I FIGLI DI MAMMA MINNIE
LO SPETTACOLO
Autore: Lucio Allocca e Sergio Di Paola
Scheda spettacolo a cura di
Alessia Coppola LE RECENSIONILa recensione di Alessia Coppola
La scena si tinge dei toni del bianco e del nero e, come in un flashback, ci si trova immersi in una realtà surreale, fatta di pillole e frammenti dei più importanti spettacoli che i fratelli Marx hanno rappresentato sui palchi dei teatri più in voga nel ‘900.
Ci si perde in uno spettacolo che non conosce età e delimitazione temporale; il pubblico viene coinvolto “in primis” ed è percorso dalle emozioni più varie.
Il riproponimento sulla scena de “I figli di mamma Minnie” è sì dedicato a chi conosce i Marx e li ha seguiti ed amati, ma anche e soprattutto a chi non li conosce e, ciononostante, ha vissuto nel mito di quegli anni, quando l’improvvisazione era la musa ispiratrice degli sketch teatrali e le pellicole cinematografiche erano tessute di quella spontaneità ed originalità dei dialoghi, oggi andate perse.
L’interpretazione degli attori della Compagnia del De Poche, tra cui includo anche la performance di Laura Borrelli, è a dir poco straordinaria. Gli sketch che si susseguono constano di tempi veloci: le battute di Chico piuttosto che Zeppo, il “calembour” di Groucho e lo stesso mutismo di Harpo, arricchito dalla gestualità primitiva dei film muto, seguono ritmi incalzanti, possibili da sostenere solo per attori dotati di grande professionalità e maestria.
Lodevole è l’interpretazione di Laura Borrelli che, dopo una lieve incertezza iniziale dovuta, probabilmente, alla forte emozione che provoca il palcoscenico, ha sostenuto la scena con eleganza e semplicità ed ha impersonato, nonostante la sua giovane età, una Minnie Marx padrona della scena e cosciente della forte presenza teatrale che l’ha sempre contraddistinta.
Massimo De Matteo, dal canto suo, sembra incarnare a pieno le vesti di Groucho, dotato com’è di una forte improvvisazione teatrale e di una personalità carismatica che rapisce il pubblico quasi come se fosse sotto l’effetto di un incantesimo.
Sergio Di Paola incarna il prototipo della perfezione teatrale: i suoi richiami alla commedia dell’arte, alla gestualità del mimo e all’ironia elegante ed infantile del clown non ha paragoni. I suoi gesti e le espressioni del volto dicono più di mille parole ed esprimono emozioni semplici e, al tempo stesso, ricche di enfasi.
Andrea Marrocco, alle prese con un personaggio un po’ indisciplinato, è abilissimo nel divertire il pubblico con il suo dialetto pugliese e i suoi atteggiamenti da rozzo campagnolo. E’ padrone della scena e sicuro di sé, egli per primo si diverte e trasmette ogni piacevole sensazione a chi lo segue, compiaciuto.
Peppe Miale, ultimo solo in ordine di citazione, è un figurino nella sua mise elegante e le scarpe bicolore, a suo agio nell’impersonare Zeppo, il comico più “silenzioso” dei fratelli Marx, e capace di arricchire la scena con l’eleganza e la verve che lo contraddistinguono.
Il tutto è avvolto in un’atmosfera dalle note melodiose grazie alle musiche eseguite al pianoforte da Gaetano Santucci. In base alle esigenze di scena, la musica si fa più incalzante per avvalorarne il significato o fa semplicemente da sottofondo per esaltarne i ritmi.
Il risultato è un perfetto e sincronizzato ingranaggio, destinato a durare negli anni così come il mito dei fratelli Marx.
Napoli, Auditorium Teatro Bellini, 13 marzo 2007
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