'O MIEDECO D' 'E PAZZE
LO SPETTACOLO
Autore: Eduardo Scarpetta Descrizione
Delle opere di Scarpetta è certamente una delle più popolari e rappresentate. Cavallo di battaglia di molti grandi interpreti del nostro teatro di tradizione. Un gioiello di comicità. Un continuo susseguirsi di equivoci e situazioni imbarazzanti. Una galleria di personaggi pittoreschi, a volte grotteschi, altre volte surreali, sempre esilaranti. Benedetto Casillo, nel pieno rispetto dello spirito del testo originale, ha adattato il copione alle sue personali corde interpretative. Ha snellito i dialoghi, riscrivendoli in un linguaggio più vicino ai giorni nostri. Ha aggiunto nuove battute. Ha dato spazio alla fantasia. Ha confezionato uno spettacolo semplice, senza effetti speciali. Un gioco fanciullesco, per ridere di gusto, come si rideva una volta. Senza volgarità.
Scheda spettacolo a cura di
Maria Cuono LE RECENSIONILa recensione di Cristiano Esposito
Benedetto Casillo torna a cimentarsi in un lavoro di Eduardo Scarpetta dopo il buon successo ottenuto dalla messa in scena di ”Un turco napoletano”. Questa volta propone al pubblico la commedia “ ‘O miedeco d’ ‘e pazze”, scritta nel 1908 e caratterizzata dal leggero divertimento fanciullesco già presente in altri lavori dell’autore originario.
La trama è nota ai più, grazie al celebre adattamento cinematografico che vide protagonista Totò nel 1954. Ciccillo (interpretato dal bravo Luca Gallone) vive da anni a Napoli mantenuto dallo zio Felice Sciosciammocca, sindaco di Roccasecca. Quest’ultimo invia continuamente ingenti somme di denaro che dovrebbero servire agli studi e all’attività professionale del nipote, studente di medicina. Quando Felice piomberà a Napoli con annessa famiglia per fargli visita, Ciccillo gli farà credere che la pensione nella quale vive a sbafo è un manicomio che ospita tutti i suoi pazienti.
Casillo ha volutamente mantenuto la base narrativa, i costumi e le ambientazioni originali della commedia, intervenendo solo nella modernizzazione del linguaggio, per avvicinare maggiormente il testo alla nostra epoca. E’ anche autore delle musiche dello spettacolo, che termina con una simpatica canzonetta cantata in coro da tutti gli attori in scena, pur non essendo un musicista; compone le sue melodie fischiettando o canticchiando, mentre successivamente un musicista professionista traspone il tutto su carta e realizza materialmente i pezzi.
Il pubblico mostra di gradire la rappresentazione, che ha inizio con l’ingresso dalla platea di don Felice Sciosciammocca e famiglia, i quali salutano il pubblico in sala come fossero davanti alla cittadinanza di Roccasecca. Il primo atto in verità fatica un po’ a carburare e la rappresentazione decolla compiutamente col secondo atto, dal ritmo sicuramente più alto e scorrevole. E’ qui che esce fuori la verve comica di Casillo e dei suoi, fino al crescendo finale che vedrà smascherata la finizione di Ciccillo.
Il cast appare collaudato e ben affiatato, con Casillo che ritrova Corrado Taranto in compagnia dopo 15 anni, brillante e completamente a suo agio nel ruolo del maestro di musica. Una particolare menzione merita la performance di Gennaro Morrone, che si dimostra padrone del palco con effetti esilaranti per il pubblico. Tante risate suscita anche Ida Anastasio, nei panni della “giovane” da maritare al più presto.
E’ un adattamento riuscito, questo di Casillo, che va annoverato a pieno diritto tra quelli importanti per la salvaguardia del patrimonio teatrale napoletano, caratterizzato tra le altre cose dall’arte di far ridere con leggerezza e senza volgarità, cosa che oggi rappresenta sempre più spesso merce rara.
Napoli, Teatro Cilea - 24 gennaio 2009
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