INDAGINI SOPRA IL CAVALIER CALABRESE
LO SPETTACOLO
Autore: Roberto D`Alessandro Descrizione
Solo un miracolo poteva permettere ad un artista vissuto più di trecento anni fa, di gridare le proprie ragioni – le ragioni dell’arte – di fronte a un pubblico di oggi. Nello spettacolo “Il Cavaliere Calabrese”, questo miracolo si avvera (“spettacolo” e “miracolo”, a ben guardare, hanno la stessa radice etimologica) e Mattia Preti, maestro della pittura seicentesca, si materializza in teatro. Benché la sua opera fosse tutta dedicata alla divinità, l’artista è pervaso di umane passioni e si infiamma nel raccontare, come nessun critico saprebbe fare, la sua vita e i suoi capolavori. Non c’è rischio di annoiarsi, perché lo spettacolo non pretende di fare dottrina, ma di raccontare in prima persona la storia di un uomo che sulla tela spese fino al suo ultimo respiro
Scheda spettacolo a cura di
Alessandro Grieco LE RECENSIONILa recensione di Alessandro Grieco
PALINGENESI DI UN GENIO Doppia magia per il “Cavaliere Calabrese” che fa irruzione nelle “segrete stanze” di un ambiente cupo, squarciato a tratti da caravaggesche intermittenze della luce: magia della messinscena e magia della liturgia, la prima ci restituisce fuse nella stessa voce e nello stesso corpo le anime inquiete di una Calabria senza tempo, la seconda consente ad un artista, Mattia Preti, maestro della pittura seicentesca, di materializzarsi dinanzi ai nostri occhi per gridar con forza, rabbia e dedizione, le proprie ragioni – che son quelle del genio – raccontando al pubblico di oggi le sue più umane passioni e le sue opere d’arte. Senza alcuna pretesa di fare retorica dottrina, lo spettacolo, perfettamente ordito da Roberto D’Alessandro, interprete e ideatore della pièce, si offre come suggestiva occasione per riconsiderare la biografia artistica ed umana di un pittore che spese sulla tela fino al suo ultimo respiro; natura controversa, sanguigna ed istintiva, Mattia Preti è archetipo esemplare di un seducente ed eccessivo secentismo social-sentimentale, nella misura in cui tutto il sentire fu in lui potente e ambivalente, impasto incandescente di dramma e di allegria, pantano esistenziale e goliardia. D’altronde, il verificabile pregio del progetto drammaturgico di Roberto D’Alessandro sta proprio nell’aver saputo armonizzare, con la grazia dell’appassionato ed il compiacimento dello studioso attento e rigoroso, le stridenti dinamiche emotive che, come chiaroscuri che adombrano o fan luce, attraversavano gli anfratti più arcani ed insondati dell’ego dell’artista, cogliendone le esasperate e prosaiche distonie della coscienza quali testimonianza furente e trascinante di un universo in continua sofferenza, un universo ora capace di dar vita a immagini beate di santi ed assunzioni, ora di perdersi e disfarsi nella volgare querimonia quotidiana, nell’invidia livorosa ed insistente nutrita per chi ha avuto, e forse avrà, nei secoli maggior fama.Visto il 09/02/2010 a Roma (RM) Teatro: Stanze Segrete SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCI: NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |