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RAIN - COMME UNE PLUIE DANS TES YEUX
Rain   Comme une pluie dans tes yeux

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LO SPETTACOLO

Autore: Daniele Finzi Pasca
Regia: Daniele Finzi Pasca
Genere: spettacolo circense
Compagnia/Produzione: Cirque Eloize

Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone
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LE RECENSIONI


La recensione di Mariella Moresco

Spensieratezza e gioia di vivere le emozioni di un corpo giovane, cercate nelle più semplici ed infantili attività. Questo trasmette il bellissimo spettacolo del Cinque Eloize, presentato da uno straordinario gruppo di poetici acrobati che incantano il pubblico con performances strabilianti per bravura e perfezione tecnica (dai difficilissimi tripli salti mortali agli incredibili esercizi di equilibrio e forza dei corpi che si sorreggono vicendevolmente in orizzontale appoggiandosi su parti incredibilmente ristrette del corpo del compagno, alla scioltezza con cui le acrobate si sorreggono vicendevolmente e si arrampicano sui trapezi, al numero magnifico dei corpi rotanti nei cerchi, alla stupefacente scioltezza e velocità delle piroette) ma anche con ironia, gusto del divertimento e una coreografia molto bella che fluisce con l’apparente semplicità della perfezione. Un quadro dopo l’altro, senza stanchezza, sempre con allegria frizzante, passando dal virtuosismo alla clownerie, mescolati nella stessa scena o in rapida successione, gli artisti stupiscono per tutto il tempo dello spettacolo per concludere con gioiosi e liberatori giochi nell’acqua in cui si tuffano, sguazzano, si divertono e sotto la quale, tra lo stupore del pubblico, chiudono in poesia uno spettacolo veramente indimenticabile e imperdibile. Moltissimi gli applausi nel corso dello spettacolo e ovazione finale di un pubblico entusiasta. Milano, Teatro Strehler, 11 marzo 2009
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Voto: Voto del Redattore: Mariella Moresco


La recensione di Petra Motta

L’anno scorso, Daniele Finzi Pasca e il Cirque Eloize ci avevano immersi nelle magiche atmosfere dell’immaginario felliniano grazie a “Nebbia”; quest’anno, il Teatro Donizetti ha ospitato la prima nazionale di “Rain”, il secondo capitolo della Trilogia del Cielo della quale “Nebbia” costituiva la perfetta conclusione. Dall’onirico mondo del regista riminese, immerso nella foschia e nelle sue pallide suggestioni, “Rain” è tornato a un’ambientazione più terrena, più tangibile, che strizza l’occhio al capolavoro di Wim Wenders “Il cielo sopra Berlino”, dedicandogli una scena emozionante tra un angelo in completo chiaro e una trapezista in un bianco cerchio sospeso. Come “Song of Childhood”, poesia scritta da Peter Handke per il film di Wenders, è il tema ricorrente che riconduce all’infanzia, alla sua magia, alla sua estraneità alle brutture della vita adulta, così in “Rain” l’infanzia è la protagonista di un grande spettacolo acrobatico e circense. L’età infantile – sembrano dirci Finzi Pasca e i suoi splendidi attori-acrobati - è l’unico periodo della vita umana in cui tutto è ancora possibile, in cui ci si stupisce per qualsiasi cosa, in cui ci si diverte a saltare nelle pozzanghere, a correre sotto la pioggia, ad accogliere con la bocca aperta le gocce che cadono dal cielo. E dal cielo del teatro di “Rain” piove veramente di tutto: messaggi scritti su fogli colorati, scarpe, persone. Tutto cade e si ferma al suolo. Tutto precipita e ferma la sua corsa, obbediente alla forza di gravità. Gli acrobati del Cirque Eloize salgono su cerchi oscillanti nel vuoto; si avvolgono e si arrampicano su morbidi nastri, su pianoforti, su scatole che contengono il mare; saltano e piroettano su altalene, travi, cuscini imbottiti; ma scendono sempre a terra, ironizzando sulla vita del circo e sui suoi abitanti, sui contorsionisti, i clown, i giocolieri. Alla fine di tutto giunge inaspettata e sospirata una pioggia purificatrice, che trasforma tutti in bambini. Non più giocolieri e acrobati professionisti, a popolare il palcoscenico inondato sono fanciulli in pantaloncini e maglietta, che giocano sotto l’acquazzone estivo annunciato da comiche nuvole gonfiabili. Quale potere liberatorio ha la pioggia! Il potere di rinfrescare e dissetare; il potere di fare ridere e divertire; il potere di scatenare le pulsioni più irrefrenabili dell’animo umano, come un applauso lungo quanto uno scroscio d’acqua, con il quale il pubblico ha ringraziato gli attori di “Rain” per avergli regalato due ore di fanciullezza. Bergamo, Teatro Donizetti, 6 gennaio 2009
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Voto: Voto del Redattore: Petra Motta

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