MISS UNIVERSO
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Walter Fontana Descrizione
Angela Finocchiaro si fa una, nessuna e centomila per dar vita con il suo inconfondibile stile, fatto di passione e ironia, ad altrettanti ritratti di donne - e uomini- disperatamente in cerca di un modo per “aggiustare” il cuore. Dopo le ultime esperienze televisive e cinematografiche, culminate nel personale successo ottenuto per La bestia nel cuore di Cristina Comencini (David di Donatello 2006 e Nastro d’argento 2006 come migliore attrice non protagonista), Angela Finocchiaro torna in tea Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
TEATRO DUE (STABILE) LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Mauro Guidi
Teatro Goldoni Livorno - Miss Universo -
Forse l’unico elemento rassicurante della serata è Dio . presentato in versione molto umanizzata e cialtrona , che mostra anch’esso i suoi limiti ma anche la paterna disponibilità a rimediare ai tanti errori umani ( le scimmie sulla Terra che sono passate rapidamente dalle banane al bancomat), perfino a fare innamorare il poco presentabile dott. Bellucci della sfigatissima Laurina che baciata dal rospo diverrà principessa . No , scusate , questa è un’altra storia.
Laurina , nevrotica e malata immaginaria , avverte una doppia personalità ( topo e pantera ) . La prima è quella estremamente preponderante nel suo comportamento , insicuro e dipendente in maniera eccessiva dagli altri , nato da una infanzia dominata dalla presenza invadente , immanente e demoralizzante di una nonna , che non perde mai l’occasione di sottolineargli la sua condizione pietosa sia dal punto di vista fisico che psichico.
Ma il dott. Bellucci , dermatologo , su iniziativa del buon Dio , tramite un intervento appassionato di un antennista ( appena morto e rimandato in missione sulla Terra dallo stesso ) riuscirà a valorizzare la pantera che è addormentata in Laurina e a cacciare definitivamente il Topo.
Tutti bravi i vari interpreti di tanti personaggi . No , non scherziamo , siamo nell’Italia in recessione , dobbiamo risparmiare: la brava Finocchiaro ha fatto tutto da sé, per la verità alla cassa a fare i biglietti c’era un’altra persona.
Il testo di Walter Fontana è molto valido , la scenografia minimale è perfettamente funzionale alla situazione , il tempo della rappresentazione ( poco più di un’ora ) sufficiente a non stancare troppo l’artista lasciando agli spettatori la voglia di tornare a teatro subito la sera successiva. Gli applausi sono stati convinti e scroscianti , quasi un esercizio fisico per non lasciare troppo presto la comoda poltrona.
Visto al teatro Goldoni di Livorno il giorno 8 marzo 2008
La recensione di Francesco Rapaccioni
Matelica (MC), teatro Piermarini, “Miss Universo” di Walter Fontana
IL TOPO E LA PANTERA
Laura, anzi Laurina, è una donna non giovanissima, brutta, insicura, ipocondriaca e soprattutto sola affettivamente (“io ho sempre saputo di avere un che di troppo, un che di non risolto”). Laura, anzi Laurina, aspetta di essere visitata dal dermatologo per un herpes (reale o ipotetico?) che dalla cavità orale sarebbe risalito fino ai lobi frontali per intaccare la calotta cranica, “affrescata come una Cappella Sistina di herpes”. Laura, anzi Laurina, adora il regista Tavernier, considerandolo la “pietra del paragone” per decidere se uscire con gli sparuti uomini della sua vita. Laura, anzi Laurina, è sfiduciata (“io non sono fatta per le emozioni umane”), dipende dal parere degli altri e si sente un misero topo, invece della pantera che vorrebbe essere, una donna tenera e disadattata che “esprime se stessa quando si lamenta di continuo” e che crede che “un'altra vita si può”.
Nell'attesa del dottore, si interroga sul suo presente e sui rapporti con gli altri, impostati in modo sbagliato, come “umano contro fornitore, come con l'idraulico”. Rievoca il passato, con la figura di una nonna che l'ha convinta di essere brutta. Si sdoppia in un alter ego aggressivo, una presenza che è la personificazione delle sue nevrosi.
Angela Finocchiaro passa così da un ruolo all'altro, da Laurina al dermatologo, dall'idraulico all'antennista, da Dio a un'infinità di dèi dai nomi improbabili (il “dio del c'è un limite a tutto”, il “dio della cosa covata per anni”, il “dio del sapersi immaginare un'altra vita”) con una straordinaria capacità mimetica sul piano vocale, con misurati ed efficaci atteggiamenti corporei e gestuali.
Lo spettacolo è costruito come una sorta di scatole cinesi narrative: Laurina aspetta il dermatologo, il quale aspetta l'antennista, il quale vince al “Gratta e vinci” e riesce a parlare con Dio, il quale lo fulmina con una saetta perchè troppo insistente, salvo poi inviarlo sulla terra per fare innamorare (invano) Laurina e il dottore e ristabilire l'ordine, con l'aiuto degli dèi che la soccorrono preparando la strada a un riscatto che si intravede prossimo: il topo si trasformerà in pantera?
Il testo strizza l'occhio alla battuta facile e riconoscibile, ai limiti della prevedibilità, ma l'interprete è di caratura. Dopo il cinema e la televisione la Finocchiaro è tornata al teatro con un ruolo che è profondamente nelle sue corde, una donna tenera e disadattata che vive con sorpresa e sgomento quasi insostenibili il quotidiano casalingo e lavorativo.
La scenografia ha la parete di fondo leggermente curva e un pavimento che sembra l'esplosione del bigbang, dove le luci creano ambienti che riquadrano i personaggi. Pubblico divertito, teatro non gremito.
Visto a Matelica (MC), teatro Piermarini, il 15 gennaio 2008
Francesco Rapaccioni
La recensione di Cristina Poggi
Divertentissimo spettacolo, monologo solo per dicitura.
La Finocchiaro si sdoppia, triplica e scinde ulteriormente andando oltre il limite della dissociazione psicotica.
Eppure testo vuole che sia afflitta da una comunissima nevrosi femminile in stato avanzato.
Pirandelliana nella psicologia introspettiva di ciascun anima di cui si fa portatrice di voce, palesa nell'essenzialità di una scenografia iperuranica quelle private ed intime conversazioni che ciascuno di noi ha con la propria coscienza, tutti i giorni.
E' questa la forza con cui domina la scena: rappresentare attraverso la finzione ciò che quotidianamente possiamo solo vedere dentro noi stessi, chiedendoci se "anche gli altri fanno di questi pensieri"; quasi timorosi di essere alieni costretti ad un involontario soggiorno sulla terra.
Rendere pubblici ed attaccare criticamente gli scheletri nell'armadio smitizza le nostre paure così come accendere la luce in una stanza buia. Ed è questo che fa l'eclettica attrice, coinvolgendoci in un'aperta derisione dei nostri stessi limiti, canzonando ed ironizzando la vergogna con cui ci portiamo dentro infondate "paranoie", come direbbe Laura!
La storia inizia quasi solo per concludersi, e dare così spazio all'antennista che riesce a connettersi con Dio e alla cinquantenne un po' sfigata che sfodera il manuale d'autostima per inneggiare agli idealismi adolescenziali.
C'è spazio anche per l'intellettuale nella sua torre d'avorio e per individui con un Super-Io ipertrofico; tante facce di una possibile unica esistenza (la nostra) nelle fasi alterne della vita.
Visto al Teatro Grassi il 30 Novembre 2006.
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