'LE GERARCHIADI'
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: GIOVANNI MEOLA Descrizione
A pochi mesi dalla seconda guerra mondiale,il segretario del Partito Nazionale Fascista crea ed organizza le ‘Olimpiadi dei Gerarchi’,perché l’uomo nuovo fascista deve essere in forma e saper saltare in un cerchio di fuoco o sulle baionette… E mentre ‘Pippo non lo sa’,come canta il Trio Lescano,e l’Italia si avvia veso la distruzione,Starace,epurato dal Duce,si avvia a sua volta verso una paradossale fine tragica. Achille Starace,il gerarca più longevo del ventennio (segretario
Scheda spettacolo a cura di
Gianmarco Cesario LE RECENSIONILa recensione di Gianmarco Cesario
Giovanni Meola è da sempre impegnato nel realizzare spettacoli che esaltino il proprio estro registico senza mai trascurare, anzi evidenziando, le capacità istrioniche degli attori che dirige. Molti giovani quotati attori della nuova generazione devono infatti a Meola il loro lancio grazie alle caratteristiche affabulatorie dei personaggi da lui creati e diretti. Ne “Le Gerarchiadi”, ultima fatica di Meola come drammaturgo e regista, il protagonista non è un personaggio d’invenzione, ci troviamo infatti di fronte ad Achille Starace, il famoso segretario del Partito Fascista, braccio destro di Mussolini nella prima parte del ventennio, grande fautore delle attività sportive, intese come viatico per il raggiungimento dell’ideale virile del maschio fascista. Lo spettacolo mette in scene le due facce di Starace, la prima, quella vincente, in pieno delirio fanatico, lo vede nel 1938 impegnato nell'organizzazione delle”Olimpiadi dei Gerarchi” (appunto le Gerarchiadi del titolo), la seconda invece è quella dell’uomo in declino, abbandonato da tutti, compreso Mussolini, mentre viene arrestato, processato e giustiziato da un gruppo di partigiani, che non hanno dimenticato il peso che l’uomo ha avuto nelle decisioni violente e razziste del Duce. Lo spettacolo è quindi un continuo altalenare fra i due momenti, e procede con un ritmo serrato e coinvolgente, grazie ad una regia intelligente e sensibile, aiutata dalle altrettanto argute soluzioni scenografiche e dai funzionali costumi, entrambi ideati dalla brava Annalisa Ciaramella. Accanto ad Enrico Ottaviano, che interpreta la figura di Starace con vigore misurato e senza cedimenti alla gigioneria, troviamo una coppia di giovani attori, Luigi Credendino e Giuseppe Gaudino, che di volta in volta, a seconda dal periodo rappresentato in scena, sono due giovani camicie nere vessate dal fanatismo sportivo ed ideologico dello statista, o due gerarchi costretti alle sadiche prove delle Gerarchiadi, o ancora i due partigiani con i quali Starace farà i conti per la sua condotta, dettata da una sorta di innamoramento per la figura del Duce. Il risultato è quello di uno spettacolo, ripetiamo, intelligente, godibile, grazie ai momenti di forte impatto emotivo, alternato a quelli più misuratamente ironici, che non cede a facili strumentalizzazioni ideologiche, pur mantenendo nei confronti della figura del personaggio principale un occhio giustamente critico. Perfetto il disegno luci ed ottima anche la scelta musicale, composta esclusivamente da pezzi dell’epoca, tra cui spiccano le canzoni del Trio Lescano e i due pezzi iniziali, lanciati a sipario ancora chiuso, in cui si esalta la figura del Duce nello stesso patetico modo in cui oggi siamo abituati a sentire, da parte di alcuni giornalisti televisivi, esaltare e difendere qualcun altro. Ma sono altri tempi.
O no?
Napoli - AUDITORIUM BELLINI 10 Novembre 2005
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