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LA PATRONE

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LO SPETTACOLO

Autore: Giuseppe Solfato
Regia: Giuseppe Solfato
Genere: dialettale
Compagnia/Produzione: La Vallisa
Cast: Annamaria Eugeni, Marisa Eugeni, Caterina Firinu

Descrizione
La patròne è, nella trama e nel linguaggio, esemplare delle peculiarità della scrittura teatrale di Solfato e dell’attenzione che l’autore ha sempre rivolto alle suggestioni più importanti del teatro europeo contemporaneo. L’azione scenica, giocata su più piani, alterna con sapienza commedia e dramma, lingua e vernacolo, alto e basso, e ruota attorno al conflitto di classe fra la popolana Marietta e la patròne (la padrona di casa). A questo conflitto, situato temporalmente negli anni ’70, si aggiunge anche il conflitto fra la padrona e la figlia, studentessa di filosofia, ambientato ai giorni nostri.
Scheda spettacolo a cura di
Michele Miglionico

LE RECENSIONI


La recensione di Michele Miglionico

Il dialetto contro l'italiano

Giuseppe Solfato è scomparso un anno fa, ma giustamente la sua compagnia porta ancora in scena il suo lavoro, seguendo la sua vecchia direzione.

Sorprende l'audacia di quest'opera, vergata dalla penna proprio di uno dei pionieri della nuova tradizione di recupero del vernacolo. Innanzitutto la scenografia è minima: una sedia di foggia antica e un predellino; altrettanto si può dire del cast, composto di sole tre donne. Per di più, c'è una staffetta tra le parti in dialetto e le parti in italiano. Insomma, siamo lontani dall'ormai classica impostazione delle commedie brillanti in lingua locali, con un nutrito cast di macchiette e gag a profusione.

Qui vanno in scena scontri di generazioni e di classe, al cui centro c'è la Patrone (la Padrona, Annamaria Eugeni), ricca vedova in conflitto con la sua affittuaria Marietta (Marisa Eugeni) e con la propria figlia, la Signorina (Caterina Firinu). Quest'ultima è una studentessa di filosofia, emancipata, che non può che entrare in conflitto con una madre e con una città ancorate a valori ormai datati; la donna è la voce narrante che fa da raccordo tra due piani temporali. I turbolenti anni Settanta fanno la parte del leone, in cui Marietta svela alla padrona di casa che la ragazza viene vista in compagnia di un uomo dall'aspetto poco raccomandabile, della cui esistenza la madre ignora. La donna, ormai adulta, ricorda quella giornata tesa in cui la verità era venuta a galla.

Il contrasto è ben reso dal barese utilizzato tra le due donne di mezza età e dall'italiano forbito della ragazza, caratteristica che viene esasperata dai monologhi con punte liriche della Signorina, in cui la sua interprete può sfoggiare tutta la sua bravura accademica, una voce limpida e dalla dizione ineccepibile.
D'altro canto, le sorelle Eugeni sono formidabili nei loro ruoli popolari. Stupisce come Annamaria riesca a per tutto il tempo a rendere la voce roca e cavernosa della Patrona, facendo credere di avere davvero gli anni anagrafici del personaggio, complice il costume.

Una nota stonata: il pezzo in inglese che apre e chiude lo spettacolo, la cui attinenza sfugge al profano.
L'unico rimpianto è che si sarebbe potuto sviluppare l'intreccio più a lungo dell'ora dell'atto unico, dando un maggiore scorcio sullo sviluppo nel tempo della . Ormai è tardi.

Visto il 19/08/2011 a Trani (BT) Teatro: Monastero di Colonna

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Voto: Voto del Redattore: Michele Miglionico

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