IL GUARANY
LO SPETTACOLO
Autore: Carlos Gomes Descrizione
In una fortezza portoghese in Brasile, alla fine del XVI secolo, si attende con trepidaiozne l'assalto degli indigeni Aimoré. La figlia del governatore è stata salvata dal capo dei Guarani, che ne è innamorato. Nel frattempo un gruppo di traditori complotta per prendere il potere e impossessarsi di una miniera d'oro. Tra colpi di scena e azioni avventurose, il capo Gaurani salva la sua innamorata condotta prigioniera nell'accampamento degli Aimoré e, mentre gli indigeni assaltano la fortezza, si mette in salvo con lei mentre il governatore da fuoco alle polversi per non cadere prigioniero degli assalitori.
Scheda spettacolo a cura di
Mariella Moresco LE RECENSIONILa recensione di Mariella Moresco
L’atelier Carlo Colla chiude la stagione 2008-2009 con uno spettacolo particolare, che si discosta dalla tradizionale messa in scena delle fiabe per attingere all’altro suo filone, quello delle opere.
Il Guarany è infatti un’opera del compositore brasiliano Carlos Gomes, ambientata durante la conquista portoghese del Brasile negli ultimi anni del XVI secolo, ed eseguita per la prima volta alla Scala di Milano il 19 marzo 1870, dove ottiene un grandissimo successo. Entra pochi anni dopo nel repertorio marionettistico e la Compagnia Carlo Colla e Figli ne cura diverse edizioni fino al 1939, quando la storia d’amore tra il prode guerriero indio e la fanciulla portoghese fa scattare la censura che, sull’onda delle leggi razziali, ne proibisce la rappresentazione.
La riduzione per il teatro delle marionette accentua l’aspetto epico-avventuroso dell’opera con un risultato estremamente accattivante, pieno di azione e ricco di bellissime scene di massa, dove l’usuale grande bravura dei marionettisti raggiunge esiti altissimi, aiutati anche dalla bravura delle voci recitanti. Tra le scene, tutte molto belle grazie anche ad un sapiente gioco di luci che esalta il fascino della scenografia, ci piace ricordare l’incontro dei congiurati nella foresta, con il volo dei pipistrelli e la luna che appare tra il verde luminoso del fogliame e il ritrovo degli avventurieri nella taverna del castello, dall’ambientazione superba nella diffusa luce rossa, con un pappagallo che muove ali e testa mentre gli avventori cantano (bellissimi nei loro costumi, con fazzoletti legati in capo alla guisa dei corsari cinquecenteschi, bende sugli occhi e boccali di vino) e una zingara accompagna la musica muovendo a ritmo la mano sul tavolo. Veramente un pezzo di grande bellezza e bravura.
Notevole anche la scena dell’accampamento degli indios Aimoré e la stupenda sequenza della danza della morte eseguita dalla fanciulle e dalle anziane della tribù. In questa scena la fantasia scenica ha preso il sopravvento, mostrando un fondale con le tipiche tende indiane delle pianure del Nordamerica e costumi davvero improbabili che uniscono molteplici suggestioni. Ma la fedeltà filologica non è una condizione indispensabile in uno spettacolo di fantasia che sa regalare grande bellezza, come tutti gli spettacoli di questa straordinaria compagnia.
Grande finale nei sotterranei del castello, fatto saltare dando fuoco alle polveri per non cadere nelle mani degli indigeni. L’effetto dell’esplosione è stupendo e l’opera si chiude sulle rovine con un quadro di grande suggestione, con i protagonisti più giovani che si intravedono sullo sfondo mentre raggiungono la salvezza e, si immagina, un futuro d’amore.
Milano, Atelier Carlo Colla & Figli, 22 marzo 2009
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