IL ROSARIO
LO SPETTACOLO
Autore: Federico De Roberto Descrizione
“Il Rosario” è la storia della tirannica baronessa di Sommatino, arcigna aristocratica, siciliana, madre crudele e possessiva delle sue figlie, una delle quali ha osato ribellarsi al dispotismo materno ed è perciò stata scacciata e disconosciuta. E la ferrea e rigida baronessa, malgrado le suppliche delle altre figlie, si rifiuta di concedere il suo perdono alla figlia ribelle anche quando questa subisce un grave lutto, la perdita del marito. Tutta la vicenda è scandita dal ritmo del rito della preghiera del rosario, tenuto dalla baronessa e dalla sua piccola corte di figlie zitelle, domestiche e comari. Le “poste” e le “giaculatorie” del rosario vengono continuamente inframmezzate da commenti venali e mercantili sul raccolto e sui prodotti del feudo da vendere, da pettegolezzi sui paesani e da considerazioni sul “tradimento” della figlia ribelle.
Scheda spettacolo a cura di
Riccardo Limongi LE RECENSIONILa recensione di Riccardo Limongi
Rose con molte spine
Tratto dai “Processi Verbali” di Federico De Roberto, scritto di fresca scapigliatura ma più ancora di sangue naturalista e verista, Il Rosario appartiene al suo poco ricordato autore forse più di altri suoi lavori, sia per l'adesione stilistica a quella narrazione impersonale che divenne poi un principio, sia perchè probabilmente in Sua Eccellenza la Madre Donna Antonia Sommatino furono disegnate le ombre della sua, di Madre, la gelosa e dominatrice Donna Marianna. Mario Santella ha sposato questa narrazione, insieme con un'adesione rigorosa, essenziale ma non priva di idee, delle scene di Flaviano Barbarisi ed Anna Seno e dei costumi di Marina Mango, e crea un leggero impatto contrastante ma convincente con lo stile prevalentemente ipotattico, articolato e subordinato del testo, perfino partendo dal silenzio della cecità: le tre figlie “superstiti” entrano ed escono bendate, senza capire, senza poter capire, per indossare poi per tutta la scena l'abito della madonna, a causa del voto fatto per riportare la pace in casa.
Le ansie e le sofferenze di vite spietatamente costrette in una sorta di "volontaria" autosegregazione, sono gli stupefacenti capostipiti di Bernarda Alba, che come ricorda giustamente Santella, è uscita dalla penna di Federico García Lorca solo trent'anni più tardi.
Si sprecherebbero i lettini Junghiani, nel leggere nei rivoli di questo archetipico filo che non appare nemmeno più invisibile, essendo un filo di guinzaglio fatto di una strenua, invincibile, fortissima fattura, puro acciaio dal quale nessuna suddita può liberarsi, perché radica in animi di donne che non conoscono vie di uscita. Trovo geniale che il Tempo, l'unico tempo concesso alla comunicazione con l'esterno da sè, sia solo ed esclusivamente quello del ristrettissimo spazio che intercorre, durante la recita del Rosario, fra una litania e quella che le succede. Il ritmo incalza drammaticamente, fino alla chiosa che sembra una saracinesca: "Non vedete che dopo 9 anni ancora porto il lutto? E' morta!", suggellata da un incalzante Dies Irae che tuttavia, come nota finale, andando a pungere l'aspetto religioso rimasto finora solo sotteso, in quanto appunto sfondo della scena verista, obbliga a qualche considerazione sul senso della violazione del Rosario: la pratica mariana, venendo ad intersecarsi sia con l'asperità della grettezza del quotidiano, sia con una evidente profanazione di quelle stesse parole pronunciate ("Dateci oggi il nostro pane quotidiano... perdonate i nostri peccati, come noi perdoniamo ai nostri nemici"), salta agli occhi nel suo più comune e diffuso rito svuotato ed ipocrita, lo stesso di quello che anche oggi viene oltraggiato dalle stesse labbra domenicali. La scelta del Dies Irae con cui la regia ha voluto sottolineare il finale, così, può suonare ambivalente, e sembra nelle prime note concordare con l'iracondia dell'apparente dominatrice, mentre dovrebbe fare da elemento che vi si rivolta contro, come in effetti senza dubbio è, magari ricordando le stesse parole con cui qualcuno che costoro dovrebbero tenere in una certa considerazione, un certo Gesù, commentava il Pater Noster (Matteo 6,7-15): "Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe". Visto il 13/01/2012 a Napoli (NA) Teatro: Theatre de Poche SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCI: NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |