FILUMENA MARTURANO
LO SPETTACOLO
Autore: Eduardo De Filippo Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diSara Cardinale Sara Cardinale LA LOCATION
SUPER Repliche passate (dal 06/12/2005 al: 06/12/2005) LE RECENSIONILa recensione di Barbara Grilli
Filumena rivive Il Teatro Piccinni di Bari è pronto ad accogliere uno dei capolavori firmato De Filippo : “Filumena Marturano”. Una storia, uno spaccato di vita scritto anni addietro ma più che mai attuale ai nostri giorni. Prima serata barese, la sala è gremita di gente, che impaziente attende l’apertura del sipario. Si tratta di un racconto ai più già noto, ma non per questo scontato da rivivere; nonostante ciò, infatti l’attesa si fa sentire, la voglia di scoprire nuove interpretazioni di uno dei personaggi più ambiti e carismatici del teatro italiano tiene vivo il pubblico. Pochi cenni ad introdurre il filo della storia: Filumena Maturano, donna “vissuta” , conosciuta ai tanti uomini di una Napoli dai mille colori e dalle innumerevoli voci indiscrete, riesce dopo anni a conquistare, fingendosi in punto di morte, il tanto atteso matrimonio con Domenico Soriano, uomo di potere di una bella Napoli. Tutto inizia al momento della scoperta della truffa ai danni di Don Domè; la richiesta dell’annullamento del matrimonio si vanifica di fronte alla rivelazione di tre figli segreti, mantenuti, cresciuti con il denaro di Soriano, nati da un unico membro ma da tre padri diversi. La scoperta più grande, il vero filo a condurre la storia è uno dei tre figli, frutto della relazione tra i due che terrà unita la famiglia fino alla fine, fino ad una vera e sentita unione. Nulla da dire, il testo di per sé affascina, coinvolge; nessuna distrazione in tre atti. Filumena, interpretata magistralmente da Lina Sastri riempie la scena. Pochi gesti, fermezza ed esperienza di un’attrice che merita davvero di essere riconosciuta come tale ad alti livelli. La storia cattura, gli attori (tutti) danno la possibilità al pubblico di vivere un racconto come fosse parte di unico quadro esposto in uno tra i musei più visitati della storia, il museo di Edoardo De Filippo. L’inizio dettato da una disposizione simmetrica dei quattro attori evidenziano una regia ben definita, presente, ma non invadente, che concede agli attori la libertà di esprimere al meglio le loro qualità, notevoli e meritevoli di sottolineatura. Comico, tragico, riflessivo, sentimentale ed emotivamente coinvolgente. Il teatro è vita, per chi lo fa, per chi lo segue… certamente per chi lo ha scritto, ma soprattutto per coloro capaci di leggerlo, aprendosi ad accoglierlo.Visto il 17/03/2010 a Bari (BA) Teatro: Piccinni La recensione di Petra Motta
La forza di una sceneggiatura perfetta Approda infine anche nella nordica Bergamo il capolavoro eduardiano “Filumena Marturano”, pezzo forte del cartellone del Teatro Donizetti. Il pubblico è entusiasta, applaude alle battute, alle espressioni, alle misurate reazioni dei protagonisti. Gli applausi finali non possono fare altro che decretare il successo di questo ritorno dell’amato Eduardo De Filippo nella Città dei Mille, soprattutto quando a interpretarlo è il figlio Luca, benché vistosamente raffreddato e microfonato. La storia è arcinota: Filumena Marturano, figlia dei bassi più bassi di Napoli - quelli che ispirarono “Il mare non bagna Napoli” della Ortese – per sfuggire a una vita di miseria e di stenti, dopo essersi prostituita, ha vissuto da mantenuta, o piuttosto moglie mancata, presso la casa del ricco Domenico Soriano, industrialotto appassionato di cavalli, corse e donne. Cerca di farsi sposare da Don Mimì fingendosi in punto di morte, ma l’uomo, truffato, chiede l’annullamento del matrimonio. Filumena ha però ancora una carta da giocare: tre figli segreti, che ha mantenuto con i soldi di Soriano e che ora vuole abbiano anche il suo cognome. Uno dei tre è figlio naturale di Don Mimì, e Filumena, instillando il tarlo del sospetto nell’uomo ormai attempato, lo induce a sposarla sotto il richiamo della carne e del sangue, senza tuttavia rivelargli quale sia il suo vero figlio. ‘I figli so’ figli e hanno a essere tutti uguali’. Il testo è una partitura perfetta, una bomba a orologeria, un intarsio ineguagliabile sul ripiano laccato di un Maggiolini. Agli attori non resta altro compito che parlare con le parole che il grande Eduardo mise in bocca alle sue creature di carta perché lo spettacolo sia compiuto. La regia di Francesco Rosi non aggiunge nulla alla perfezione dell’originale eduardiano, solo una certa staticità nelle pose dei protagonisti, situati sempre agli angoli opposti del palcoscenico fino alla riconciliazione finale. La contrapposizione tra la Filumena di Lina Sastri e il Don Mimì di Luca De Filippo non è solo visiva, ma auditiva - accentuata dal chiuso dialetto della Sastri, che si rifiuta di parlare in italiano anche con Diana, l’amante settentrionale di Soriano - e gestuale. L’accesa violenza verbale della donna è infatti spesso accompagnata da una gestualità misurata, ma ampia, ostentata, a tratti plateale; Luca De Filippo è invece marcatamente naturalistico nell’interpretazione, che non ha nessun carattere di teatralità. Adatti alla parte tutti gli altri interpreti – soprattutto la divertente Rosalia di Antonella Morea – fatta eccezione per la statuaria Diana di Silvia Maino, che sembra più adatta a una recita scolastica di fine anno che a un palcoscenico di caratura nazionale. Degne di menzione le bellissime scenografie dello scomparso Enrico Job: un elegante interno napoletano di metà Novecento, che, attraverso un’ampia vetrata ad arcate ogivali e inserti colorati, si affaccia su una veduta mozzafiato delle bellezze partenopee, dal Maschio Angioino a Piazza del Plebiscito. Una cartolina tridimensionale che colloca nello spazio e nel tempo un capolavoro della drammaturgia dialettale italiana, capace di brillare di luce propria ieri come oggi. Dedicato a chi ama Eduardo e non si stancherebbe mai di guardarlo, ma soprattutto a chi non lo conosce o non ha mai avuto la possibilità di assistere a una sua messinscena.Visto il 26/01/2010 a Bergamo (BG) Teatro: Donizetti La recensione di Wanda Castelnuovo
Scritta nel 1946 - ispirandosi a un fatto di cronaca - da Eduardo De Filippo per la sorella Titina, “Filumena Marturano” è una commedia che come il buon vino invecchiando migliora. Dopo le molte edizioni teatrali anche in varie lingue e le trasposizioni filmiche e televisive, la celebre commedia ritorna sul palcoscenico interpretata da Luca De Filippo e Lina Sastri.
Nell’incipit, la matura popolana analfabeta, ma resa dotta dalla vita, dalla loquela esclusivamente dialettale, determinata, perseverante e ostinata come forgiata a una scuola di alta logica costruita sulla forza del sentimento, ex-prostituta mantenuta per numerosi lustri da Don ‘Mimì’ Soriano - ricco commerciante napoletano con cui ha convissuto fungendo da vera moglie - ma redenta e dotata di forti e solidi e autentici valori come il senso materno e l’aspirazione all’unità familiare, subisce le ire di quest’ultimo costretto a sposarsi con l’inganno, ma deciso a ripudiare tali nozze.
La reazione della donna tra il ragionato e il passionale farà cambiare idea al maturo signore grazie a uno sfogo/confessione in cui tra l’altro emergerà la sua dignità di madre di tre figli (“che rappresentano, come precisato dallo stesso Eduardo, le tre forze dell'Italia: l'operaio, il commerciante, lo scrittore”) di cui uno di Don Mimì che, dopo avere cercato vanamente di individuarlo, si arrenderà alla filosofia (i figli sono tutti uguali) di una lottatrice fantastica che affascina le platee di tutto il mondo per la forte carica umana ed emotiva del suo affetto materno
Francesco Rosi tiene le fila di questa celeberrima ‘storia d’amore’ che affronta temi sociali quali la prostituzione e i figli illegittimi (N.N. come venivano definiti), argomento scottante per Edoardo - per la sua esperienza diretta di figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta - e per la società che lo dibatteva allora tanto che un anno dopo la prima rappresentazione dello spettacolo viene sancito dall’Assemblea Costituente il diritto-dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare anche i figli nati fuori dal matrimonio.
Interessante, misurata e piacevole l’interpretazione di Luca De Filippo, non altrettanto si può dire di Lina Sastri che si esprime in un dialetto chiuso e ostico (forse per accentuare l’aspetto popolano della protagonista, ma con esiti negativi) privando il pubblico del diritto/piacere di godere di un dialogo comprensibile.
Divertenti e gradevoli le caratterizzazioni della serva/amica e dell’avvocato, uomo di fiducia di Don Mimì in uno spettacolo che evoca un grande teatro.
Milano, Piccolo Teatro, 25 novembre 2008
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