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MISURA PER MISURA
Misura per misura

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La storia filologica della dark commedy "Measure for measure" è abbastanza tormentata. Registrata nel 1623, ma rappresentata già nel 1604 ...

La storia filologica della dark commedy "Measure for measure" è abbastanza tormentata. Registrata nel 1623, ma rappresentata già nel 1604 non ...

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LO SPETTACOLO

Autore: William Shakespeare
Regia: Marco Sciacccaluga
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Genova
Cast: Eros Pagni, Roberto Alinghieri, Alice Arcuri, Marco Avogadro, Aldo Ottobrino, Massimo Cagnina, Fabrizio Careddu, Gianluca Gobbi, Nicola Pannelli, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Antonietta Bello, Irene Villa

Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

A corpo ed a misura

Tra le meno conosciute eppure tra le più piene di elementi di intreccio e di problematiche, Misura per Misura di Shakespeare arriva al Mercadante con Eros Pagni nella veste dell'immaginario Duca di Vienna, ed offre in un tempo relativamente concentrato la sua lunga alternanza di temi che hanno il pregio maggiore nel disporre dei personaggi a piacimento della vita, nel senso che molti di loro vengono messi in una luce diversa secondo le situazioni, rendendo una vivissima interpretazione dell'animo umano di fronte alle scelte ed ai dubbi.

Lussuria e fedeltà, etica e politica, giustizia ed opportunismo, sono solo alcuni dei motivi di riflessione in questa che viene spesso inventariata come problem play, ovvero come campo di prova sia per la commedia che per la tragedia, in una storia che vede il Duca Vincenzo lasciare temporaneamente il potere al suo fedele Angelo, dalla reputazione di assoluta giustizia e castità.

Naturalmente Angelo ben presto, assiso sullo scranno del Potere, si rivela nei due eccessi di rigorosità perfino eccessiva, e di lussuria indulgente al crimine, non sapendo che in realtà il Duca non avrebbe abbandonato il suo territorio, essendovi rimasto sotto le mentite spoglie di un frate, proprio per controllare la sua natura ipocrita. Gli intrighi si sprecano, si autoalimentano e si accavallano, così come i lati oscuri che fanno saltare di volta in volta l'attenzione sul "colpevole" fra più di un personaggio.

Data la natura stessa del testo, cui Marco Sciaccaluga si attiene con fedeltà, si risente di una certa differenza fra un avvio alquanto pesante ed un prosieguo assai più coinvolgente, poichè la lente di Shakespeare si sofferma in avvio in maniera alquanto eccessiva sulla morale e sull'osservazione dei caratteri, con monologhi e stasi (sottolineati peraltro da Tom Waits) per una commedia nera come quella che voleva essere, mentre nello svoglimento degli eventi, via via tutto si intreccia con battute e movimenti molto più rapidi e dai passi e tempi veloci, cambi di scena con soluzioni efficaci nei quali anche gli attori sembrano essere più a loro agio, creando un insieme di scena compatto e convincente.

A tutto questo giova anche una scenografia indovinata ed un'ambientazione che a volte sconfina nel modernariato (il Duca comunica i suoi desiderata via telefono, si alternano giacche e cravatte di adulti contro dark e punk di giovani) e che si appoggia ad una struttura semovente che si trasforma di continuo, nella quale i personaggi si inseguono ad occupare gli spazi di volta in volta, fino a costruire quasi l'immagine della Narren Schiff (La nave dei folli) di Sebastian Brant, proprio quella che ispirò poi Jheronimus Bosch.

"Non giudicate, per non essere giudicati;  perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati": è senz'altro questa, l'ispirazione che ha generato il discorso centrale del Duca, e proviene direttamente dal Vangelo secondo Matteo. Uno spunto particolarmenteadatto a non centrare appunto la colpa su uno solo dei suoi personaggi, perchè se da un lato minaccia la punizione, dall'altro si riferisce allo stesso esaminatore e pertanto minaccia di non giudicare...

Visto il 16/11/2011 a Napoli (NA) Teatro: Mercadante

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi


La recensione di Manuel Cazzoli

Scena protagonista in

Non ho nessun timore nel proclamare Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl come i protagonisti di "Misura per Misura" andato in scena martedì 8 Novembre al Teatro Verdi di Padova. Non temo nemmeno di incensare Marco Sciaccaluga, regista, per la scelta di ravvivare con uno squisito gioco scenografico la vita di uno spettacolo che, altrimenti, non avrebbe lasciato il segno in nessuno di noi spettatori.
Certo Eros Pagni  e Gianluca Gobbi, protagonisti sulla scena in qualità di Duca e Angelo, non mancano di lasciare sulla commedia la loro impronta: tuttavia il loro talento a poco sarebbe servito senza la plasticità e il "trasformismo", quasi attoriale, di cui è stata capace la scena. Si sarebbe trattato di uno spettacolo di medio livello, costruito su di una drammaturgia a mio giudizio tra le più scontate del Maestro. Per il senso comune, ancora, il ricalcare la tensione polare tra giustizia e ingiustizia, tra rigore e lussuria, tra potere e corruzione e tra tutte le contraddizioni che da questi tre rapporti possono derivare, non si è dimostrato un buon gioco. Invece di risvegliare una scintilla emozionale positiva, quasi catartica, nel contatto con l'attualità dell'argomento, la trama agìta ha piuttosto ha provocato negli Italiani presenti in sala una sorta di bruciore di stomaco dovuto ad una certa indigestione, di cui tutti oramai sappiamo. 
Resta il ricordo di uno spettacolo buono, di un regista che conferma di saper sostenere l'arte anche su scelte drammaturgiche storicamente e geograficamente mal collocate. Forse, per chiudere, la stagione di prosa al Verdi di Padova è cominciata un po' in sordina.

Visto il 8/11/2011 a Padova (PD) Teatro: Verdi

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Voto: Voto del Redattore: Manuel Cazzoli


La recensione di Wanda Castelnuovo

Misura per misura

Nihil novi sub sole si può concludere dopo avere assistito alla commedia shakespeariana Misura per misura, scritta dal grande drammaturgo inglese nel 1604, in un momento - pare - per lui difficile e doloroso in quanto afflitto da problematiche di carattere affettivo.
Al di là di questa ipotesi che giustificherebbe un filo pessimistico costante in tutta la pièce, definita problem play per essere a metà strada tra commedia e tragedia, resta la validità universale nel tempo e nello spazio dei temi trattati.
Non c’è dubbio che molti autori abbiano prodotto opere intramontabili per aver delineato in maniera brillantemente icastica l’animo umano nelle sue caleidoscopiche sfumature.
Come si può negare che il testo rappresentato sia di un’attualità incredibile?
Giustizia e soprusi, virtù e vizi, potere e corruzione paiono la rappresentazione di quanto oggi accade vicinissimo a noi e non solo, salvo il lieto fine che invece a noi pare così lontano in una realtà tanto vergognosa e mostruosa da fare pensare che il male non sia sempre uguale, ma peggiori.
Resta quel dualismo tipicamente occidentale tra corpo/peccato e anima/santità che non trovano mai il giusto equilibrio in un ‘sinolo’ e così il nostro immaginario e immaginifico Duca di Vienna - un giusto tormentato da dubbi e incertezze come si conviene a chi deve giudicare gli altri - decide di passare dalla parte dei giudicati per vedere da questa posizione la vera faccia del potenti e dei sottoposti.
Simulando un inesistente viaggio e travestitosi da frate - parte in cui Eros Pagni valido professionista, ma un po’ troppo imitatore di se stesso, riesce a dare il meglio di sé anche come voce - si deve rendere conto che i più feroci moralisti nascondono insicurezze e gravi debolezze che li trasformano in delinquenti della peggiore specie e che in fondo quel mondo intermedio di goderecci superficiali, che pare poi essere la gente comune, è la più genuina, simpatica e divertente rappresentando la spontanea e ridanciana voglia di vivere.
Grande razionalità al di là dell’apparente superficialità caratterizza l’eloquio dei personaggi (molto valido e ben coeso il gruppo di attori) e in particolare bravissima Alice Arcuri nei panni di una novizia semplice e complicata, ingenua e contorta e profondamente coraggiosa cui spetta il compito di disvelare il male purificandolo con il bene, anche se lascia qualche dubbio la trasformazione subitanea, repentina e stravolgente del finale.
Una regia quella di Sciaccaluga senz’altro seria, anche se con inserimenti di modernità che seppure vogliono simboleggiare l’eterno divenire del male, lasciano alcune perplessità pur in una scenografia vivace e dinamica.
La pièce è di ottima godibilità e riesce a coinvolgere e avvincere.

Visto il 25/10/2011 a Milano (MI) Teatro: Piccolo Teatro - Teatro Strehler

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Voto: Voto del Redattore: Wanda Castelnuovo


La recensione di Damiano Verda

Misura per misura

Ipocrisia, potere, lussuria, ingegno e un pizzico di follia. Ecco gli ingredienti di “Misura per misura”, commedia al contempo leggera e profonda, tra le opere più riuscite di un maestro di assoluto valore come William Shakespeare, che mostra ancora una volta il suo straordinario talento nel comprendere e descrivere la natura umana.
Ciascuno dei personaggi infatti, anche quelli apparentemente minori, è tratteggiato (e interpretato) con grande attenzione, fino a coglierne le più piccole sfumature, tanto che pare di conoscerli, questi personaggi, dal potente duca all’umile mastro Schiuma e di conoscere, attraverso ciascuno di loro, qualcosa di noi stessi. Sul palcoscenico infatti si agitano passioni e sentimenti che, sia pure unici nella loro individualità, possiamo percepire come universali, come se nello sguardo, nell’espressione, nelle parole di un personaggio potessimo rivedere, forse con altri occhi, una scena già vista e vissuta.
I timori del duca nell’affidare il suo potere ad Angelo, suo fedele braccio destro, la virtù, ferrea, forse persino troppo, di quest’ultimo, che vacilla e cede infine di schianto di fronte all’amore e alla passione. L’ingenua eppure incrollabile fiducia di Isabella, che chiede la grazia per suo fratello Claudio vittima, più che della legge o delle circostanze, dell’ipocrisia del potere.
La scenografia, ricca, coinvolgente e capace di mutare con rapidità quasi onirica adattandosi allo svolgersi degli avvenimenti, avvince ulteriormente lo spettatore, e si fa quasi personaggio essa stessa, specie nelle fasi finali, in un crescendo di pathos e partecipazione.
Sapiente infine l’opera del regista Marco Sciaccaluga, capace di adattare, specie nel linguaggio e nella scelta dei termini, la commedia alla modernità, ma senza disturbarne minimamente lo spirito anche perché, come afferma il regista stesso “le voci dei grandi classici vengono dal futuro”.

Visto il 15/10/2010 a Genova (GE) Teatro: Della Corte

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Voto: Voto del Redattore: Damiano Verda

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