GROSSO GUAIO IN DANIMARCA|QUANNO SPONTA LA LUNA A ELSINOR
LO SPETTACOLO
Autore: Giovanni Guerrieri
Scheda spettacolo a cura di
Eva Loperfido LE RECENSIONILa recensione di Eva Loperfido
Dove si è visto mai un giardino fiorito a dieci gradi sotto zero?
Come è possibile che Amleto il vecchio sia stato assassinato dal fratello Claudio mentre faceva un sonnellino in un giardino in Danimarca? Con quel freddo!
Di tal specie, ed anche più strambe e surreali, sono le domande che Marco Azzurrini e Enzo Illiano, in scena nei panni di due strepitosi membri di una organizzazione camorristica, si pongono in Grosso guaio in Danimarca׀ quanno sponta la luna a Elsinore, tentando di svelare i “veri” retroscena del dramma in cinque atti di Shakespeare.
Due loschi figuri, un discreto pisano e un verace napoletano, sono stati assoldati dal giovane Fortebraccio, principe ereditario di Norvegia, per convincere Laerte, che intanto dimorava in Francia, a provocare una sommossa in Danimarca al fine di rendere il paese facile preda delle mire espansionistiche del giovane principe.
Nel loro soggiorno in Francia, i due malavitosi sono “costretti” ad uccidere Rinaldo, servo inviato in missione segreta da Polonio per controllare la condotta morale del figlio, e per infuocare l’animo del giovane Laerte i due decidono di dirigersi al castello di Elsinore per provocare la “morte accidentale” di Polonio. Giunti in Danimarca acquistano metà delle azioni di una compagnia teatrale e giunti al castello, attori provetti, partecipano alla messa in scena di un dramma scritto appositamente da Amleto per smascherare le nefandezze compiute dallo zio, il re di Danimarca. Ma la teoria di Amleto, quella dell’omicidio del padre ad opera dello zio, non convince i due protagonisti, uno dei quali decide apertamente di difendere il re Claudio, povero vecchio torturato dalle provocazioni di Amleto, il quale gli ricorda tanto il suo povero defunto padre e la cui permanenza sul trono di Danimarca gli è stata espressamente richiesta dallo spettro del vecchio Fortebraccio.
Tutta questa intricata e intrigante vicenda è raccontata attraverso i diversi momenti di uno spassosissimo interrogatorio a cui i due camorristi sono sottoposti dalle forze dell’ordine, accusati dell’uccisione del servo Rinaldo in Francia, interrogatorio in cui nessuno dei due imputati riesce a dare una versione unanime e definitiva di ciò che è realmente accaduto e che termina con una fredda e spiazzante fucilazione.
Tra le maglie della trama dell’Amleto di Shakespeare serpeggia così l’ordito delle peripezie dei due camorristi, i quali riscrivono le vicende del castello di Elsinore ponendo loro stessi come responsabili di ogni evento della storia. Tutto torna alla perfezione. Il testo è geniale, con i suoi funambolici rimandi all’originale shakespeariano, con la costante messa in discussione delle parole e dell’intelligenza di Amleto, con le ipotesi irresistibili su come è andata davvero la faccenda in Danimarca. E i dubbi, le insinuazioni, le verità confessate e poi immediatamente smentite, i ricordi affastellati nella mente e contorti sino a far perdere il filo del discorso, le diverse versioni dei due protagonisti hanno entusiasmato e divertito un pubblico inspiegabilmente e ingiustamente esiguo(come spesso capita in occasione di proposte di nuova drammaturgia in Puglia, ed in particolar modo in provincia!).
Amleto può essere tante e fantastiche cose: persino una vertiginosa sequela di misfatti manipolata da due camorristi italiani.
Bisceglie (Ba), Teatro Politeama Italia, 01/06/2007
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