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L'ILLUSION COMIQUE

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LO SPETTACOLO

Autore: Pierre Corneille
Regia: Marco Sciaccaluga
Genere: commedia dell'arte
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Genova
Cast: Eros Pagni Sara Bertelà Fabrizio Contri Eva Cambiale Andrea Nicolini Aldo Ottobrino Federico Vanni Antonio Zavatteri

Descrizione
Il quarto spettacolo stagionale prodotto dallo Stabile genovese è un “divertimento” appassionante, che unisce nel segno di una riflessione sull’arte teatrale la commedia con la tragedia, il pensoso gioco della fantasia con la profonda libertà del grande teatro seicentesco. Rappresentata la prima volta nel 1636, L’illusion comique è una lode del teatro intessuta con brio scintillante. Tormentato dai sensi di colpa per aver indotto il figlio Clindoro a fuggire di casa a causa della sua eccessiva severità, il vecchio Pridamante vaga alla sua ricerca sino a che capita nell’antro del mago Alcandro, che con le sue doti magiche promette di fargli vedere, non visto, la vita attuale del figlio. Diventato servo ben pagato dello spadaccino Matamoro, Clindoro si fa gioco delle sue smargiassate e, in segreto, corteggia la bella Isabella per la quale anche il suo padrone si strugge di passione. L’intervento del padre di Isabella che la vorrebbe sposare al gentiluomo Adrasto e l’intrecciarsi di un complicato gioco di gelosie fa scivolare lentamente la commedia verso la tragedia. Ma si tratta solo di «spettri animati», anche se capaci di provocare grande dolore a Pridamante, il quale dapprima soffre e si dispera “in diretta” per la sorte di Clindoro, poi, quando si rende conto di aver solo assistito a una rappresentazione teatrale, rimpiange che il figlio sia finito a fare il commediante.

Un virtuoso gioco di specchi
La struttura narrativa del «teatro nel teatro» è una delle caratteristiche più distintive dell’arte drammaturgica barocca che, a differenza del classicismo, ama svelare allo spettatore la macchina scenica, segnando almeno sul piano narrativo una netta separazione tra rappresentazione e realtà. Mescolando la tragicommedia con il dramma pastorale, sullo sfondo popolare della Commedia dell’Arte, L’illusion comique di Pierre Corneille è la dimostrazione giustamente più celebre e virtuosa di questo gioco che intreccia l’illusione con la verità. Con grande inventiva, qui esaltata dalla creativa traduzione di Edoardo Sanguineti e dalla presenza come protagonista di Eros Pagni, nel duplice ruolo di Alcandro e Matamoro, la commedia provoca un continuo spiazzamento dello spettatore, il quale si trova di fatto posto nella stessa condizione di Pridamante: sempre coinvolto nello svolgimento dell’intrigo, anche se di fatto consapevole di stare assistendo solo a un raffinato gioco di specchi.

Un secolo fondamentale
Scritta a soli ventinove anni, L’illusion comique è l’opera che chiude il periodo giovanile della produzione artistica di Pierre Corneille (1606 – 1684), autore noto soprattutto per le sue tragedie. Segnato dalle presenze di Corneille, Racine e Molière, il secolo XVII è un periodo di fondamentale importanza per il teatro francese. Un periodo caratterizzato da un’intensa riflessione sul teatro. Anche perché il secolo precedente aveva portato alla rinascimentale riscoperta dei classici, per cui Eschilo, Sofocle e Euripide convivevano ormai con Aristofane e Plauto; mentre dall’Italia andavano affermandosi la Commedia dell’Arte e i primi successi del melodramma, inteso come spettacolo totale.
Scheda spettacolo a cura di
Cristina Poggi

LE RECENSIONI


La recensione di Cristina Poggi

L’impatto iniziale è forte: dando uno scorcio alla locandina abbiamo tutti letto che c’è un mago con una grotta misteriosa, personaggi dal nome fiabesco ed una trama degna di una commedia del 1600. Ma già ancor prima di iniziare c’è qualcosa di strano nell’ambiente del teatro: non c’è la classica tenda rossa del sipario. Ma una parete nera, a listarelle giganti. Un mio amico suggerisce “scherzando”: è una saracinesca…! La sua frase funziona meglio di “apriti Sesamo”, perché la grande parete nera inizia ad alzarsi, avvolgendosi come un’immensa serranda. E siamo nella grotta del mago…. Hem … siamo dentro un edificio scalcinato, simile in tutto ad un casermone prefabbricato in cemento armato! Da alcune porte aperte sul lato posteriore si vedono le rovine di una città e si ode la musica arabeggiante tipica del venerdì mussulmano. Appare naturale chiedersi dove siamo, e se abbiamo il biglietto per lo spettacolo giusto. Le scene si susseguono, sempre dentro a questo “antro” che di magico non ah gli effetti speciali ma la narrazione. Adattato superbamente ai giorni nostri, nel tentativo (riuscitissimo) di non assopire gli spettatori dopo 4 ore di commedia, l’Illusione Comique prende vita come una vera e propria illusione scenica. Non c’è bisogno di cambi scena o costumi: Pagni nasce mago e diventa generale sotto gli occhi di tutti. Diviene filo conduttore di tutta la storia e coinvolge con la sua voce tonante e la classica gestualità distesa. Sono molti i teatranti che partecipano. Fuor di metafora. Il teatro nel teatro è una novità per gli spettatori neofiti ed è apprezzata dal restante pubblico come una perla rara. Fedelmente alla tradizione pirandelliana, la quinta parete viene scavalcata: tentativo ormai spesso adottato per coinvolgere la platea ed annullare le distinzioni tra vita e finzione. La modernità della scenografia introduce anche cellulari ed elicotteri, vestiti contemporanei ed atteggiamenti informali, come mai avremmo trovato nel 1600. Tuttavia il testo rimane coerente a se stesso: rime e vocaboli aulici ingraziano ancora i bei visi di donna e la speculazione filosofica di cameriere, soldati, innamorati ed amanti. Tutto finisce con l’ammissione dell’inganno. Il teatro si spoglia nudo, di fronte a tutti noi. Giù le pareti, i tendoni, la scenografia. Tutto il palco è visibile: 20 metri di assi di legno, scale, materiali di regia e porte di uscite per le emergenze. Un teatro che offre tutto se stesso e si dà completamente agli occhi curiosi di chi ammira e contempla la nudità della verità e la sua disarmante capacità di suggestione. Forse, in un mondo così ambiguo, dono raro d’ingenua semplicità. Visto a Genova il 23 Aprile 2005
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