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OBLIVION SHOW
Oblivion Show

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LO SPETTACOLO

Autore: Oblivion
Regia: Gioele Dix
Genere: musicale
Compagnia/Produzione: The Blue Apple
Cast: Gli Oblivion sono: Lorenzo Scuda, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Graziana Borciani, Fabio Vagnarelli

Descrizione
Un circo volante in cui si alternano irresistibili montaggi di canzoni e irriverenti parodie, cantautori italiani riarrangiati a colpi di cazzotti e la fenomenale riduzione musicale dei "Promessi Sposi in 10 minuti", vero e proprio cult della rete. Un'ora e mezza di pura follia, con tempi comici e tecnica musicale di altissimo livello.
Date repliche a cura di
Roberto Mazzone
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone

LA LOCATION

TEATRO DELLA TORRE
Borgo Caserta Vecchia - Caserta (CE)
Tel: 0823371196


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LE RECENSIONI


La recensione di Elisa Cazzato

OBLIVION: RIDERE DI BRAVURA

Chi si chiede che fine abbia fatto il “vecchio” e sano varietà, può trovare un’eccellente risposta nello spettacolo degli Oblivion. In tempi sterili per il teatro di intrattenimento, gli Oblivion rappresentano l’eccezione che conferma la regola: ad una base di eccezionale qualità artistica, uniscono la spietata satira sull’attualità ad un ritrovato cabaret che prende le mosse dal mitico Quartetto Cetra.

Lo spettacolo è un montaggio alternato di situazioni stravaganti che spaziano dalla politica (inventarsi un partito del Maiale, perché così non si butta nulla), alla musica dei grandi artisti ironicamente “dissacrata” con improbabili ed esilaranti accostamenti, come il Papa che “duetta” con Zucchero, e Massimo Ranieri con i Beach Boys. L’apice di una comicità ai limiti del surreale è stata la divertentissima versione rap di Una zebra a pois di Mina, un flusso di pensieri a ruota libera, cantanti in modo impeccabile, e per cui è del tutto impossibile astenersi dal ridere!

Bravissimi ad esibirsi in ogni genere musicale, gli Oblivion (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli) dimostrano di essere impareggiabili cantanti, bravi attori, ottimi mattatori e anche abili pantomimi.
Sulla vivace regia di Gioele Dix, lo spettacolo non risparmia proprio nessuno; a suon di musica – e in un clima da Porta a Porta – gli Oblivion si divertono a prendere in giro anche Shakespeare, riassunto con otto tragedie in otto minuti, trovando anche il tempo per satireggiare sugli ultimi fatti d’attualità italiana.

Chi aveva già avuto modo di vederli nel tour del 2008-2009, non deve perdere l’occasione di rivederli “cresciuti”: più consapevoli loro, e più preparato anche il pubblico che ormai li conosce e aspetta il “gran finale” del loro cavallo di battaglia: I Promessi Sposi in 10 minuti.
In clima di patriottismo italiano, non poteva mancare una conclusione con l’Inno di Mameli mimato “a modo loro”.

Uno spettacolo che è da vedere perché unisce la sana comicità del cabaret al grande talento artistico del quintetto, che nel frattempo ha raccolto nel libro I Promessi Esplosi, una serie di personalissime riflessioni sul capolavoro manzoniano, corredato dal dvd dei 10 minuti di esibizione, e da un imperdibile gioco da tavolo: Il Giuoco del Cappone.


A questo punto non resta che aspettare il loro prossimo show.

 

Visto il 30/03/2011 a Milano (MI) Teatro: Ciak Webank.it

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Voto: Voto del Redattore: Elisa Cazzato


La recensione di Petra Motta

Sempre più bravi, sempre più Oblivion

Chi ha avuto la fortuna di assistere al primo spettacolo degli Oblivion, nella stagione teatrale 2008-2009 al Teatro Franco Parenti, non può fare a meno di chiedersi: “Ma quanto sono diventati bravi?”. L’Oblivion show della scorsa stagione era già un piccolo capolavoro, ma l’omonimo spettacolo cui hanno potuto assistere ieri sera gli spettatori del Teatro Creberg di Bergamo ha mandato in delirio la platea. Sembra incredibile che, a pochi mesi di distanza, i cinque interpreti siano riusciti a perfezionarsi a tal punto e a realizzare – grazie anche alla sapiente regia di Gioele Dix – un evento che sarà difficile dimenticare. Gli ingredienti che hanno creato il fenomeno Oblivion in rete, e poi sui palcoscenici, c’erano tutti: musicalità, comicità, bravura canora, affiatamento, innovazione; ma una nuova energia, nuove movenze, nuove gag e battute, alcuni pezzi inediti e soprattutto una nuova padronanza dello spazio scenico hanno migliorato uno spettacolo ottimo, rendendolo insuperabile. Se nell’omaggio al Quartetto Cetra, in Buonasera risponditore, nella Stazione di Bologna, nella gag sulle ronde padane e nelle canzoni per non udenti, mimate dal bravissimo Davide Calabrese, siamo riusciti a ritrovare i vecchi Oblivion, il blob dedicato ai Nomadi e la Coppa di Testa, brano culto del quintetto ‘bolognese’, hanno ricevuto una nuova vita da tagli azzeccatissimi e dalla mimica perfetta degli interpreti; completamente nuova l’impostazione della Cazzottissima, in cui le canzoni, fatte ‘saltare’ da un dispettoso Calabrese che prende a pugni un giradischi, sono interpretate da un gruppetto di boy-scout; per non parlare dei “Promessi sposi in 10 minuti”, del tutto rinnovati nella recitazione e nella fisicità delle interpretazioni. Assolutamente perfette le novità introdotte a tempo di record in questo spettacolo. Le otto tragedie di Shakespeare in otto minuti, reinterpretate musicalmente in stile “Porta a porta”, facendo leva sulla loro carica sanguinaria da cronaca nera, sono state il clou dello spettacolo insieme agli “Esercizi di stile”. In una lotteria funambolica, i nostri cinque mattatori sono riusciti a coniugare i cantanti e gli stili più disparati, interpretando “Se bastasse una canzone” di Ramazzotti nella polifonia tipica dei canti sardi, “Rose rosse” di Massimo Ranieri in stile Beach Boys, “Una zebra a pois” in stile rap-disco e Zucchero in canto gregoriano. Una bravura musicale e un’innata comicità che lasciano senza parole, ma soprattutto la capacità di non smettere mai di migliorarsi e superare se stessi sono le doti degli Oblivion e del loro piccolo gioiello. Uno spettacolo dedicato a tutti, ma proprio tutti quelli che: il teatro classico è noioso, i musical sono banali, a teatro voglio ridere, se non recitano Shakespeare io non mi muovo neanche, il teatro è cultura, il teatro è evasione, il teatro è… Oblivion!

Visto il 22/01/2010 a Bergamo (BG) Teatro: Creberg

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Voto: Voto del Redattore: Petra Motta


La recensione di Roberto Rinaldi

Dai Cetra al rap, passando per il canto gregoriano

Un congegno ad orologeria talmente perfetto nei suoi ingranaggi scenici da restare estasiati. La prima reazione dopo aver assistito ad uno show così calibrato nel suo insieme, è quello di chiedersi quale strana alchimia posseggono questi cinque entusiasti e talentuosi Oblivion. Carisma scenico da vendere, anzi da far invidiare tutti coloro si credono all'altezza di poter affrontare senza indugio un musical, uno spettacolo leggero o più semplicemente uno show in cui canto, danza, recitazione, si fondono insieme per intrattenere il pubblico, senza mai farlo annoiare. In questo Oblivion Show non c'è mai una pausa, un calo della tensione, un vuoto in scena. Tutto è curato dal principio alla fine con estrema meticolosità seppur nella sua semplicità, senza sfarzo o dover ricorrere ad artifici e luccicanti scenografie. L'eleganza sta nel particolare, nel segno minimalista, dove al centro c'è sempre l'energia e l'entusiasmo dei bravissimi cinque, capaci di sfoderare con grinta e simpatia, doti circensi, mimiche, cabarettistiche, intonazioni canore, al contrario di quella moltitudine di pseudo-cantanti, dall'apparizione fugace in una comparsata televisiva e nulla più. Gli Oblivion optano per un genere di spettacolo sì leggero, ma allo stesso tempo ricco di annotazioni colte, capace di risvegliare sentimenti e ricordi sopiti. L'amore per il canto, quello del Quartetto Cetra in primis, a cui il gruppo dedica un omaggio affettuoso. Ciò che contraddistingue questa formazione, è la capacità di re-interpretare brani e canzoni celebri, patrimonio della cultura musicale, in chiave ironica e parodistica, dove il registro comico-surreale non scalfisce per nulla la fedeltà originale del testo e l'interpretazione dell'autore, a cui gli Oblivion non mancano mai di rispetto. Si avvicinano in punta di piedi, con la consapevolezza di chi riconosce il talento altrui, ma poi trasformano il repertorio in una funanbolica sequenza, trascinante ed esilarante. Si ride molto in questo show, ma non è una comicità dalla battuta facile e sguaiata, al contrario, gli autori (i testi son curati da Lorenzo Scuda e Davide Calabrese)ottimamente supportati dalla regia dinamica di Gioele Dix, hanno lavorato per esclusione, senza ridondanze. In pratica alleggeriscono e divertono con estrema semplicità. La vera comicità si basa sulla parola-effetto, sul binomio gesto-suono, e i risultati si vedono. La loro presenza scenica è data anche da un'insolita sinergia che gli accomuna: in fin dei conti gli anni trascorsi insieme a studiare e a provare hanno lasciato un segno. Ma c'è qualcosa di più. La coesione artistica tra Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vignarelli, si fonde con una sorta di legame interiore da far dire: "tutti per uno, uno per tutti". Sia sulla scena che dietro le quinte. Il resto è un rincorrere di gag strepitose, dal collage in otto minuti di tutte le tragedie finite nel sangue di Shakespeare, tra il macabro e l'horror da televisione dove è lecito citare Porta a Porta stile trash, a divertenti parodie, prime tra le altre la miscellanea di canzoni a 33 e 45 giri, continuamente interrotte, dove la parola e le note si mescolano in una fusione di suoni travolgente. C'è il revival di “Un palco della Scala” di Kramer, Garinei e Giovannini, o “Un bacio a mezzanotte”, l'indimenticabile “Nella vecchia fattoria”, con fughe in avanti dove compare Mina, Battisti, i mix assurdi tra Ramazzotti e l'intonazione canora in sardo. Accostamenti tra il sacro e il profano. Canti gregoriani e rap si uniscono e infervorano il pubblico. La storia della musica e del canto riassunta in poco meno di un'ora e mezzo. Non si vorrebbe più tornare a casa. Gli Oblivion ti restano dentro con la sensazione di esserti riconciliato con il piacere di divertirti intelligentemente e con garbo.

Visto il 17/11/2009 a Bolzano (BZ) Teatro: Comunale

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Rinaldi


La recensione di Roberto Mazzone

Bentornato Varietà!

Con “Oblivion”Show” al Franco Parenti di Milano si era conclusa in bellezza la stagione di spettacolo 2008/2009. E con lo stesso titolo si riapre la stagione del Teatro Colosseo di Torino e si profila un lungo tour in tutta Italia per il gruppo bolognese di cabaret musicale. Uno spettacolo che supera se stesso e non lascia deluse le aspettative del pubblico in sala, anche grazie a nuovi numeri e alla regia caleidoscopica di Gioele Dix. Ecco allora che ritroviamo in scena i cavalli di battaglia degli Oblivion (Lorenzo, Francesca, Graziana, Davide e Fabio): dall’omaggio al Quartetto Cetra, alle ronde, dai match canori a suon di guantone con “La canzone del sole” e “Azzurro”, fino a “La stazione di Bologna” e al simpatico elogio della carne suina. Non può mancare il pezzo forte della serata: quei 10 minuti di “Promessi Sposi”, in cui non si può fare a meno di cantare (per chi, come il sottoscritto, ha imparato quei 10 minuti di canzoni a memoria!). Si accennava, accanto a tutto questo, a nuovi numeri musicali, tra i quali meritano di essere citati: una formidabile attualizzazione, in stile “Porta a porta”, delle tragedie di Shakespeare; improbabili, quanto efficaci accostamenti musicali tra Massimo Ranieri e i Beach Boys o Eros Ramazzotti e la Sardegna; fino a un dissacrante connubio tra i testi di Zucchero e la voce di papa Ratzinger (che, a dire il vero, ricordava di più il tono di voce del suo predecessore!). Novanta minuti di buon varietà d’altri tempi (come si sentiva commentare tra il pubblico in sala), applausi a non finire e la soddisfazione per chi si gode lo spettacolo di constatare che esistono ancora artisti davvero versatili, in grado di coniugare musica, canto e comicità in un mix che regala forti emozioni.

Visto il 16/10/2009 a Torino (TO) Teatro: Colosseo

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Mazzone


La recensione di Wanda Castelnuovo

Non hanno certo deluso le aspettative gli “Oblivion” con il loro caleidoscopico, frizzante e piroettante spettacolo di cabaret della durata di oltre 70 intensi minuti in cui i cinque giovani parlano della modernità stigmatizzandola e attraversano lustri della cultura musicale italiana, mediandone le tecniche e utilizzandole in modo parodisticamente efficace, lieve e fresco. Un plauso quindi al Teatro Ciak Webank e al Teatro Parenti che in controtendenza con l’abituale chiusura estiva propongono una serie di repliche assolutamente imperdibili di questo gruppo, nato a Bologna e maestro nelle acrobazie musicali e nel divertire. E non sono solo i 10 minuti de “I Promessi Sposi” - che sui banchi scolastici hanno mietuto innumerevoli vittime ora gongolanti e divertite del compendio dissacrante del tomo tanto bello quanto impegnativo - successo strepitoso della rete, ma anche “Rato l’Immigrato” con le sue divertenti disavventure, “Cazzottissima”, il ‘reality show’ “Tana libera tutti” intelligentemente parodistico e poi canzoni, musiche e ... insomma un “Oblivion show” da non perdere a meno che non si tema di ‘sciogliersi’ dalle risate ... per capire che la bravura sta proprio nel reggere un ritmo così intenso e frenetico senza superare le righe, frutto di una professionalità encomiabile. Provare per credere, o meglio per distrarsi con uno spettacolo che fa bene sperare per il futuro. Meritati gli scroscianti applausi dall’inizio fino ai ‘bis’ invocati a gran voce e simpaticamente concessi dal gruppo che ha spiritosamente minacciato di ‘far notte’. Potrebbe essere una straordinaria e seria idea ...

Visto il 11/06/2009 a Milano (MI) Teatro: Franco Parenti

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo

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