LA PETÀE DE MEST' NANUCCE
LO SPETTACOLO
Autore: Umberto Cormio Descrizione
L'obiettivo della commedia è riportare alla memoria le antiche tradizioni locali, i costumi del secolo scorso attraverso la rievocazione di situazioni e luoghi che costituivano, in passato, momenti per scambio di vedute e per passare il tempo. La barberia (o sala da barba) era uno di quei luoghi deputati a far trascorrere una parte del tempo libero, unendo l'utile al dilettevole: il posto in cui si andava per una ripulita si fondeva con l'occasione per chiacchierare e spettegolare. Intorno alla metà del secolo scorso, di barbieri, nel centro storico di Trani, ve n'erano pochi. I titolari di queste attività venivano appellati o con nomignoli e soprannomi oppure col nome di battesimo del barbiere. Costui, un po' pettegolo e un po' adulatore, favoriva la discussione ricevendo e distribuendo notizie.
Scheda spettacolo a cura di
Michele Miglionico LE RECENSIONILa recensione di Michele Miglionico
... per i forestieri: la sala da barba di Nanuccio Dopo aver aspettato con pazienza, in un cassetto, un quarto di secolo, questa piéce di Umberto Cormio, in dialetto di Trani, ha visto la luce. Una versione riveduta e corretta da Giulio de Filippo, lo stesso protagonista, interprete del barbiere Nanucce. La scena si svolge tutta nella bottega del "maestro" Nanuccio del titolo in lingua, ispirata a un personaggio davvero esistito all'epoca dei fatti e nella memoria degli spettatori più avanti con gli anni. Più che una vicenda vera e propria, tra le quattro mura dell'esercizio commerciale prende forma uno spaccato di vita della città degli anni '50, in cui però - se non ci fosse l'ostacolo del vernacolo - potrebbe riconoscersi in buona parte chiunque abbia vissuto nel Mezzogiorno, con le difficoltà economiche di tutti i giorni, le disparità sociali, le immancabili "storie di corna". Perché quello che l'autore vuole trasmettere alla posterità è l'immagine del barbiere come centro della socialità, in cui passano individui di ogni ceto, pettegolezzi di ogni genere, confidenze inaspettate, tragedie e liete novelle. Cosa che, con le dovute proporzioni, da queste parti succede ancora oggi. L'orientamento puntato alla varietà dei personaggi (character-oriented, per dirla all'americana) piuttosto che a una trama portante costringono il ritmo dei tre atti, con inevitabili tempi morti tra un cliente e l'altro del barbiere; l'umorismo non manca, ma siamo lontani dal genere di commedia brillante a cui questo pubblico è abituato. Marco Pilone ha avuto l'arduo compito di dirigere un buon numero di attori al loro esordio sul palco, su un inconsueto testo altrui, e il risultato è il migliore che si potesse sperare, a partire da queste premesse. Alla fin fine lo spettacolo si regge sui veterani della Compagnia Mimesis: il già citato Di Filippo, sempre in scena, alle prese con una finta zoppìa, con la ripetuta emulazione del mestiere del suo ruolo e con il suo agrodolce alcolismo; o la sempre formidabile Filomena Ciliento, nei panni della moglie. Le donne in vernacolo - perlomeno in Mimemis - sono particolarmente convincenti; purtroppo, nel setting della sala da barba degli anni Cinquanta non avrebbero potuto ricevere maggior spazio, a scapito della verosimiglianza. Visto il 24/03/2011 a Trani (BT) Teatro: Impero SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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