IL NOSTRO ULTIMO BRINDISI (A QUESTA NUOVA E PROSPEROSA VITA)
LO SPETTACOLO
Autore: Sergio Lo Gatto Descrizione
da “Una serata come tante” di Emilio Ranzato Carlo e Valentina si sono appena trasferiti in un appartamento dal quale si domina “il quartiere” che ha rappresentato la loro adolescenza e ne conserva i ricordi più importanti. Organizzano, così, un party d’inaugurazione invitando proprio gli ex compagni del liceo e a fine serata restano con Matteo e Costanza per un ultimo brindisi, tra aneddoti divertenti e l’ombra di un evento legato all’estate del diploma, che nei racconti resta misterioso… Nel bel mezzo della chiacchierata, suona il campanello e un bizzarro personaggio dal forte accento straniero, visibilmente alterato, si presenta nel salotto accusando i quattro di aver trattato male la moglie, apparentemente una delle invitate. Lo straniero esce di scena e, dopo un primo momento di incredulità, Carlo, Valentina, Matteo e Costanza cominciano a rievocare alla mente l’immagine e la presenza della ragazza misteriosa, ricostruendo l’accaduto, in un continuo crescendo di tensione che tiene
Scheda spettacolo a cura di
Laura Mancini LE RECENSIONILa recensione di Luisa Monnet
In questo scorcio di fine stagione della sala Orfeo il progetto teatrale Bluebox propone un bell’esempio di scrittura drammaturgica. Adattato da un testo inedito di un autore non ancora noto, “L’ultimo brindisi” fa proprie atmosfere da noir per raccontare una fine serata tra amici in cui fantasmi e rimpianti escono fuori all’improvviso, complice una visita inaspettata.
Al di là del plot semplice ma efficace, la dimensione sospesa, quasi hitchockiana, nasce dalla sapiente costruzione narrativa che scava in profondità tra i legami apparentemente chiari tra i quattro protagonisti che, con il passare dei minuti, assumono sfumature sempre più complesse e torbide, fino a riportare a galla un passato oscuro, che non ci si aspetterebbe dall’ambientazione tutta borghese, in cui i quattro giovani “bene” si trasformano in figure complesse, dove ognuno ha qualcosa da nascondere.
“Il risveglio di una realtà percettiva più profonda, una realtà che si tenta di riproporre in performance tramite la messa in opera di diversi ‘collegamenti’, di ponti che uniscono i diversi livelli della percezione umana” è parte del manifesto di questa giovane compagnia che si segnala per una messa in scena attenta nel proporre appunto una costruzione non scontata dei personaggi, dove il mistero e la suspense nascono più che dalla vicenda in sé, dalla reazione inattesa dei protagonisti, dalle nuove dinamiche che sconvolgono quello che pareva un equilibrio antico e solido.
Complice una scenografia in cui il salotto della coppia ospite, apparentemente stereotipo di uno status raggiunto, sfuma in un’oscurità data dall’appiattimento delle luci, presenti solo frontalmente, i quattro attori si muovono sempre più a disagio nella loro tranquillità solo apparente, fino a mettere a nudo anime tormentate da vecchi rimorsi e da rancori non sopiti. Con qualche ritmo recitativo leggermente fuori posto lo spettacolo acquista comunque concretezza e interesse via via che il tempo passa, legando sempre di più lo spettatore alla storia e ai suoi interpreti e proponendosi in questo con una regia puntuale e accurata che privilegia sfumature e silenzi, che da soli spesso calamitano tutta l’attenzione.
Roma, 26 maggio 2009
Teatro dell’Orologio – sala Orfeo
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