LEGGE E ORDINE
LO SPETTACOLO
Autore: Raquel Silva Descrizione
La paura della morte e quella del vivere lasciano un esiguo spazio di azione. I personaggi di legge e ordine più che alla ricerca di risposte sono alla ricerca di domande che gli permettano di capire i danni subiti dal semplice atto di nascere. Per le loro riflessioni si servono dei loro corpi, li trasformano in movimento, in parole, in canzoni.
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Grieco LE RECENSIONILa recensione di Alessandro Grieco
NEL NOSTRO ACQUARIO DI LEGGE E DI ORDINE Prove tecniche di cartesianesimo esistenziale quelle proposteci dalla promettente Raquel Silva che con “Legge e Ordine” si rivela tra i protagonisti più interessanti di “Giovani scenari”, percorso che il Teatro di Roma ha interamente dedicato alle figure più rappresentative della giovane scena italiana. Lo spettacolo racconta magnificamente un comune percorso di formazione e di iniziazione, riconduce la nostra coscienza alla difficoltà di essere se stessi, alla difficoltà di trovare dei punti di riferimento nella società autoreferenziata ed individualista in cui siamo, nostro malgrado, calati, di trovare un modo di districarsi nei problemi della vita di tutti i giorni. In scena si consuma il dramma dell’uomo del terzo millennio, inadatto a trovare risposte ai dubbi che l’attanagliano, lacerato dalla possibilità che i propri sogni potrebbero non realizzarsi, paralizzato dall’idea che la paura potrebbe mai più abbandonarlo, disperatamente consapevole che l’incapacità di scegliere, in un mondo che offre possibilità in abbondanza, potrebbe schiacciarlo e rinchiuderlo in un vuoto e in una solitudine dalla quale liberarsi è difficilissimo. E’ così che la paura della morte e quella del vivere, questo cul de sac in cui galleggiano inermi gli attori, lascia un esiguo margine di azione, in cui l’entropia e l’immobilità mentale dei protagonisti si trasforma in movimento puro che non ha alcuna direzione, perché tutto ciò che si accumula nell’anima, esplode nel corpo, come nella migliore tradizione della compagnia Fattore K (promanazione dell’inclito Giorgio Barberio Corsetti) da cui provengono gli artisti. I due protagonisti condannati a vivere perennemente alla ricerca di un equilibrio improbabile per soggetti avvezzi a respirare aria di seconda mano, dunque palesemente incapaci di manifestare qualsiasi prova di resilienza, diventano l’uno per l’altra l’incarnazione delle difficoltà e degli interrogativi che, in guisa di rovello senza requie, devastano il loro cervello: “diventano Cristo, poliziotto, giudice, ladro, rincorrendo la loro stessa immagine che appare infine vuota e fluttuante”. Lui e Lei esistono dentro una stanza qualunque, ma è proprio questa normalità a permettere apparizioni inattese e ad indurli ad ostentare un atteggiamento compulsivo ed instabile nei confronti della vita: nel letto non si riposa, si fuma , si consumano deliquescenze amorose (Bauman), l’armadio contiene vestiti che si cambiano continuamente, ma nel mondo si è nudi; in una dimensione liquida ed indefinita; un bravissimo Lambert è superlativo nell’esprimere la difficoltà di rimanere, nonostante tutto, in equilibrio e infatti si destreggia come può, spogliato di qualsiasi orpello o accessorio che, in quanto decisamente superfluo, non risulterebbe altrettanto efficace nel dar voce alla sua vera natura. La messinscena spiccatamente icastica, ma anche veloce, asciutta ed essenziale, esalta le qualità artistiche e fisiche degli attori che, veri e propri “ladri” di emozioni, frastornandoci piacevolmente, ci persuadono che, in fondo, “penseremo di vivere più di una telenovela brasiliana”.Visto il 27/10/2009 a Roma (rm) Teatro: India SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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