PIGMALIONE
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 2
LO SPETTACOLO
Autore: George Bernard Shaw Descrizione
In Pigmalione, probabilmente la più nota tra le sue opere teatrali, George Bernard Shaw affronta i temi fondamentali della sua polemica: la lingua, la discriminazione sociale, l'assistenzialismo l'emancipazione della donna. Henry Higgins, eccentrico professore di fonetica, scommette con il colonnello Pickering di riuscire a educare in soli tre mesi una piccola fioraia ambulante, Eliza Doolittle, a parlare come una gran dama, fino a farla scambiare perfino per una duchessa. Ha inizio dunque una rigorosa opera di educazione a cui contribuisce anche la signora Higgins, madre di Henry. In casa di lei Eliza fa la conoscenza di Freddy Eynsford Hill che resta affascinato dalla ragazza. Finalmente Higgins la presenta ad una festa d'ambasciata, spacciandola con successo per una duchessa ungherese. Ma Eliza, stanca di essere trattata 'come una cavia' gli annuncia che se ne andrà... Pigmalione, scritta nel 1914, è una commedia di maniera del primo novecento, ricca di humour e garbata eleganza. La bella favola di Eliza Doolittle, una sorta di 'Cenerentola della belle époque', ha avuto nel corso degli anni un notevole successo di pubblico; impossibile dimenticare il musical con Julie andrews e la versione cinematografica con Audrey Hepburn (My fair lady, 1964). In questa nuova versione, diretta da Roberto Guicciardini, ad interpretare il severo professor Higgins troviamo Geppy Gleijeses accompagnato da Marco Messeri, Valeria Fabrizi e Marianella Bargilli nel ruolo della fioraia Eliza.
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Tania Croce
Redattrice di Teatro.Org
L'adattamento in vernacolo toscano di Marco Messeri, ha permesso a Marianella di esprimere alla meraviglia i disagi della fioraia "cockney" Liza Doolittle, da lei interpretata magistralmente e che grazie ad un sapiente ed ironico maestro come il professor Higgins (Geppy Gleijeses),è riuscita a comprendere l'importanza del linguaggio ed a dare il giusto valore alle persone ed ai sentimenti.
L'attualità dell'opera scritta da G.B. Shaw agli inizi del '900 passa attraverso le battute di Marco Messeri che nei panni di Alfred Doolittle, il papà della fioraia e della signora Pearce, la governante di Henry Higgins, porta in scena il divario tra ricchi e poveri e la voglia di conquistarsi un posto in società a qualsiasi costo e con qualunque mezzo.
L'agilità di Marianella Bargilli, le ha permesso di saltare sul tavolino durante il ricevimento nella casa della signora Higgins (Valeria Fabrizi).
Anche se l'ingresso di Liza in società non è stato proprio come Higgins avrebbe sognato, la Fabrizi, ha messo in risalto i tratti di una madre ostile ad un figlio intransigente e che per amore della sua fonetica, ha dimenticato l'importanza dei sentimenti.
Ma tutto è bene quel che finisce bene e sulla scena il Pigmalione vivrà accanto ad una Liza nuova, non più fioraia ed ormai donna e dama.
Roma, Teatro Quirino, 14 febbraio
La recensione di Tania Croce
“Pigmalione”, la fiabesca commedia in cinque atti, scritta da George Bernard Show nel 1914, approda al teatro Quirino di Roma il 14 febbraio prossimo con un cast d’eccezione come Geppy Gleijeses, Marco Messeri, Marianella Bargilli e con la partecipazione di Valeria Fabrizi.
L’opera teatrale che è considerata un classico come Shakespeare, è divenuta alla metà degli anni ’50 un musical intitolato “My Fair Lady” prima a teatro poi al cinema con Audrey Hepburn.
La favola di Eliza Doolittle, la piccola fioraia interpretata da Marianella Bargilli, pervade lo spettatore che scommette insieme al colonnello Pickering, che Henry Higgins (Geppy Gleijeses), eccentrico professore di fonetica, riuscirà in soli tre mesi a far parlare la diciottenne Eliza che “indossa un cappottino nero che le giunge a malapena alle ginocchia e le sta stretto, una gonna marrone e un grembiulaccio” come una gran dama.
Il primo atto si apre con le imponenti colonne della chiesa di S. Paolo a Londra, che fanno da sfondo ai personaggi che si affrettano sotto una pioggia estiva. Accanto ai pedoni affannati alla ricerca di un taxi, agli spettatori eleganti in abito da sera e alla gente del popolo, c’è una fioraia, sua madre (Valeria Fabrizi) e un professore.
Si svolgono nella casa del signor Higgins, un vero e proprio tempio di studi fonetici, le lezioni del professore di una delle commedie più famose di tutti i tempi, un’opera sulle differenze di classe che l’accento e la pronuncia rivelano.
Nel ruolo di Pigmalione c’è il professor Higgins, che dopo i grandi successi di pubblico come “L’importanza di chiamarsi Ernesto” e “Un marito ideale” di Oscar Wilde, torna sulla scena accanto a Marco Messeri che veste i panni di Alfred Doolittle, il padre della fioraia.
L’allestimento scenico è imponente come le scenografie ed i costumi sfarzosi nella nuova versione dell’opera diretta da Roberto Guicciardini e tradotta da Masolino D’Amico con le musiche di Matteo D’Amico.
Roma, Teatro Quirino
La recensione di Gianmarco Cesario
Qualche mese fa, all’annuncio delle “nominations” per i premi OLIMPICI, una sorta di Oscar italiano per il teatro, una nostra gentile lettrice si dispiacque perché, nell’elencare le finaliste della terna “miglior attrice emergente” al nome di Marianella Bargilli commentai con un laconico sigh! Nacque così un simpatico scambio di e.mail fra me e la nostra lettrice nel corso del quale lei difendeva la bravura e la professionalità della signora Bargilli, ed io la mia posizione, che non era assolutamente critica nei confronti dell’attrice (che non avevo nemmeno visto in scena) ma nei confronti di un sistema che, trascurando le centinaia di bravissime attrici emergenti che ogni anno applaudiamo sui palcoscenici, ma le cui prestazioni restano in un ingiusto oblio, si accorge della presenza invece di attrici (brave o no che siano) che godono già di una popolarità, spesso non attribuibile alla bravura ma altri fattori contingenti, nel caso specifico una partecipazione al “Grande Fratello”, trasmissione che nulla ha a che vedere con l’arte teatrale. L’appuntamento virtuale fra me e la lettrice, di cui ricordo solo lo pseudonimo “Blue dolphin”, fu fissato in occasione del debutto napoletano di “PIGMALIONE”, lo spettacolo per cui la simpatica attrice toscana era finalista agli OLIMPICI. Devo subito quindi dare atto alla Bargilli e alla nostra amica che effettivamente non mi sono trovato davanti al solito sprovveduto (teatralmente parlando) personaggio televisivo, anzi Marianella Bargilli ha sicuramente le carte in regola per essere considerata attrice. Si è misurata con un personaggio non facile, caratterizzato fortemente nella rima parte, interpretato con pulizia ed eleganza nella seconda, risultando convincente e misurata. Resto tuttavia nella convinzione di quanto scrissi in quell’occasione, poiché il fatto che una brava attrice come la Bargilli debba passare per il Grande Fratello e per le pagine dei rotocalchi di gossip per raggiungere la notorietà è sicuramente specchio di tempi tristi. Detto questo e riaffermando la buona prestazione della protagonista, resta ben poco da dire di uno spettacolo lungo, noioso, appesantito da continui ed inutili cambi di scena che avvengono con l’abusata e poco teatrale trovata dei bui. Quasi tre ore di spettacolo che il ritmo lento delle scene (soprattutto nella seconda parte) ha fatto sembrare ancora di più. A nulla valgono la bravura di quasi tutti gli interpreti tra cui spiccano, oltre alla sullodata Marianella, un elegante Geppy Glejeses, un frizzante (almeno lui) Marco Messeri utilizzato, non si capisce bene perché, nel doppio ruolo della governante e di Arthur Doolittle, e la simpatica Valeria Fabrizi. Nemmeno i costumi ricchi, le scenografie impegnative e le musiche che fanno il verso a “My Fair Lady”, il musical ispirato proprio a questa commedia di Shaw, contribuiscono a salvare il pubblico da una inevitabile reazione soporifera.
NAPOLI, Teatro Bellini - 7 Febbraio 2006
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