PRIMA PAGINA
LO SPETTACOLO
Autore: Ben Hecht e Charles Mac Arthur Descrizione
Siamo nella Chicago del 1929. Il reporter Hildy Johnson (Gianmarco Tognazzi) ha deciso di sposarsi e lasciare la vita del cronista per quella del pubblicitario. Burns, il direttore dell'Examiner (Bruno Armando) decide che il suo reporter è troppo importante per il giornale e non esita a tramare per mandare a monte il suo matrimonio. Per trattenerlo cerca di affidargli la cronaca scottante di una probabile condanna a morte. Ironia della sorte, il condannato fugge e casca in braccio proprio a Joh Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLa Redazione La Redazione LA LOCATION
SAVOIA Repliche passate (dal 10/03/2007 al: 11/03/2007) LE RECENSIONILa recensione di Monia Orazi
Corridonia (MC), Teatro Velluti, “Prima Pagina” di Ben Hetch e Charles McArtur
CINISMO, VITA E UMANITA'
I fantasmi del giornalismo d'assalto, tutti insieme appassionatamente, popolano la scena di Prima Pagina. Cinismo, spregiudicatezza, la notizia a tutti i costi, la vita privata al servizio dello scoop, rappresentati con un sentire grottesco ed esasperato: al posto di Walter Matthau e Jack Lemmon ci sono Gianmarco Tognazzi (il reporter Hildy Johnson) e Bruno Armando (il direttore del giornale), ma la presa della storia sullo spettatore rimane la stessa. Sullo sfondo la critica alla pena di morte, con la possibile condanna di un uomo innocente, la corruzione di chi la giustizia dovrebbe applicarla, anziché scavalcarla per fini personali.
Nella scena è il 1929, a Chicago, dentro il tribunale, ma in realtà potrebbe essere oggi. La ricostruzione filologica della rappresentazione, sulla base del testo originale, regala allo spettacolo una patina retrò, ma i temi da quasi un secolo di distanza arrivano intatti nella loro pressione psicologica. L'attenzione dello spettatore corre al parallelo tra schermo e palcoscenico, ma vince il palcoscenico, che lo catapulta in modo più immediato dentro la storia. Il ritmo non scende un attimo, la recitazione incalzante ed ironica, i personaggi racchiusi in una scenografia solida ed avvolgente.
Tutti i giornalisti aspettano all'interno della sala stampa del tribunale l'esecuzione di un anarchico, condannato con una falsa accusa di omicidio. Tra sotterfugi e colpi di scena, Hildy Johnson, che sta per sposarsi e diventare un pubblicitario, va a realizzare il suo ultimo servizio. Il condannato in fuga cade tra le sue grinfie, sfugge alle insidie della polizia corrotta e inizia un nuovo cammino, come il reporter cinico, grazie all'amore.
Il vocione incalzante del direttore, la frenesia della fuga, i vivacissimi guizzi ironici caratterizzano il succedersi delle scene, che scivolano via nello scorrere della storia, legate dal filo del telefono che collega ambienti, vicende e personaggi. Alla fine, il grottesco, la risata e l'ironia non spezzano il giudizio di condanna che traspare dal testo, per un mondo che vorremmo non esistesse più.
Visto a Corridonia (MC), Teatro Velluti, il 17/11/2007
Monia Orazi
La recensione di Daniela Cohen
Buon sangue non mente e questo vale quando parliamo di GianMarco Tognazzi. Non perché in qualche modo assomigli al celebre padre Ugo, che ha segnato il cinema italiano, ma perché ha un certo non so che nel recitare a modo suo, come se le scuole di arte drammatica fossero cose per altri pianeti. Fin dal suo esordio teatrale, ha mostrato di avere maggior presenza scenica del suo alter ego giovanile, quel Alessandro Gassman tanto bello, alto, togo e figlio di Vittorio che prima di mollare ce l’ha messa tutta per trascinare il figlio sul palco, con risultate tristemente da scordare.
GianMarco invece non ha avuto nessuna mano tesa, eppure sa con chi mischiarsi. La compagnia che lavora con lui, unico nome famoso, è composta da attori di grandissimo livello sebbene nessuno sia celebre. Eppure ci sono interpretazioni di straordinario livello, prima fra tutte quella di Bruno Armando, che regala la figura del direttore di giornale, anni ’30 negli Stati Uniti, da manuale. Ovvero, esattamente come tutti pensano che fosse e probabilmente davvero era. Lo stesso dicasi per gli altri eccellenti colleghi, da Corinna Lo Castro nel ruolo della fidanzata svampita, a Roberto Tesconi, Jean Marie Ferry, Fausto Scialappa e Mimmo Mignemi.
Unico neo, la durata forse eccessiva. Ma il testo originale era una commedia in tre atti e l’adattamento curato da Edoardo Erba ha sfoltito e aggiornato appena appena, senza voler far mancare i pezzi più salienti e divertenti di una storia che praticamente è nel nostro dna di ingordi consumatori di cult movie. Credo che praticamente tutti abbiano visto Jack Lemmon e Walter Matthau nel film di Billy Wilder del ’75, perfino quelli che credono di non averli mai sentiti nominare. Ebbene, questa curiosa Compagnia delle Indie Occidentali (curioso quantomeno il nome che si sono dati) non ci fa rimpiangere il film perché riesce a raccontare tutta quanta la storia, ci consegna le stupidate e le battute gustose, le frasi che fanno riflettere e quelle che inducono alla risata.
Senza fretta, vale la pena andare a vedere questa commedia brillante e ben congegnata, non a casa scritta da una coppia di fantastici autori che hanno realizzato le migliori sceneggiature di Hollywwod e una quantità di articoli e romanzi, nel corso della loro carriera. Eh già, giornalisti pure loro, al principio…
Milano,
Teatro Ciak,
22 febbraio 2007
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