MANON
LO SPETTACOLO
Autore: jules massenet Descrizione
nuovo allestimento in coproduzione con l'opéra di montecarlo
Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni LE RECENSIONILa recensione di Francesco Rapaccioni
MANON E LO SPECCHIO Manon di Massenet mancava all'Opera di Roma dai primi anni Ottanta (protagonisti Kraus e Kabaivanska) e questo la dice lunga sulla fortuna italiana di un'opera che invece è di primo piano nella cultura musicale post-romantica, sposata ai caratteri dell'opéra-comique: un ordito musicale calcolatissimo e teatralmente efficace.
La regia di Jean-Louis Grinda parte da un antefatto: durante l'ouverture una bambina si aggira con uno specchio in mano in un bosco, dove incontra (di sfuggita, da lontano) un già adulto Des Grieux, anche lui con uno specchio in mano. Specchio che torna in altri momenti dello spettacolo.
La scenografia di Paola Moro migliora nel corso degli atti: per il primo atto un oleografico interno-esterno che sembra preso in prestito da un balletto romantico; poi un interno di camera da letto con specchio sullo sfondo (che riflette parte dell'orchestra, oltre i protagonisti) incorniciato da tendaggi; bellissimo il terzo atto-prima scena, che descrive un autunno incipiente nelle foglie giallastre appoggiate su un telo bianco che funge da soffitto, mentre la seconda scena è dominata da un enorme crocifisso. Ricca la scena del quarto atto, una sala da gioco con donnine discinte dalle maschere di rete dorata. Significativo il vuoto nel finale: a sinistra un albero spoglio, praticamente solo tronco biancastro, come scortecciato, a destra poche rovine della classicità. E il dolore dei protagonisti a riempire quel vuoto. Alain Guingal ha diretto l'orchestra del Teatro con giusti tempi e suoni robusti, ma nella musica di Massenet i dettagli, spesso infinitesimali, svolgono ruoli determinanti nell'economia dell'insieme, avendo sempre un fine narrativo. Nel suono (e nel canto) di Manon la leggerezza scolpisce e approfondisce ben più della muscolarità.
Nel ruolo del titolo l'annunciata Annick Massis, indisposta, è stata sostituita da Sylwia Krzysiek, che ha rivelato freschezza vocale e interpretativa, seppure non tutto lo charme che il ruolo vorrebbe (si richiede allure particolare a Manon), ben evidenziando nel corso degli atti i cambiamenti nel comportamento e nella personalità di Manon: inizialmente timida adolescente, leggermente spigliata, quindi l'espressione già furbesca e consapevole, infine la rassegnazione e l'evidente crescita interiore; la voce è piena e luminosa, sicura nelle agilità. Diversi posti vuoti a teatro, in compenso pubblico molto caloroso. Visto il 19.6.10 a roma (rm) Teatro: costanzi SEGNALIAMOLA NEWSLETTERSYNDICATIONIL CARTELLONEIN SCENA |