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GARAGE D'OR
Garage d Or

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LO SPETTACOLO

Autore: Familie Floz
Regia: Michael Vogel
Genere: teatro figura
Compagnia/Produzione: Familie Floz
Cast: Una produzione di FAMILIE FLÖZ e Theater Duisburg In collaborazione con La Strada Graz Con l' appoggio del Festival d' Anjou, Centro Culturale S. Chiara Trento e Stadsschouwburg Utrecht di: Paco González, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler e Michael Vogel con: Paco González, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler Regia: Michael Vogel Scenografia: Andrej von Schlippe, Michael Ottopal Musica: Dirk Schröder Maschere: Hajo Schüler Disegno Luci: Reinhard Hubert Costumi: Julia Moritz Video / Animazione: Andreas Dihm Assistenza artistica: Sandy Schwermer Grafica: Silke Meyer Gestione della produzione: Gianni Bettucci Assistenza Scenografia: Claudia Vila Peremiquel Assistenza: Marina Rodriguez Llorente, Alba Valldaura Pascual Fotografia: Jan von Holleben Fintanto che il cervello resterà un mistero, resterà un arcano anche l'universo che ne riflette la struttura.(Santiago Ramón y Cajal)

Descrizione
GARAGE D'OR ci racconta degli schiaffi dei padri, della forza del possibile e della ricerca di libertà e dell'infinito. Una storia di quattro uomini che sognano di sciogliere vecchi legami per crearne di nuovi, di costruire nuove case in cui però non vogliono vivere, di prendersi cura di alberi, ma poi sono troppo impazienti per aspettare che i loro rami raggiungano il cielo... Per i quattro protagonisti il garage diventa il porto dell'impossibile, dove le memorie e i sogni si confondono. Con questa nuova produzione FAMILIE FLOZ si avventura in maniera sempre più profonda nel vasto mondo del non verbale e nell'esplorazione di un nuovo linguaggio teatrale. Le maschere diventano sempre più sismografo dell'anima, capaci in un momento di far ridere il pubblico fino alla lacrime e in quello successivo di dare l'impressione che lo scorrere del tempo si sia fermato.
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone
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LE RECENSIONI


La recensione di Roberto Rinaldi

La Famille Flöz parte da Trento per mondi lontani

La Familie Flöz è di casa a Trento. Quando viene in Italia passa sempre di qui e si ferma volentieri per qualche giorno. Soggiorna al Teatro Sociale e accetta ben volentieri l'ospitalità del Centro servizi culturali Santa Chiara. E non fanno altro che ricevere visite di semplici cittadini in fila per trovare un posto in platea e nei palchi dove divertirsi. Si ride molto nell'assistere alle mirabolanti imprese di questa strana famiglia dove padri, madri, uomini e donne, mariti e mogli, si assomigliano tutti e hanno le stesse facce – meglio dire maschere- dalle sembianze in continuo mutamento. Anche l'ultima volta che hanno soggiornato, la cosa non è sfuggita al pubblico trentino. Si trattava dello spettacolo inaugurale della stagione di prosa Trento a teatro. Una sosta in prima nazionale per la gioia di grandi e piccini e molti studenti delle scuole universitarie, lieti di rinunciare a qualche reality show televisivo, più convinti dalle stralunate e “marziane” avventure improbabili di chi è deciso nel partire armi e bagagli con tanto di mogli inconsapevoli e per nulla convinte, verso un pianeta sconosciuto e migliore. Via dalla Terra! Come dire: la mia patria mi sta stretta, non mi ritrovo più. Il paragone con una certa Italia, dove in molti esprimono il loro desiderio di lasciarla, per andare a cercare miglior fortuna all'estero, non è poi così fuori luogo. Ma la Famille Flöz decide tutto in gran segreto nel suo Garage d'or in cui lavora una specie di scienziato fai da te alle prese con una macchina infernale che sputa fuoco e fiamme, fumo e rumori di missile sparato in aria.C'è una poetica del tutto originale in questi sempre straordinari interpreti, non solo strepitosi nella recitazione mimica, ma anche abili performer creativi (e di perfomer nel teatro contemporaneo se ne vedono sempre più con esiti deludenti), mentre qui si assiste ad un lavoro disciplinare di grande professionalità. Attori con le maschere nei ruoli maschili e femminili, anche clown e creatori di sogni visivi. Il gesto scenico è il frutto di un lungo lavoro paziente e certosino. Prove su prove portano alla fine ad una mimica, azione e recitazione essenziale, rigorosa quanto esilarante. Uno di loro diventa bambino e siccome è indisciplinato schiaccia il tasto del razzo e lancia verso l'alto il padre che scompare in una nuvola rossastra e rumorosa. Le gag si ripetono in sequenza e si alternano tra momenti di pura poesia e malinconia, a siparietti comici che fanno ricordare Ollio e Stanlio, dove l'uno combina guai e l'altro lo sgrida finendo peggio. Il pianista che suona note struggenti a cui viene spostato di continuo il pianoforte, il facchino che porta una cassa pesantissima e arranca e quando la cede all'altro sembra fatta di gomma. L'uomo che vuole andare nello spazio che va dallo psicoanalista e sogna il viaggio extraterrestre. Un viaggio nella fantasia. Getta il suo razzo nel cassonetto dei rifiuti il quale diventa un'astronave e a quel punto lo vedi proiettato sullo schermo che vaga su un pianeta di rocce nere. Quando poi si sveglia sul divano del terapeuta ci pensa sua moglie a riportarlo con i piedi per terra. È tutto un susseguirsi di invenzioni e giochi d'illusione. Il cestello di una lavatrice diventa una culla tecno per neonati con musica e luci psichedeliche incorporate. I classici dispetti tra marito e moglie sono il pretesto per inventare equivoci divertenti. La loro comicità è sempre intelligente, mai fine a se stessa. C'è una morale di fondo che dice come l'uomo con le sue debolezze terrene aspira a sognare un mondo migliore e sarebbe un peccato cancellarla. Quando tutti e quattro i protagonisti appaiono in scena con le loro tute spaziali dorate e luccicanti, in procinto per partire, viene anche al pubblico il desiderio di andare via con loro. Paco Gonzales, Björn Leese, Benjamin Reber, Hajo Schüler partono e ci lasciano il sorriso in bocca.
 

Visto il 14/10/2010 a Trento (TN) Teatro: Sociale

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Voto: Voto del Redattore: Roberto Rinaldi

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