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DATI DELLO SPETTACOLO
Regia: Luigi Imperato e Silvana Pirone Compagnia/Produzione: Vesuvioteatro in collaborazione con Teatro di Legno Cast: Danilo Agutoli, Fedele Canonico, Domenico Santo
Descrizione
Vesuvioteatro in collaborazione con Teatro di Legno
presenta
La parola “madre”
libero tradimento
da “Emma B. vedova Giocasta” di Alberto Savinio
drammaturgia e regia di Luigi Imperato e Silvana Pirone
contributo straordinario alla produzione Nuove Sensibilità
Napoli - Nuovo Teatro Nuovo - 11/14 novembre
Tradire è forse nella tradizione, ma il tradimento non è di tutto riposo.
Ho dovuto compiere un gran sforzo per tradire i miei amici: in fondo c’era la ricompensa.
Jean Genet
Dopo quindici anni di assenza, Emma B. incontrerà suo figlio. È una notte di attesa ma anche di timore.
Alberto Savinio immagina la sua protagonista sola in scena, in un monologo allucinato; i registi Luigi Imperato e Silvana Pirone le affiancano altri due personaggi che insieme a lei danno vita ad una danza dell’attesa e che nello stesso tempo si fanno narratori-testimoni di un segreto profondo e impronunciabile: l’incesto comp
‘La parola Madre’, una rappresentazione dai toni profondi, significati intensi; è la messa in scena della simbolica, e paradossalmente coerente, follia di un amore tra madre e figlio.
Hanno lavorato proprio bene Luigi Imperato e Silvana Pirone, rimaneggiando il testo di Alberto Savinio “Emma B. vedova Giocasta” e traendo da esso il meglio per trasporlo in teatro attraverso una sagace mano creativa.
Molto ben fatta la scenografia a tinte rosse cupe, con la luce di un candelabro che ha segnato occasioni di particolarissimo, icastico ingegno narrativo e un senso di altalenante illusione tra realtà e sogno. Tutto ha roteato intorno ad una attesa, sofferta, pungente, chiarificatrice. L’attesa del ‘ritorno’; un ritorno non soltanto materiale di quel figlio -parte essenziale dell’essere madre-, ma specialmente spirituale. Così, dopo aver vissuto nella fatica d’inumare reminiscenze allo scopo di non rispolverare il tormento di un ricordo angosciante, improvvisamente ‘la madre’ pone ogni cosa sul piano della ricerca interiore, e si arrende al lento scavare nella memoria per rivivere momenti stipati da tempo nella mente, fino all’inquietante ritrovamento di quel brandello di esistenza sepolta. E mentre il testo originale prevede un monologo allucinato e stravolto, qui si assiste ad un dialogo intimo che però interagisce con la proiezione di un sé esterno, che cioè fuoriesce dall’anima della protagonista e si triplica in un gioco ingegnoso e straordinariamente efficace. La proiezione dell’immagine dell’inconscio, della coscienza di Emma, trova sostegno nella reciprocità delle figure, ed è incisiva per tre volte contemporaneamente.
Un lavoro davvero notevole, degno d’un vasto pubblico, apprezzabile sotto ogni punto di vista, per la drammaturgia, la regia, la scenografia, e per l’impegno degli attori, Danilo Agutoli, Fedele Canonico e Domenico Santo, che si sono calati, senza remore o impacci, nell’anima di Emma, rendendo al massimo la polivalenza dell’essenza umana e la grandezza dell’amore.
Espediente considerevole quello di mettere in scena tre uomini e non tre donne. Forte simbolismo non caduto nel vuoto, poiché esso esprime fondamentalmente la negazione della femminilità di Emma-moglie, della Emma-donna, laddove non si ritrova la Emma-madre. Ma quando questo incontro si verificherà, accadrà quel qualcosa che confonderà ruoli, provocherà ripugnanza, genererà sensi di colpa e paure.