FILI
LO SPETTACOLO
Autore: Erri De Luca Descrizione
Viaggio nel mondo letterario dello scrittore e poeta Erri De Luca.
Scheda spettacolo a cura di
Roberto Mazzone LE RECENSIONILa recensione di Petra Motta
Sbarca al Creberg di Bergamo l’ultimo lavoro teatrale di Erri De Luca, “Fili”, una serie di confessioni dello scrittore e poeta napoletano - accompagnato dalla sua chitarra e dalla voce (purtroppo non sempre intonata) della nipote Aurora - inframmezzate da messe in scena di monologhi tratti da alcune sue opere letterarie.
È con sconfinata amarezza e mestizia che De Luca affronta alcune pagine della sua opera-vita: il racconto del suo primo approccio alla scrittura con pennino e calamaio nelle scuole dell’Italia del dopoguerra; la prima presa di coscienza delle diversità tra i bambini provenienti dalla povertà della Napoli degli anni Cinquanta e lui, figlio di una famiglia borghese benestante; il lavoro faticoso e sfiancante nelle fabbriche nel nord Italia e il contemporaneo rifugiarsi nella scrittura come momento di evasione dalla fatica; la descrizione di una Napoli sottomessa e violentata dall’occupazione delle truppe statunitensi nei primi anni del dopoguerra, una Napoli povera e arretrata, patria di migranti; le emigrazioni degli Italiani durante tutto il Novecento e il confronto con i nuovi immigrati, provenienti dalle nuove Napoli del sud del mondo; il racconto dell’immigrato più famoso di sempre, Gesù, nato per amore di Dio, ma anche grazie all’amore di un uomo, Giuseppe, per la sua promessa sposa, Maria.
Su un palcoscenico in cui campeggia una lettera dell’alfabeto ebraico che ricorda un albero stilizzato e racchiude in sé gli elementi della vita e della Terra – acqua, terra, pietra, albero, fuoco -le divagazioni di De Luca si intrecciano con monologhi tratti da suoi libri e racconti, interpretati con passione e convinzione da Gerolamo Alchieri, Alessio Caruso e Nicola D’Eramo. Il primo monologo riprende le parole iniziali del libro “Tre cavalli”, il secondo e il terzo mettono in scena i racconti “Il pannello” e “Una specie di trincea”, racchiusi nella raccolta “In alto a sinistra”. Se nel primo monologo è l’esaltazione della bellezza della vita e dell’esistenza a farla da padrone, nel secondo è una lezione magistrale sulla differenza tra omertà e solidarietà, nel terzo, invece, l’oppressione dei più deboli attraverso il lavoro.
Nonostante il titolo evocativo, è difficile seguire il filo dei pensieri dello scrittore, difficile individuare il filo conduttore dello spettacolo, la consequenzialità delle riflessioni e dei brani proposti. Il contrasto tra il tono confidenziale di De Luca durante i suoi intermezzi e la recitazione impostata con perfetta dizione dei monologhi degli attori diventa sempre più stridente, dando al pubblico la percezione di essere di fronte a due spettacoli, inconciliabili tra loro. L’ingresso degli attori, con i costumi di scena e la gestualità tipica della tradizione teatrale, mal si concilia con l’abbigliamento informale di De Luca, la sua impacciata gestualità, il ripetitivo portare dentro e fuori scena la sedia su cui siederà per raccontare e cantare le sue pagine di vita e pensiero.
Uno spettacolo da aggiustare, armonizzare, amalgamare. Ricco di spunti di azione e riflessione, poesia e prosa, ricordo e contemporaneità, “Fili” avrebbe bisogno di una regia che riesca a trasformarlo in uno spettacolo completo.
Visto il 05/12/2009 a Bergamo (BG) Teatro: Creberg SOCIAL & C.SEGNALIAMOGLI ANNUNCI: NEWSLETTERIL CARTELLONEIN SCENA |