SGARBI, L'ALTRO
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 1
LO SPETTACOLO
Autore: Vittorio Sgarbi Descrizione
Gli mancava solo questo: salire sul palcoscenico, per raccontare l'arte, le donne, la cultura, il paesaggio, la politica, tutti gli aspetti della sua visione del mondo e della sua cultura.
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone LE RECENSIONILa recensione di Daniela Cohen
Gli sgarbi di Sgarbi Vedere sempre più spesso lo Sgarbi in tv a magnificare il suo ultimo, stravagante 'successo teatrale' mi porta a intervenire. Perché io ho trovato nauseante che un personaggio approdi sulle assi di un palcoscenico per affermare il proprio edonismo e inesauribile narcisismo e trovo che farebbe meglio a starsene a casa. Partiamo dall'inizio: Vittorio Sgarbi entra in scena travestito da prete e legge, davanti a un leggio, un brano tratto da un romanzo scritto da un ebreo che inventa il ritrovamento di un testamento trovato in una bottiglia, nascosta fra le rovine di una casa distrutta a Varsavia, durante la seconda guerra mondiale. C'è scritto quanto pensava un uomo che vide distrutta la propria famiglia, compresi sei figli e amici, compagni e conoscenti, tutti gli inquilini di un quartiere del ghetto che veniva raso al suolo dai carri armati nazisti a seguito della rivolta ebraica che tentò di ribellarsi alle infami leggi cui tutti dovevano sottostare. Il pezzo è emozionante e Sgarbi fa la sua bella figura, senza certamente rendersi conto che all'interno della traduzione ci sono anche vere preghiere tratte da testi sacri. Ma, oltre a lodare il Signore, l'uomo si infuria contro il volere di un Dio che ha voltato lo sguardo altrove per non vedere quanto accadeva sulla Terra, eppure questa vittima continua ad amarLo furiosamente. Ora, che c'entrava presentarsi travestito da prete? Appena terminato questo brano, Sgarbi esce dal palco e vi torna normale, in pantaloni e camicia bianca. Raccoglie gli applausi, parla un po', in breve rientra in sè stesso e comincia a insultare il sindaco Moratti, altri sindaci e assessori comunali che hanno permesso la distruzione di una villetta privata ma liberty e tutti quelli che hanno avuto a che farci, ovviamente definiti a dir poco ignoranti. Come mai lui invece è così colto e sensibile? Attenzione, che ce lo spiega. A breve ci viene rifilata una inesauribile sfilza di fotografie scattate da un suo amico a casa sua (di Sgarbi) dove lui è cresciuto coi suoi genitori, stracolma di statue e quadri, mostrate con scatti che finiscono per dare una leggera angoscia. "Par d'essere al Musocco" è il commento più lieve. Inoltre, la regia (?) non ha previsto che il protagonista (Sgarbi) avesse il tempo per descrivere ogni singola statua, i busti, i santi e le madonne con occhi rivolti al cielo e mani giunte. Per quanto sicuramente i drappeggi delle loro vesta siano fantastici, il tutto risulta assurdo e ridondante, specie quando gli unici commenti si riducono, per mancanza di tempo, a: "Questo è mio, questo pure è mio, questo l'ho comprato 10 anni fa, questo l'ho comprato 20 anni fa, questo l'ho fregato dalla villa di Berlusconi, che tanto lui non capisce niente d'arte..." e così via, certo convinto che gli applausi avrebbero sancito la sua magnificenza e lungimiranza nel compiere razzie e acquisti. Poi ci viene mostrato per un tempo lunghissimo il Cristo del Mantegna, quel bel dipinto in cui il Gesù è visto in verticale, una prospettiva speciale e affascinante. Beh, Vittorio Sgarbi si dilunga sì nel mostrarne la bellezza ma finisce col paragonarlo alla celebre foto del Che Guevara morto, pure lui ripreso in verticale, che così si sminuisce, si rimpicciolisce, secondo Sgarbi. Ora, io ho un ricordo di quella immagine come quella di un uomo non solo ammazzato ma pure torturato, pestato a morte e poi ricomposto solo per permetterne la fotografia che dimostrasse al mondo la fine del Che. Mentre il quadro del Cristo del Mantegna è certamente quello di un uomo morto ma bello, con dei muscoli che lasciano a bocca aperta, addominali e quadricipiti in ottima forma. E un incarnato bluastro sì ma con ferite solo a mani e piedi. Che c'entra la foto terribile del Che Guevara? Secondo me c'entra esattamente quanto recitare un toccante brano di storia ebraica romanzata travestito da prete: un cavolo di niente. E' un peccato perché Vittorio Sgarbi è sicuramente colto e potrebbe, invece di polemizzare e dire che "se a teatro ci va gente come Sabina Guzzanti e Marco Travaglio" intendendo che lui è mille volte più interessante di loro, purtroppo non ha regia, nessuno lo controlla e lui da solo è logorroico e scivola fuori tema troppo spesso. Non ci si capisce un tubo, insomma, dello spettacolo, che tale infatti non è. In conclusione, io la conclusione me la sono risparmiata. Per quanto fossi seduta in pieno centro di una lunga fila di poltrone, ho notato che attorno a me tutti si guardavano in faccia ormai sconvolti e sconsolati da un pezzo, fino a che ci siamo alzati e siamo usciti tutti alla chetichella, per non disturbare, benchè a uscire fossero davvero in tanti. Due ore davvero sprecate e non m'interessa sapere cosa sia accaduto nell'ultima mezz'ora. Mi è tornare il sorriso sulle labbra soltanto alla battuta raccolta fuori, fra una coppia che si allontanava in fretta. Lui: "E pensare che costa 30 euro... Mi è venuto il mal di pancia!". E lei, dolce: "Non sarà quello che abbiamo mangiato, caro...?".Visto il 10/01/2010 a Milano (MI) Teatro: Ciak Webank,it La recensione di Wanda Castelnuovo
“SGARBI, L’ALTRO” APPASSIONA E COINVOLGE Al Teatro Ciak di Milano ‘incipit alla grande’ per Vittorio Sgarbi attore che ha mantenuto quanto promesso disvelando “Sgarbi, l’altro” intelligente, colto, raffinato, appassionato e vibrante di santa indignazione di fronte all’imbecillità (termine utilizzato in senso puramente filologico con il beneplacito di Cicerone) umana sia che alberghi in pubblici amministratori, sia in altri personaggi comunque affetti dalla presunzione dell’ignoranza. Non solo, ma anche spiritoso e ironico quanto può esserlo chi è pronto e brillante perché dotato di una solida competenza. Un grande affabulatore incurante di tradire i tempi teatrali previsti (non un’ora e quaranta, ma più di due ore e mezzo) per raccontare e raccontarsi attraverso un discorso ipotattico in cui le proposizioni subordinate abbondano senza farlo risultare oscuro, ma sempre chiaro, pulito e lineare, d’una semplicità che è figlia di una grande preparazione e di un’ottima padronanza della lingua. Lo stesso Sgarbi che come assessore alla cultura di Milano ha sempre reso le conferenze stampa piacevoli, interessanti e non sibilline. Battesimo con un successo strepitoso per la nuova carriera artistica del critico d’arte che, diventato attore, riesce a condurre uno spettacolo imperniato completamente su di lui, senza coreografia se non all’inizio un abito vagamente talare con un collo particolarmente curato e l’apporto di filmati sul grande schermo in fondo al palcoscenico: un’affascinante semplicità. Dopo avere letto un pezzo letterario di grande intensità, anche se un po’ lunghetto, il nostro inimitabile Vittorio ha costruito lo spettacolo sul ‘fil rouge’ del ‘crollo’ spaziando dagli eventi di portata mondiale a crolli e distruzioni prodotti dall’insipienza umana e avvalendosi di filmati in uno dei quali ha permesso a Sgarbi di arrabbiarsi veramente, ma non in diretta. Ben riuscita la presentazione di microscorci della casa di famiglia - in cui ha maturato una grande sensibilità artistica - con quadri, sculture che abitano da veri padroni gli spazi dialogando tra loro e facendosi una sorta di compagnia: una dimora il cui solo pensarla lo riposa e lo rasserena. E non si hanno dubbi che ogni sera ci saranno novità tanto più eclatanti quanto più lo spettacolo cambierà città - numerose sono infatti quelle che verranno toccate nel corso della stagione - e non solo giovedì 12 novembre quando Sgarbi dal palco del Ciak duetterà con Morgan (altra bella mente con cui ho avuto la fortuna di scambiare due piacevolissime chiacchiere) direttamente da ‘X Factor’.Visto il 10/10/2009 a Milano (Mi) Teatro: Ciak Webank,it SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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