MANDRAGOLA
LO SPETTACOLO
Autore: Niccolò Machiavelli
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone LE RECENSIONILa recensione di Cristina Poggi
Incoraggiante esordio per il cartellone genovese con questa divertente commedia rinascimentale.
Ugo Pagliai accentra la scena con la una caricaturale interpretazione, riuscendo a superare l'handicap di un testo originale potenzialmmente ostico alle orecchie più inesperte.
Il fiorentino antico è, infatti, la moneta di scambio tra le maschere umane di questo spettacolo.
La sua indiscussa esperienza e carriera gli conferiscono quelle libertà attoriali che marcano senza esitazioni la naturalezza e l'inventiva delle sue improvvisazioni.
Gian Luca Gobbi e Pier Luigi Pasino (rispettivamente Callimaco e e Ligurio) apportano una fresca aria di giovialità e scanzonata euforia, riempendo lo spazio l'uno con una presenza scenica corpulenta e materialista, l'altro con una voce squillante, chiara, metafora forse di una razionalità pragmatica ed un ingegno astuto.
I due riecheggiano quasi le imprese di Lucifero nella gabola del Faust di Goethe.
Mirabile la scenografia, essenziale ma non fastidiosamente anacronistica; ed i costumi, rinascimentali, curatissimi. Esempio perfetto di come sia ad oggi possibile mantenere l'originalità dei testi senza stravolgerli con la scusa della "rivisitazione in chiave moderna".
Genova, Teatro della Corte - 20 Ottobre 2006
La recensione di Diana Dellacasa
La nuova stagione del Teatro Stabile di Genova si è aperta mercoledì 18 ottobre al Teatro della Corte con la Mandragola di Niccolò Machiavelli, con la regia di Marco Sciaccaluga e l’interpretazione di Ugo Pagliai (Messer Nicia), alla guida di una parte della giovane compagnia stabile del teatro.
Scene e costumi di Valeria Manari, musiche di Andrea Nicolini e luci di Sandro Sussi.
Tra i presenti, anche il sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, e l’attrice Mariangela Melato.
Firenze: il giovane Callimaco (Gianluca Gobbi), ossessionato dall’amore per la bella Lucrezia (Alice Arcuri), organizza con l’aiuto del parassita Ligurio (Pier Luigi Pasino) una beffa ai danni di Messer Nicia, marito della donna, a sua volta tormentato dal desiderio di avere un figlio.
I due riescono infatti a convincerlo a far bere alla donna una tisana di mandragola, che la renderà fertile ma che avvelenerà il primo uomo che giacerà con lei, e si propongono di trovare una “vittima” (che sarà ovviamente Callimaco travestito).
Vinte infine le resistenze della donna con la collaborazione del confessore corrotto Fra’ Timoteo (Massimo Mesciulam) e della madre Sostrata (Barbara Moselli), si compie la burla, in seguito alla quale risultano essere tutti estremamente soddisfatti: Messer Nicia avrà il figlio tanto desiderato, Callimaco è riuscito e nella conquista e Lucrezia, abbandonate le reticenze, accoglie Callimaco come amante e conquista la sua libertà di donna.
La Mandragola unisce in sé comico e drammatico, e si presenta come commedia ancora attuale per la complessità dei caratteri proposti, per la presenza di alti e bassi e l’alternanza tra il Bene e il Male e per la visione sostanzialmente laica che sbeffeggia la religiosità (o presunta tale) di fronte alla concretezza delle passioni e della realtà terrena.
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