sembra, infine, che il nucleo della vicenda, spoglio, abbia di nuovo attirato contro di se una miriade di frammenti e ne abbia dato una nuova configurazione che rappresenta, affine e sempre altra rispetto all’originale. Visto il 31/01/2012 a Venezia (VE) Teatro: Toniolo La recensione di Federica Falgari
NORA ALLA PROVA. STORIE DI DONNE ALLA PROVA.
Due sono i personaggi in costume: l'altra Nora e l'altra Kristine, quelle vere, quelle del dramma originale. Non svolgono solo una funzione narrativa; veri e propri personaggi, interpreti del dramma borghese che si sta svolgendo, parlano e interagiscono con la Nora-Kristine moderna.
Una donna moderna che prova ad interpretare due donne frammentarie, frammentate, incomplete. Due ruoli affidati a una sola attrice quasi a sottolineare il fatto che sono una l'opposto dell'altra, l'una la prosecuzione dell'altra. Due personaggi che uniti costruiscono un'immagine assolutamente moderna di femminilità: una donna impegnata in casa, nel lavoro, nelle relazioni. Un dramma in cui tutto ruota intorno al doppio, al contrasto, al mischiarsi. I personaggi si mischiano e si confondono l'un l'altro, i movimenti sono fluidi, gli oggetti danzano e scivolano sul palcoscenico quando in realtà dovrebbero sottolineare il peso che si portano addosso queste due donne. Il peso delle scelte e delle responsabilità. In scena anche il doppio finale proposto da Ibsen. Nora che decide di restare, di commettere peccato contro di sé, che rinuncia alle proprie ambizioni pur di non abbandonare i suoi figli. Un'altra Nora invece rinuncia alle sue responsabilità, fugge dal ruolo che non ha mai scelto, uccellino che finalmente esce dalla gabbia anche se non sa cosa le succederà. Un dramma raccontato più che vissuto, con uno stile freddo e meccanico. Il pubblico osserva e si interroga con distacco e oggettività. Il dramma procede a ritmo lento, sembra che i personaggi si lascino vivere, che non scelgano mai, che non vivano veramente. Solo sul finale il ritmo cambia, acquista maggior tono e vivacità per dar voce alle scelte coraggiose che sono state prese. Una scena semplice: delle scrivanie e delle sedie, dei bambolotti che rappresentano i tre figli e delle case di bambole con cui Nora gioca. Delle sedie nere. Le sedie che siamo soliti identificare come quelle dei registi del cinema. Forse un monito al pubblico? Quasi un invito a scegliere di essere registi della propria vita. A non lasciare che un altro regista scelga per noi. Visto il 20/01/2012 a Bergamo (BG) Teatro: Donizetti La recensione di Maria Giulia Grondona
Una belva in gabbia
Mariangela Melato è brava, bravissima, lo sanno tutti. Una belva sulla scena, una donna carica di energia che, con la sua voce graffiante, impregna di significato ogni parola e la fa ardere sulla scena. La Melato è un fuoco che brucia ogni testo e ogni autore e che con il calore del fuoco scalda la platea e gli animi degli spettatori. Questo è, e questo avrà pensato Ronconi nell’allestire Nora alla prova tratto da “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen nel Tempio del Teatro Stabile di cui lei è la sacerdotessa. Non si spiega se no quale altra motivazione lo abbia spinto a fare interpretare a lei tutte e due le parti femminili implicate nel dramma di Ibsen: la bambola Nora e l’amica Kristine, in un gioco di passaggi continui di ruolo aiutato da due attrici quasi mute che come pure icone di riferimento erano messe in scena solo per permettere a Lei i passaggi da una donna all’altra. La scelta, che naturalmente comporta un continuo straniamento da parte del pubblico rispetto alla vicenda (che viene così frammentata in ogni passaggio della Melato dall’interpretazione di una donna all’altra) è forse originale ma certo discutibile. Lo straniamento è poi enfatizzato da momenti in cui i personaggi raccontano al pubblico direttamente fatti accaduti nel dramma diventando essi stessi didascalie in carne ed ossa. Scenografia pulitissima, razionalista, minimalista, ma forse troppo in stile Ikea, che ha movimenti di girevole perfetti ma certo non appaga l’occhio del pubblico. Tranne le due attrici di figura (che rappresentano Nora e Kristine solo come immagine per permettere a lei di entrare e uscire dai ruoli) e che sono vestite come bambole in abiti d’epoca, tutti gli altri attori hanno abiti contemporanei. La Melato addirittura si permette una felpa nera con cappuccio e cerniera su pantaloni neri, diciamo pure “vestita da prove”. Paolo Pierobon, nella parte del marito di Nora, sostiene il ruolo con energia ed intensità, specie nel finale, dove ha più spazio. Ecco, è il concetto di spazio che forse mancava nello spettacolo: “spazio” ad una altra attrice che nel ruolo di Kristine, in una regia più tradizionale e cioè recitando il personaggio dall’inizio alla fine, avrebbe messo in luce le sue qualità a fianco di quelle della Melato. “Spazio” agli altri attori, che così sovrastati da Lei che faceva tutto in ogni scena calamitando l’attenzione con il suo enorme carisma, nascondeva ogni altro ruolo e ogni altra parte. “Spazio” al piacere del pubblico che non ricerca l’originalità per forza, ma che ha voglia di buon teatro, classico, puro, perfetto, di buoni attori e di buone attrici che raccontino storie, di scenografie che incantino, di costumi che significhino, di atmosfere che rapiscano, perché ormai è stufo anche del cerebralismo e dello “straniamento”, che intanto non sorprende più nessuno. Il pubblico ha apprezzato e applaudito lo spettacolo, nella convinzione che vale sempre la pena pagare un biglietto per annegare immersi nel talento di Lei. Visto il 05/04/2011 a Genova (GE) Teatro: Della Corte SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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