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THOM PAIN (BASATO SUL NIENTE)

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LO SPETTACOLO

Autore: Will Eno
Regia: Elio Germano in collaborazione con Silvio Peroni
Genere: teatro sperimentale
Cast: Elio Germano

Descrizione
Testo finalista del Premio Pulitzer per la sezione Teatro 2005 - Edinburgh International Festival, Fringe Award 2005.

Un antieroe cinico ma intenso, ironico, poliedrico e umanissimo; una grande prova d'attore per il versatile, pluripremiato Elio Germano.
Date repliche a cura di
Taormina Arte
Scheda spettacolo a cura di
Taormina Arte

LA LOCATION

TEATRO DELLA TORRE
Borgo Caserta Vecchia - Caserta (CE)
Tel: 0823371196


LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo max

Stagione precedente o non previste repliche al momento

LE RECENSIONI


La recensione di Alessandro Grieco

UN CORPO PIENO DI PAROLE

Quando finisce l’infanzia? - ci chiede con insistita curiosità Thom Pain dal palco - ed è un interrogativo che il protagonista della pièce pone innanzitutto a se stesso e che, probabilmente, rivolge a noi perché dentro ciascuno di noi c’è un Thom Pain, cioè un Io che riflette, farneticando all’occorrenza, sulla fragilità delle umane aspettative, sulla profondità delle proprie paure e sulla labilità dei giorni che verranno.

Perfettamente spiraliforme come un flusso di Joyce e desolantemente delirante come un monologo di Koltès, il testo del drammaturgo Will Eno si presenta come una confessione febbrile e vertiginosa interpretata con evidente bravura da Elio Germano, tornato brillantemente al teatro dopo i noti successi cinematografici, una confessione che, a metà strada tra tormentata confidenza e stupita rivelazione, mette in discussione tutte le certezze su cui fondiamo i più comuni gesti quotidiani, rendendoci consapevoli, con graduale gusto per le folgorazioni improvvise, dell’impasto di bene e male che è in ogni nostra azione, in ogni intenzione che proviamo a rendere concreta.

Freddezza e pietà, disprezzo e compassione sono coppie di sentimenti solo apparentemente contrapposti che nell’affabulante testimonianza di Thom Pain manifestano, invece, inattese contaminazioni, schiudendo momenti di imprevista contiguità emotiva, disorientando ed irretendo lo spettatore che diventa polo dialettico esclusivo dell’anti-eroe partorito dalla fantasia dell’autore newyorkese, finalista nel 2005 al Pulitzer Prize in Drama.

Insomma, Thom Pain, personaggio più destabilizzante che crudele, più sanguinante che indifferente, denuncia dal palco il grande boh della vita in cui siamo immersi, il bluff di un’esistenza in cui tutti brancolano fatalmente nel buio ma di cui tutti credono di possedere tragicomicamente la chiave d’oro.

Visto il 06/12/2011 a Roma (RM) Teatro: Quirinetta

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Grieco


La recensione di Alessandro Paesano

Il dolore di Thom è quello di tutti noi

Il monologo di Will Eno richiede all'interprete grandi capacità recitative, perchè si svolge sul doppio binario delle memorie del personaggio e sulle sue capacità di interagire con il pubblico.
Thom Pain, il personaggio che dà il titolo al monologo, racconta infatti di se stesso, delle sue paure e dei suoi ricordi, seguendo più il filodel monologo interiore che quello dell'esposizione narrativa lineare.
Lo spettacolo inzia al buio, sentiamo la voce di Tom e il rumore delle pagine sfogliate di un dizionario dal quale legge, anche se al buio, le definizioni della parola paura. Invece di parlare di sè davanti una platea come se questa non esistesse Thom interagisce col pubblico: ci parla, lo interroga, si distrae per una bella ragazza, scende in platea per invitarla a prendere una birra dopo lo spettacolo, per poi chiudere la storia con lei come se durasse già da troppo ridammi pure pure le chiavi di casa, è finita. Thom commenta se uno spettatore cambia posto (ne abbiamo giù perso uno ?) distrae il suo pubblico con inesistenti giochi a premi, o con falsi inviti a salire sul palco, in un
altalenarsi di ironia e dramma, di battuta e ricordo doloroso. Niente di troppo drammatico, o di particolare, il ricordo di una convivenza con la donna della sua vita, la morte accidentale di una cagnolina della sua infanzia, basta poco a Thom (e a Will Eno che ha scritto il monologo) per mostrare che la sua paura, la sua idiosincrasia per l'esistenza, sono squisitamente umane, che, insomma, nel dolore che prova (pain in iglese) Thom non è diverso dagli spettatori, se non per il ruolo che ricopre in quel momento sulla scena. Il pubblico un po' ride, ma è la classica reazione che si ha quando si vedono sul palco aspetti di se stessi e se ne prendono le distanze ridendo.
Quando Thom chiede a uno spettatore di salire su palco con lui sul serio, sorprende tutti, spettatore scelto e resto della platea. L'ignaro spettatore prende simbolicamente il posto di Thom, sedendo sulla sedia che costituisce l'unico elemento scenico del monologo (oltre al dizionario e una bottiglia d'acqua) e Thom conclude il suo racconto. Incalza il suo pubblico, sollecita a una vita più attiva, meno pavida, da vivere come se sapessimo che abbiamo solo un mese di vita. Elio Germano dà tutto se stesso al personaggio, senza sbagliare mai ritmo, intenzione, momento, grazie anche a una regia, che Germano firma assieme a Silvio Peroni, efficace ed essenziale, mentre le luci, staticissime, sono forse unico neo dell'allestimento.
Quello di Will Eno è un teatro di parola che ha ancora molto da dire e che sa farlo senza trascurare la ricerca del teatro conteporaneo più performativo e meno tradizionalmente drammaturgico.
Thom Pain dimostra che è possibile inventare ancora dei personaggi che hanno qualcosa da dire, a trovare il giusto attore che li interpreti. Elio Germano lo fa in maniera impeccabile.

Visto il 23/09/2010 a Roma (RM) Teatro: Auditorium Parco della Musica

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Voto: Voto del Redattore: Alessandro Paesano

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