E PENSARE CHE ERAVAMO COMUNISTI
LO SPETTACOLO
Autore: Roberto D'Alessandro Descrizione
Le vicende di una famiglia storicamente comunista “alle prese con la crisi degli ideali politici e sociali della sinistra che perdono terreno nei confronti delle nuove tendenze consumistico-liberiste delle nuove generazioni”. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura diLaura Mancini Laura Mancini LA LOCATION
SALA UMBERTO LE REPLICHE Posizionati sulla data per conoscere orario e prezzo maxStagione precedente o non previste repliche al momento LE RECENSIONILa recensione di Alessandro Grieco
“LOTTA CONTINUA”
Agrodolce commedia scritta e diretta da Roberto D'Alessandro, “E pensare che eravamo comunisti” è una tragica ed ironica descrizione d’ambiente, per la precisione la circostanziata descrizione di una famiglia borghese e benestante, rigorosamente radical chic, di tradizione puntualmente comunista (nonni, zii e parenti: tutti iscritti al PCI), che misura i propri valori alla luce della crisi degli ideali politici e sociali della sinistra e che, conseguenzialmente, si trova a fare i conti con la deriva consumistica e liberista delle apatiche generazioni berlusconiane, verificando da un lato il progressivo annichilimento del proprio universo etico ed ideologico e, dall’altro, l’assoluta vacanza d’impegno politico e civile che caratterizza i ragazzi che hanno oggi vent’anni, che caratterizza cioè i figli di una gigantesca ed intollerabile delusione storica che, avendo travolto i padri, ha poi tristemente e necessariamente deideologizzato la storia dei figli. Visto il 07/09/2010 a Roma (RM) Teatro: Sala Umberto La recensione di Laura Mancini
E pensare che eravamo comunisti Al Teatro de' Servi a Roma debutta lo spettacolo E pensare che eravamo comunisti, di Roberto D'Alessandro, una commedia che narra le vicende di una famiglia storicamente di sinistra, che si trova a combattere con una realtà decisamente diversa da quelle aspettative nutrite nei confronti dei genitori, ma soprattutto dei figli, uno dei quali si candida in un partito di destra, quasi a dispetto dei genitori, che si ritengono offesi da questa presa di posizione. Questa “simpatica” sorpresa e l'arrivo della zia dalla Calabria faranno scoppiare tutte le tensioni già in essere nella famiglia, assistiamo a litigi e a scene strazianti, dove i protagonisti se ne dicono di tutti i colori. Sullo sfondo, il personaggio tragicomico del cameriere di colore, Oba, che nei momenti di riposo legge di nascosto Il Capitale di Marx, con curiosità e meraviglia. Giulia e Rinaldo si sono conosciuti al tempo delle lotte studentesche e delle manifestazioni di protesta contro il sistema. Lei è ancora politicamente attiva alla sezione di Rifondazione e lui, che è passato da Democrazia Proletaria fino al Partito Democratico, lavora nel suo studio professionale e vede a poco a poco crollare tutti i suoi ideali, politici, familiari, di vita, solo un suo grave malore farà tornare le cose come erano e riscalderà tutti gli animi e le incomprensioni. Gli attori recitano in perfetta armonia e sintonia l'uno con l'altro, contribuendo ad una piena riuscita dello spettacolo che, ricco di gag esilaranti, scorre velocemente e lascia trascorrere al pubblico due ore di puro divertimento. Le musiche e la complessa scenografia completano il quadro in maniera eccelsa. Nonostante l'amarezza che sovrasta la piece teatrale, lo spettatore torna a casa soddisfatto e entusiasta nell'avere assistito a tanta meraviglia. A cura di Cristiana CittadiniVisto il 04/11/2009 a Roma (RM) Teatro: Dei Servi SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCI: NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |