TEATRI DI VETRO
LO SPETTACOLO
Genere: festival/rassegna
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Paesano LE RECENSIONILa recensione di Alessandro Paesano
Teatri di Vetro. Un festival in continua crescita
Ha aperto la quarta edizione di Teatri di vetro un festival intelligente che seleziona per il pubblico romano le realtà più importanti del teatro di sperimentazione italiano, spaziando da quello di parola alla danza, impiegando non solo il canonico teatro (la sala) come luogo di performance ma anche le meno consuete, ma lo stesso praticate dalle varie compagnie e gruppi di ricerca ospiti, piazze urbane e altri luoghi cittadini come i cortili dei lotti di Garbatella, quartiere romano in cui ha luogo il festival. Caratterizzato da un biglietto simbolico (5 euro il prezzo intero per singolo spettacolo, 20 euro l'abbonamento a TUTTI gli spettacoli in teatro) e dall'ingresso libero per tutti gli spettacoli all'aperto Teatri di vetro ha l'intelligenza di promuove il teatro non solo con la facilitazione del prezzo del biglietto per gli spettacoli sul palco, ma anche quella di di portare il teatro tra la gente che normalmente crede di non essere all'altezza di una forma d'arte considerata chissà perchè per una élite. Gli spettacoli presentati nei lotti, oltre a intercettare un pubblico di curiosi, coinvolgono infatti anche gli abitanti del quartiere, dei lotti, che assistono curiosi, attenti, sorpresi di apprezzare quel che vedono, scoprendo che il teatro è alla portata intellettuale di tutti, anche loro, (mentre per i vari performer quel pubblico costituisce una verifica ben maggiore di quella degli spettatori a volte paludati dei festival...). Insomma una manifestazione che dimostra come il teatro sia vivo e vegeto, amato e seguito dal pubblico di ogni sorta ed estrazione sociale (e anagrafica, commuove vedere tra il pubblico signore sopra la settantina e giovanissimi liceali...) e come le sorti dell'italica cultura oggi interessi solo ed esclusivamente agli enti locali mentre il Governo tace e taglia il Fus... Teatri di vetro è organizzato da Triangolo scaleno teatro che, oltre a occuparsi di produzioni proprie, organizza il festival grazie al sostegno della Provincia di Roma e della Fondazione Romaeuropa, in sinergia con il progetto OFFicINa 1011, sostenuto dalla Regione Lazio, nell'ambito del quale Triangolo Scaleno ha vinto il bando officine culturali per il 2010-2011, progetto con il quale il festival produce i lavori di Sineglossa, città di Ebla e GMBM dei quali avremo modo di parlare nei prossimi giorni.
PIRMA GIORNATA 14 MAGGIO 2010 Nonostante la pioggia abbia scombussolato il programma originale rendendo inagibili gli spazi all'aperto, lo staff organizzativo del festival è riuscito a far assistere quasi tutti gli spettacoli/istallazioni in programma (con l'unica eccezione di Traccia 03 di Caterina Moroni) seguiti dal pubblico numeroso accorso con attenzione nonostante la pioggia copiosa. Unico spettacolo a non essere stato disturbato dalla pioggia, ospitato sul palco del Palladium, Motel (faccende personali) del Gruppo Nanou di Ravenna, è una trilogia suddivisa in stanze, la prima già presentata a Vertigini (il festival di teatro dell'auditorium di Roma) e la seconda alla rassegna ZTL_pro (che l'ha anche co-prodotta), ospitata nello stesso teatro Palladium. La prima stanza, Il salotto della signora all’ora del te senza la signora ha debuttato l'8 dicembre del 2008 al teatro comunale di Ferrara, la seconda, senza titolo, ha debuttato al festival Fabbrica di Firenze lo scorso 8 maggio c.a. Motel propone una ricerca visiva nella quale gli attori si muovono sul palco in una maniera inusuale approfittando delle scansioni buio/luce per cambiare posizione sulla scena (due sedie e un tavolo bella prima stanza, una poltrona e un divano nella seconda) comparendo e scomparendo dalla scena come se venissero da essa inghiottiti o da essa emergessero (l'uomo entra sotto il tavolo e ne esce la donna...). In un'atmosfera in bilico tra il ricordo, l'istantanea fotografica, il frammento di tempo, un altrove erompe con tutta l'icasticità di una presenza fantasmatica. Bravissimi gli attori a muoversi in maniera atletico-performativa sulla scena, manipolando oggetti, e arredi, mentre alcuni indizi/dettagli alludono a omicidi, violenze, ire (soprattutto nella stanza seconda) e le luci immergono la scena nel buio, o in un'atmosfera crepuscolare, mentre le musiche, o, meglio, i rumori, rimandano a radiogiornali dei quali non si distinguono le parole, ribadiscono i gesti d'efferata violenza con un rumoroso e disturbante loop sonoro martellante e metallico, riproducono rumori di stoviglie, mentre la posa degli attori si fa ora plastica, ora evocativa, ora in fervente movimento mentre un solerte facchino (nella stanza seconda) elimina gli indizi, rimette la scena a posto, fa tornare la stanza nella normalità dell'inizio. Una ricerca interessante ma un poco algida, criptica, ostica e, ci duole dirlo, intellettualistica, forse eccessiva anche nella durata (mezzora per ogni stanza) dove la ripetizione, piuttosto che costituirsi come cifra stilistica, va a detrimento dell'impatto emotivo dell'allestimento, allontanando lo spettatore invece di invogliarlo a entrare nella messa in scena. Questo nonostante la prima stanza sia introdotta da un uomo con la tuba in testa che svolge un rullo di carta bianca sul quale sono scritte alcune frasi rivolte allo spettatore (tutto questo è stato preparato per te, ricordati di me). Capiamo l'intento dell'allestimento di rendere lo spettatore un voyeur cui è dato di guardare alcune faccende personali che non può (o non deve) decifrare completamente, ma l'effetto straniante finisce per intimidire lo spettatore che alla fine rinuncia di capire e assiste passivamente allo spettacolo. Almeno, questo è l'effetto che ha sortito su chi scrive.
Love Car di Macellerie Pasolini. Un'istallazione perfetta, precisa, commovente e gioiosa il cui senso emerge senza alcun bisogno di spiegazioni almeno per chi vi ha assistito. per chi legge adesso queste righe basterà il breve programma di sala: Love Car declina il viaggio di un'intera esistenza nell'attimo che precede il suo trapasso (...) portando in primo piano il problema etico e politico dell'eutanasia. Questo è il teatro che più ci piace, ci entusiasmai e ci convince, quello che sa coniugare all'arte della performance semplice ma complessa, dove visivo e sonoro procedono in sinergia ma ognuno per proprio conto a creare la performance, con una tematica sociale, politica, con una argomento che tocca, o dovrebbe toccare, la comunità, il pubblico, la cittadinanza, il Paese. Macellerie Pasolini lo sanno fare da veri Maestri e a loro va tutto il nostro plauso e, cosa più importante va anche il plauso del pubblico, che ha applaudito commosso ed entusiasta. Istituite a Roma nel 2009, Macellerie Pasolini creano, producono e sostengono opere interdisciplinari. Un gruppo da seguire con attenzione.
La coreografia parte dalla ricerca sulla rappresentazione del dolore che non viene illustrato come un sintomo esteriore ma innervato in una pulsione dinamica che parte dall'interno del corpo per emergere con una dirompenza incontenibile necessaria e inarrestabile. La coreografia cerca nel corpo dei danzatori un'energia analoga a quella del dolore, della sofferenza, caricando i muscoli di una tensione accumulata che emerge all'improvviso travolgendo il corpo del danzatore (della danzatrice) proprio come il dolore di cui si cerca l'evocazione.
Anna Basti impressiona per la sua duttilità di danzatrice capace di rispondere agli alti standard che le coreografie di Parrella sempre richiedono. Yoris Petrillo si dimostra un giovane ballerino molto dotato, sia sul piano tecnico che su quello interpretativo. Insieme formano un duo eccezionale che ha dato vita a una versione inedita della coreografia, pensata in origine per Anna Basti ed Enza Carrozzino, (formazione con la quale ha debuttato il 18 ottobre del 2008) e priva della proiezione video che nella scheda tecnica della coreografia è presentata come "facoltativa".
Cie Twain
LOVE CAR Motel
di: Marco Valerio Amico, Rhuena Bracci
SECONDA GIORNATA 15 MAGGIO 2010
Attanagliata dalla pioggia anche la seconda giornata del festival ha visto quasi tutti gli eventi previsti rifugiarsi nel teatro e nel suo foyer (tranne Corde e lamiere che, previsto al lotto 15 è stato spostato al sovrappasso Atac che non abbiamo avuto modo di vedere e del quale, dunque, non parleremo).
Primo spettacolo sul palco Tratte di Gaspare Balsamo, che presenta sulla scena due musicisti e due cantastorie che, giocando sul dialetto siculo, sulla lingua inglese e su quella francese propongono al pubblico un racconto sugli harraga dei mari e dei deserti.
Gaspare Balsamo
Zweisam è una coreografia, in prima italiana, tenera e incantevole relegata purtroppo a un orario peregrino (oltre le 23) data anche la sua durata (oltre l'ora) che avrebbe sicuramente giovato vedere in prima serata.
ZWEISAM
TERZA GIORNATA 16 MAGGIO 2010 La terza giornata di della quarta edizione di Teatri di Vetro si è svolta senza pioggia, permettendo a ogni spettacolo di avere luogo nei siti originali previsti dagli organizzatori. Diversissime le proposte in programma per una serata ad alto contenuto emotivo.
Finalmente ripristinati i luoghi originali del festival Più che piccola, media di Muna Mussie, ha avuto luogo nel cortile del lotto 15 di Garbatella.
PIÙ CHE PICCOLA, MEDIA
Serate Bastarde della compagnia Dionisi presenta una serie di quadri caustici, ironici, comici, drammatici, monologhi, scene a due e a tre, anche in video, nella cornice narrativa, al dire il vero un po' debole, del presunto suicido di una delle tre attrici dello spettacolo, Renata Ciaravino, che resuscita in video (girato come film muto con tanto di didascalie), ed entra trionfale a teatro elargendo caramelle. Renata si cimenta come presentatrice televisiva di un reality che vede protagoniste donne con gran parte del corpo ustionato (sfruttando le cicatrici vere di Carmen Pellegrinelli), poi in un monologo esilarante su una donna di sinistra nel 2010. Seguono un monologo toccante, magistralmente interpretato da Silvia Gallerano, su di una pensionata con figlio malato di mente che si sfoga aiutando il figlio a dar fuoco con la benzina a un barbone pakistano, e un altro monologo altrettanto toccante, sulla precarizzazione delle nostre esistenze, interpretato da Carmen Pellegrinelli, che induce donne normali a prendere dai cassonetti cappelli sporchi di merda. Un secondo video in cui le tre protagoniste si cimentano in una versione araba di Sex and the City anche se vuole ironizzare sul divari lo stile di vita occidentale e le condizioni di miseria che ci sono in medio oriente risulta superficiale e rischia di far ridere di e non con le donne arabe, ritratte sempre col burqua...
SERATE BASTARDE
L'ultimo spettacolo di una ricca e intensa giornata è il primo studio di Città di Ebla di Forlì ispirato liberamente al racconto di Kafka La Metamorfosi.
Il risultato scenico è una istallazione complessa nella quale campeggia una stanza da bagno ricostruita sulla scena, con tanto di lavello, vasca, doccia e water, la cui parete frontale è di plexiglas trasparente che consente di vedere l'interno. Sulla sinistra, fuori dalla stanza da bagno,m una poltrona e un tavolino con telefono. Un uomo, dopo essersi spogliato mentre ascolta alcuni messaggi lasciati sulla segreteria telefonica, nei quali varie persone a vario titolo gli ricordano tutti i suoi obblighi sociali, di manager, di figlio di fratello, cerca di sottrarsi a un perentorio invito a cena del padre, chiudendosi nell'intimità del bagno, dove può stare con se stesso, seguendo i ritmi del suo corpo abbandonandosi a percorsi fisici dimenticandosi dapprima del mondo esterno e poi tornando a guardarlo al di qua del plexiglas, sorta di membrana che dal mondo lo separa. Ma da quel bagno esce comunque ed è costretto a rientrare nella macchina affettiva che credeva di aver abbandonato. Si veste di un esoscheletro a forma di scarafaggi e si reca alla festa.
LE METAMORFOSI prima mutazione
QUINTA GIORNATA 20 MAGGIO 2010 La serata odierna di Teatri di Vetro è dedicata alla danza con un ricco programma di coreografie che spaziano diversi ambiti della ricerca contemporanea ai quali si aggiungono le coreografie già presentate nei giorni precedenti (Feroce prèsence eZweisan).
Vinnie Straniero, presenta in prima italiana la sua piccola (nella durata) coreografia a due 100 schritte [100 passi]. Una ricerca coreografica sull'incontro tra un uomo e una donna. Ognuno con le proprie peculiarità caratteriali che vanno al di là di quelle catalogate dall'appartenenza ai sessi. In scena un uomo e una donna. Lui è pavido, forse timido, più contenuto nei movimenti di lei, che si muove seguendo un suo stile, che non modifica nemmeno quando incontra lui. Insieme costruiscono passi a due o vanno ognuno coreograficamente per contro proprio. La voce di catrame di Paolo conte, in Via con me sancisce l'incontro-scontro, il corteggiamento suggerendo una danza a due. Uomo e donna sono simili e dissimili sembra dirci la coreografia, simili quando entrambi cadono a terra presi dalla stessa emozione, dallo stesso movimento, dissimili quando le belle prese in cui lui la accoglie letteralmente su di sé, durano poco, perchè lui perde subito interesse la lascia scivolare a terra (un omaggio evidente a Pina Baush) mentre la musica li incalza e li costringe inesorabilmente in un passo a due che li vede concludere insieme anche se nessuno può garantire che durerà...
100 SCHRITTE – 100 PASSI
ANIMALHOME G.M.B.M. (Roma) - (debutto) Con: Beatrice Magalotti e Giovanni Magnarelli - Luci: Marco Fumarola Co-produzione: OFFicINa1011 di triangolo scaleno teatro, Duncan3.0
Relegato in un orario tardo, per motivi di programmazione, ha concluso la serata lo splendido, felicissimo e indimenticabile Non facciamone una tragedia della compagnia italo-svizzera Progetto Brockenhouse.
NON FACCIAMONE UNA TRAGEDIA Visto il 14/05/2010 a Roma (RM) Teatro: Palladium SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCI: NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |