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IL SIGNOR DI POURCEAUGNAC
Il Signor di Pourceaugnac

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LO SPETTACOLO

Autore: Molière
Regia: Emanuele Valenti
Genere: commedia
Compagnia/Produzione: Punta Corsara/Fondazione Campania dei Festival
Cast: Christian Giroso, Tonino Stornaiuolo, Valeria Pollice, Emanuele Valenti, Giuseppina Cervizzi, Gianni Rodrigo Vastarella, Vincenzo Nemolato, Mirko Calemme.

Descrizione
Omaggio al drammaturgo francese Molière ed alla tradizione comica napoletana, "Il Signor di Pourceaugnac si rifà in modo piuttosto fedele ai canovacci della commedia dell'arte. Pourceaugnac è un erede della maschera campana di cui assume tutta l'umanità, tutte le funzioni dissacratorie, comiche e poetiche. E' ridicolo, goffo, antipatico a volte, ma lo diventa anche a causa dello sguardo che gli altri portano su di lui. E' dunque il capro espiatorio della società falsa in cui vive.
Lo spettacolo ha debuttato al Napoli Teatro Festival italia. Il testo è stato riambientato, i giochi di lingua sono stati tradotti, così come anche i dialetti e i diversi registri che sono nell'originale francese.

Dopo lo spettacolo un bicchiere di vino con gli artisti offerto dal ristorante Station Gallery di Castiglioncello.
Scheda spettacolo a cura di
Emanuele Belfiore

LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

Molière nella Duchesca

Credo che di rado ci si sia occupati di uno spettacolo così giovane, intendendo per giovane naturalmente non la paternità molieriana, quanto la riscrittura di Punta Corsara, e tanto basta a verificare la fortuna del loro Monsieur de Pourceaugnac, oltretutto già presente anche nell'edizione 2010 del Napoli Teatro Festival Italia, che ricordiamo infatti accolto con successo all'ex birreria Peroni.

La loro reinterpretazione proviene da un atto quasi spontaneo: al di là di qualsivoglia luogo comune, è certo che a poche atmosfere si presta così bene un testo, come a quelle nostrane, se solo lo si vuole inscrivere fra certezze come i palazzi deformanti dotati di sguardi ed orecchie come sono quelli del centro storico partenopeo (nelle scene di Francesco Avolio e Roberto Carro), ed insiemistiche eterne come la malizia e la veracità della donna mediterranea (Valeria Pollice e Giuseppina Cervizzi), e l'isolata scugnizzeria di un manuale degli espedienti dal volto umano (Vincenzo Nemolato).
Il Signor di Pourceaugnac (Christian Giroso) diventa così lo straniero spaesato, trascinato negli immortali canovacci della commedia dell'arte attraverso frizzi e lazzi impreziositi da alcune trovate interessanti come i “fermi-immagine” che fanno da improvviso stop-and-go ad alcuni quadri che sembrano così diventare fotografie di scena per gli ottimi Corsari.
Il bozzetto francese tracima nel teatro popolare partenopeo, compreso un non indifferente impatto fisico ed anzi quasi violento, seppure sempre sulla soglia dell'ironia, e sempre molto ben al di qua di essa. Viene da associare anche a tutto ciò un valore pedagogico, accanto a quello artistico, nel loro rappresentare e portare in giro ormai con notevole capacità di convinzione un progetto di impresa culturale che coinvolge l’Auditorium di Scampia.

Quando a metà del '600, prima del Borghese gentiluomo e del Malato immaginario, Molière esordì con Les fâcheux, incorniciato dalla musica nientemeno che di un certo Jean-Baptiste Lully, il sentiero drammaturgico acquisì già alcuni dei suoi punti fermi, che qui si elencano nella denuncia della casta medico-ciarlatana dal pensiero ristretto sul proprio prestigio sociale, alla satira gettata in faccia all'alta borghesia ed all'immobile nobiltà, tutto sottolineato dalla furbizia del popolino. È indubitabile, che quello napoletano sia un palcoscenico ideale per tutto ciò, sebbene ovviamente a continuo rischio di ovvietà.
Ma è una ovvietà insita nell'essenza stessa dell'accostamento, nella scelta in sé di una comédie-ballet che cita genitori come “Pulcinella pazzo per forza” e “Pulcinella Burlato”, opere in gran voga alla corte francese, e che però, se si vuole guardare meglio, contribuisce ad uno sguardo che non può fermarsi sempre sugli elementi direttamente deduttivi, per parlare ad esempio di alterità e di sopraffazione, che al di là della farsa rimangono nel sedimento della risata, quando essa termina e si pone fine al lazzo.

Certo, nessuno si identificherà con il signor di Pourceaugnac o ne rimarrà pietosamente amico, piuttosto che partecipare con sana, catartica beffa all'estrema conseguenza dell'intrigo, eppure credo che in ogni farsa, come scriveva Bergson (Le rire), l'attimo vincente è quello del movimento del dimenticare per un attimo le ragioni dell'umana pietà, distaccarsi, ed assistere alla vita (altrui) come uno spettatore indifferente, in modo che il dramma piccolo o grande, addossato interamente sull'altro, si converta in commedia. Come "un’anestesia momentanea del cuore" che provoca la temporanea sospensione della realtà.

Era esattamente al borghese fin de siècle seduto in platea, davanti ad una commedia di Molière, che pensava, e non deve essere cambiato poi molto, se non che magari gli spunti di riflessione, una volta terminata la sospensione, devono essere, si spera, molto più numerosi, e molto più avanzata la nostra capacità di fissarli nel pensiero.

Visto il 11/02/2012 a Napoli (NA) Teatro: Nuovo Teatro Nuovo - Sala Assoli

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi


La recensione di Alessandra Burattin

Punta Corsara con "Il Signor di Pourceaugnac"

Sabato 3 dicembre è sbarcata al Teatro Astra di Vicenza la compagnia Punta Corsara con la commedia-balletto Il Signor di Pourceaugnac.
In questo spettacolo la comicità del testo di Molière nasce dai singoli gesti dei giovani attori, dalla sonorità brillante della musica, dalla lingua napoletana e dal movimento dei cinque pannelli rossi della scenografia. Tutto in scena fa pensare alla città partenopea, ai suoi problemi, ai suoi colori e a come l’uomo può sentirsi in gabbia e prigioniero del mondo. I muri dei palazzi si materializzano nei pannelli, che prendono vita dalle mani degli attori e si muovono, osservano, inseguono e scrutano il Signor di Pourceaugnac, fino a far provare un senso di soffocamento che la società può dare a ogni singolo uomo.
Comico e tragico si mescolano, fino a fondersi, le risate si contrappongono al buio della scena, la lingua napoletana ai problemi sociali e i movimenti liberi, quasi danzati, all’idea che la città può essere una prigione per l’uomo.
Ciò che più colpisce è l’energia di questa compagnia, il divertimento, l’amore e la passione che mettono in palcoscenico e che arriva dritta allo spettatore, tanto che il rigoroso silenzio della platea è continuamente infranto dalle risate e dagli applausi del pubblico.
 

Visto il 03/12/2011 a Vicenza (VI) Teatro: Astra

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Voto: Voto del Redattore: Alessandra Burattin

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