MISERABILI - IO E MARGARET THATCHER
LO SPETTACOLO
Autore: Bajani-Monguzzi-Paolini-Signori Descrizione
Marco Paolini, torna in teatro dopo Il sergente, adattamento del romanzo di Mario Rigoni Stern Il sergente della neve. Attivo fin dagli anni Settanta, si è affermato presso il grande pubblico con il suo teatro civile, in cui ha saputo raccontare con lucidità e completezza di informazione alcuni inquietanti fatti di cronaca italiana, spesso ancora avvolti nel mistero (su tutti Vajont e I-TIGI Racconto per Ustica). I Mercanti di Liquore (Lorenzo Monguzzi, Piero Mucilli, Simone Spreafico) è il gruppo musicale che accompagna dal vivo Paolini in questo spettacolo. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
SOCIALE LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Simona Innocenzi
Miserabili “Questa di Miserabili è una ballata, una ballata sul tempo che è denaro e sul denaro che non è tempo.”Marco Paolini in questa ballata ci ricorda che abbiamo uno stile di vita che dovrebbe essere l'armoniosa unione di politica ed economia. Da quando la politica in Italia è morta di vecchiaia, da quando è rimasto solo un simulacro laido, putrefatto e stantio, da quando l'economia ha preso il sopravvento ingurgitando l'intera società, il nostro stile di vita è saltato in aria concedendo soltanto a pochi frammenti di restare in noi. Abbiamo lasciato che l'economia scegliesse per noi la rotta, la nave, la velocità, stuprando il nostro tempo, unico detentore della nostra concretezza di essere umano, della nostra libertà. Per i Miserabili non c'è scelta. Obbligati a rientrare nel meccanismo orgiastico della società contemporanea la quale, nonostante sia stata in grado di raggiungere in tempi memorabili il fallimento sotto ogni punto di vista, continua andare a velocità forsennata contro l'inevitabile naufragio. Oggi quella stessa borghesia che è stata capace di spezzare le gambe all'economia mondiale applaudiva compiaciuta ad ogni battuta di Paolini. L'intero teatro Argentina, ossia quella fetta della società romana che di romano ha ben poco, che risiede nei pressi del centro storico: l'Élite romana, rideva e applaudiva alle coltellate tirate con dolcezza ma con estrema determinazione dal comico veneto proprio verso quella Élite. Eppure Paolini ce l'ha messa proprio tutta per cercare di far capire le sue denuncie, non per trasmetterle come notizia buttata là per far sorridere, ma per cercare di segnare alcune piccole tracce per farci ritrovare, grosso modo, la stella polare nel vuoto infinito di una interminabile notte oceanica. Tabula rasa. Ma non perdiamoci d'animo, la nostra speranza dovrà sopravvivere a noi stessi. Visto il 02/12/2009 a Roma (Rm) Teatro: Teatro Argenitna La recensione di Alessandra Borini
Con questo spettacolo Paolini ci propone un tema molto delicato dei giorni nostri: il continuo mutare della società ed i problemi ad essa connessi. Una società sempre in evoluzione o, a seconda dei punti di vista, involuzione: sottostiamo sempre più all’economia, alle regole di mercato e alle tecnologie .
Paolini, accompagnato musicalmente dai “ Mercanti di Liquore”, ci offre una panoramica sulla metamorfosi della società italiana dagli anni ottanta ad oggi.
Lo spettacolo inizia con una frase che risulta emblematica ai fini della narrazione : “è inutile, c’è un sacco di roba inutile”. E da questa frase inizia a sviscerare temi di grande attualità: il petrolio, la crisi immobiliare, la globalizzazione, le incertezze legate al lavoro sempre più “determinato”, il debito pubblico dei paesi poveri, ma anche di quelli ricchi...
Paolini ci spiega la storia e l’economia attraverso episodi e personaggi.
Il fulcro della rappresentazione è il dialogo a più riprese tra Paolini, nei panni del suo alter ego Nicola, e l’ex Lady di ferro Margaret Thatcher. Da qui lo spunto per trattare vari temi : il lavoro oggi sempre più precario, le conquiste degli anni ’70 della classe operaia che si sono ben presto vanificate e trasformate in sconfitte, la concentrazione sempre maggiore che abbiamo su noi stessi a scapito della collettività…
Il problema è la società, è essa a dover cambiare, a dover diventare più a misura d’uomo.
Un Paolini un po’ raffreddato, ma di grande bravura, che ha riempito il teatro Chiabrera e ha suscitato riso e sorrisi negli spettatori. Grande abilità da parte dei “ Mercanti di Liquore” che nelle loro ballate riprendono i temi declamati da Paolini.
Molti gli applausi.
Unico difetto la lunghezza: due ore e un quarto, un po’ eccessive per questo tipo di spettacolo.
Teatro Chiabrera, Savona, 5 dicembre 2007.
La recensione di Manuel Broccardo
Un Marco Paolini molto molto particolare non troneggiante nella veste di narratore ma di trascinatore in uno spettacolo dove racconta, canta, si diverte e cambia parfino una parte nel finale.
Toglie di bocca le parole sull'economia e le condizioni di lavoro attuali che tutti vorremmo urlare e ne fa tesoro portando gli esempi di un passato ormai lontano.
Accanto i mercanti di liquore che con voce e musica danno velocità, movimento alla parola e molto testo ben preparato.
Schio (VI) - Teatro Astra, 1 dicembre 2006
La recensione di Anna Maria Zucchelli
Marco Paolini con l'ausilio della band i Mercanti di Liquori, ha raccontantato per ben due ore (eccessive) la metamorfosi della società italiana a partire dagli anni '80.
La bravura di Paolini la conosciamo da anni, anche tramite la televisione, ma anche in teatro l'attore veneto riesce a portare tutto il suo carisma col quale, battagliero e fiero, conquista il pubblico.
Lo spettacolo, basato su un immaginario dialogo che il protagonista Nicola (Marco Paolini) intrattiene con l'ex Lady di Ferro Margaret Thatcher, racconta il cambiamento degli italiani. Monologhi e ballate a sfondo e contorno, ma in fondo Paolini non racconta niente di nuovo, niente che già non sapessimo. Sicuramente la chiave ironica, con battute però a volte vecchie, aiuta ad apprezzare il monotono attacci alle problematiche italiche.
Pecca dello show, sicuramente la lunghezza, con pause musicali troppo lente; il tutto si poteva benissimo riassumere in meno tempo.
Teatro pieno (ma si sa, ogni spettacolo ha il suo pubblico!), applausi entusiasti e infiniti da una porzione di società che, già fuori dal teatro prima dello spettacolo, dava l'impressione di andare a un "comizio".
Cremona, teatro Ponchielli, 25 gennaio 2007
La recensione di Petra Motta
Marco Paolini ci ha abituato, fin dagli esordi come autore, a un teatro di denuncia sociale, potente e arrabbiato, ironico e malinconico; e anche il suo ultimo lavoro, “ Miserabili - Io e Margaret Thatcher”, ha la forza dirompente delle idee del contestatore Paolini, che non si rassegna davanti alla sconfortante deriva del mondo, e della sua/nostra Italia.
Paolini avverte il pubblico che il suo spettacolo non è un punto di arrivo; non è il risultato finale di un lungo ragionamento; è un ‘carrello della spesa’ in cui getta tutte le idee e le riflessioni sugli ultimi anni di vita italiana e mondiale e ce le presenta in questo ‘work in progress’ itinerante.
Sempre coadiuvato dai bravissimi Mercanti di Liquore - che lo accompagnano durante tutto lo spettacolo con le loro ballate di denuncia, parte integrante del testo teatrale - l’autore-attore bellunese individua nel 1979 l’anno della svolta di un epoca, della fine della modernità, dell’inizio della crisi. In quell’anno ci fu la salita al potere di due capi di stato di nazioni lontane, ma potenti - Margaret Thatcher e l’ayatollah Khomeyni – e Paolini, spiazzando il pubblico come solo lui è capace di fare, individua nella prima la causa di ogni male presente e futuro.
La Thatcher, più di Khomeyni, di Regan, di Saddam e di Bush, è stata la creatrice del liberismo sfrenato, senza regole né umanità; della conversione della società in un insieme di individui indipendenti e disinteressati l’uno dell’altro; della fine dell’epoca moderna caratterizzata da uno stato sociale, dalla classe operaia, dalle lotte sindacali, dai principi che avevano mosso fino ad allora i lavoratori e le loro famiglie.
Paolini vede nella lady di ferro l’icona della nascita della post-modernità in cui ancora viviamo, un’epoca dominata dalla New Economy, dalle quotazioni in Borsa, dall’accelerazione, dalla mancanza perenne di tempo e di denaro; un’epoca in cui tutti – i ricchi che non riescono a porre un limite alla propria ambizione sfrenata di guadagno, e i poveri che non riescono più a stare al passo – sono ‘miserabili’. Quello descritto da Paolini è un mondo di miserabili condizionati dalla televisione e dalle banche, dal lavoro sempre più precario e sempre meno umano, dalla smania di acquistare e consumare senza un perché.
Per sintetizzare visivamente la fine della ‘belle epòque’ che aveva caratterizzato l’Europa dal Dopoguerra al 1979, Paolini si aggira tra due tavole apparecchiate sulle quali giacciono abbandonati i resti di una cena sontuosa. La grande abbuffata è finita; il convivio dell’umanità attorno alle possibilità offerte dalla ricostruzione si è sciolto; alla tavola di questa ’ultima cena’ profana non resta che accasciarsi su se stessa e crollare.
È uno spettacolo che, tra scroscianti applausi a scena aperta, scatena a tratti il riso, a tratti la rabbia del pubblico, ma sempre aiuta a riflettere sul mondo presente, guardando il passato più vicino, vissuto da molti di noi in prima persona.
L’unico difetto percepibile che non permette di parlare di ‘capolavoro’ è talvolta una mancanza di compattezza nell’alternarsi di canzoni e storie, monologhi e personaggi, che si succedono in una teoria che sfugge all’immediata comprensione del pubblico. Ma è un ‘work in progress’ e sono sicura che Paolini continuerà a smussarlo e ritoccarlo fino a raggiungere la forma perfetta.
Bergamo, Teatro Creberg, 24 gennaio 2007
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