LoginIscrivitiSegnala uno Spettacolo • Anno 6 - Numero 8  
Guarda le repliche di questo spettacolo!
Commenta lo spettacolo! Leggi le recensioni dei Redattori!
FIGLIDIUNBRUTTODIO
FIGLIDIUNBRUTTODIO

VOTO DEGLI UTENTI

Media voti: 5

I Commenti

I Commenti degli Utenti

Questo spettacolo non ha ancora commenti.
Sai che puoi inserirne uno?
Per farlo clicca su Commenta lo Spettacolo!

Inoltre, puoi dargli un voto cliccando il pulsante Vota questo Spettacolo
qui in alto e puoi ricevere un promemoria via e-mail quando inizieranno le repliche, con il servizio Show Alert.

LO SPETTACOLO

Autore: Paolo Mazzarelli e Lino Musella
Regia: Paolo Mazzarelli e Lino Musella
Compagnia/Produzione: CompagniaMusellaMazzarelli
Cast: Con Paolo Mazzarelli e Lino Musella

Descrizione
FIGLIDIUNBRUTTODIO: è, nel metodo, un tentativo di scrittura scenica integrale a due. Siamo cioè due attori che, nel farsi autori/interpreti di un pezzo di teatro, si concedono una maggiore libertà/responsabilità, e nello stesso tempo si obbligano al continuo confronto con un “altro” col quale dividere, all'interno della creazione scenica, ogni passaggio.

FIGLIDIUNBRUTTODIO: segue questa strada per una sola ragione: perché assieme sentiamo l'esigenza di mettere in scena l'oggi, ed il qui: Italia 2010. Ci guardiamo attorno, la Realtà ci investe, e noi cerchiamo, col nostro lavoro, di fissarne un frammento su un palco. Per poterla vedere e capire un pò meglio.
Continua http://www.campoteatrale.it/eventing/view-86.html
Scheda spettacolo a cura di
Chiara Mironici CAMPO TEATRALE
Galleria immagini (clicca sull'immagine per ingrandire)
Premi qui per ingrandire

LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

Figli di nessun Dio

Paolo Mazzarelli e Lino Musella. Per una volta, si vadano a pronunciare anzitutto due nomi, a riconoscere lo stretto legame attore/autore che hanno creato con Figli di un brutto Dio.
Lo scostamento fra i personaggi invece, è forte, ed il loro ottimo modo di alternarli ci fa avanzare fra umanità triste e vera, ed altra umanità ancora più triste ed ancora più vera, sebbene all'apparenza ricca e moderna, quando la scena si trasferisce dietro le quinte di un tubo catodico che ingloba coscienze e vicende, stritolando tutto ed anzi togliendo senso a tutto, dalla banalità del quotidiano alla sacralità della vita e della morte.

L'apertura, con i due falliti della vita -giusti echi autoriconosciuti di Uomini e Topi di John Steinbeck- tocca varie corde, che anziché nel patetico riescono a sorprendere ed anzi anche a commuovere, fra dettagli come una copia nella valigia dei due clochard di Umanità Nova, il periodico di anarchismo sociale e percorsi autogestionari soffocato nel Ventennio, e soprattutto lo sguardo che non c'è, quello di Paolo Mazzarelli, il fallito certificato non solo dalla società, ma anche dalla sua stessa mente. L'altro, intanto, aggiusta telefoni o calcolatrici, inventa arti di sopravvivenza fra idraulica ed elettronica, commenta l'inanità di tutto ciò che passa invano, dalle guerre in poi, e tiene da conto la loro comune valigia di compagni di viaggio: da una parte le cose da mangiare, dall'altra le cose da vestire, da un'altra ancora le cose da aggiustare. E' soprattutto qui, che Mazzarelli e Musella, oltre a dare prova di eccellente sintonia, fanno qualcosa che oggi non è molto frequente trovare sui banchi del mercato delle sensazioni: emozionano.

Loro sono le frattaglie della vita; anzi della civiltà, anzi meglio, di un certo tipo, di civiltà, quella del consumo e dell'immagine, sottolineati dai video proiettati sulla musica dei This Will Destroy You e con suoni di didgeridoo che sembrano veri e propri rimproveri ancestrali.

Subito dopo, gli occhi sembrano ingannarsi, per essere trasportati da un teatro alle scanalature mercificatorie dell'ormai ex tubo catodico, a spiare (reality nel reality...) il colloquio fra il povero abitante del 21° secolo del Regno di Sua Emittenza ed il presentatore di successo che deve selezionare gli aspiranti cerebrolesi certificati del suo reality, in cui imperano regole studiate per l'effetto über alles (“Non si possono avere rapporti sessuali completi... vabbè, insomma, ci siamo capiti, no? Basta che alla fine, ti fermi un attimo prima...”).
Quella che già di per sé è una bella tragedia mentale singola e collettiva, però, lo diventa anche umanamente, per l'intrecciarsi di una storia che vede il fratello dell'aspirante concorrente in fin di vita, e perfino uno scambio di persone fra gemelli, fino alla sciagura del fratricidio di chi ha visto nei suoi ultimi 3 mesi di vita il coronamento del sogno supremo della partecipazione ad uno show, motivo sufficiente per togliere appunto la vita a suo fratello.

Il vicedirettore reality e soft-news fa il bilancio di produzione, destreggiandosi fra ricavi consolidati netti, risultato operativo al netto di ammortamenti e ridimensionamento del TFR, fino ad un blaterare osmotico con impronunciabili parole inglesizzanti, fino ad ammutolirsi: è il vero e proprio Rosario con cui il marketing prende possesso delle anime con ogni mezzo, anche insegnando ad un fratricida di fresco lutto come passare da “lutto, nero, ombra” magica e subitanea Luce, tutto per bucare lo schermo, come si dice oggi, con quel richiamo al buco che sembra tanto significativo.

Oggi saranno meno di cento, gli ultimi Magi, mentre la maggioranza divenuta utente sembra soffrire di telepensiero eterodiretto, come se il massimo numero dei canali fosse anche una cifra corrispondente al senso della vita: il raffinato ritorno ai due clochard nel finale serve allora per rinchiudere dentro le loro stesse follie le tracimazioni del fallimento della società, ed a contestualizzare concetti come la perdita delle speranze, l'essere figli illegittimi della realtà, che al di fuori della barbarie illusoria simbolizzata oggi dalla televisione, riacquistano così, nella loro realtà materiale di ingiustizia, nella mancanza di lavoro, nella povera considerazione del dover campare, e nei gesti e negli sguardi dei due esemplari protagonisti, la medaglia della Poesia.

Visto il 20/01/2012 a Napoli (NA) Teatro: Elicantropo

Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi


La recensione di Elena Dalmasso

Lo squallore del fallimento

Cosa succede quando la saggezza è della strada e l’inutilità si riversa in televisione? Cosa succede quando a darci insegnamenti di vita sono persone semplici, poveri cristi senza casa e senza lavoro, che abitano sotto i ponti e passano le giornate a rovistare nella spazzatura per trovare oggetti da riutilizzare? Cosa succede quando uno dei riferimenti culturali più forti della nostra epoca, la televisione, basa la sua esistenza su format che mettono in mostra e sviscerano ogni bassezza umana senza vergogna?
Paolo Mazzarelli e Lino Musella portano in scena ancora una volta, dopo il successo al Festival Primavera dei Teatri del 2010, “Figlidiunbruttodio” al Teatro Tieffe Menotti.
Lo spettacolo inizia con una scena beckettiana: due poveracci, degni della migliore tradizione del teatro dell’assurdo, aspettano il loro personale Godot, un autobus che li deve portare al lavoro. I due attendono, trascorrono il tempo: uno assembla cianfrusaglie raccattate in giro, l’altro è incaricato di smistare il pattume in scatole, da una parte il cibo, dall’altra i vestiti. Aspettano, fiduciosi, che l’autobus arrivi e li porti a lavorare in un posto dove possano restare per un po’, a fare un lavoro che non siano costretti a cambiare subito. Sognano qualcosa di stabile, di definito. Sognano di allevare conigli, di avere una casa. In una sorta di sogno d'amore, sono spalla uno dell’altro, ridicoli, penosi e simpatici.
C’è poi il violento mondo della televisione, della presunta realtà portata nel piccolo schermo. Un conduttore di successo, emblema dell’uomo che non si ferma mai, sempre al telefono e con le scarpe alla moda, fa un colloquio a un giovane che spera nella svolta della vita e vuole a tutti i costi partecipare al reality, il “Figlidiunbruttodio” che dà il titolo alla piéce, basato sulle storie di quelli che il conduttore definisce gli sfigati del mondo. Storie banali, tristi, senza niente da dire, di gente vuota. Un reality il cui scopo è quindi mostrare la pochezza dell'essere umano e delle sue speranze.
Bravissimi Mazzarelli (prima barbone un po’ tonto e poi squalo della produzione mediatica) e Musella (prima clochard pratico e incoraggiante e poi timido e accondiscendente aspirante concorrente) nel trascinarci in un mondo fatto di situazioni rovesciate e vane speranze. “Figlidiunbruttodio” è un ritratto spietato e divertente di una società che manipola e impoverisce, che abbatte il senso del rispetto e del pudore, che crea l’idolo del successo televisivo come massima aspirazione esistenziale. Sia la fermata dell’autobus che il patinato ufficio del conduttore sono luoghi vuoti, di attesa, di speranza.

I punti in comune tra le due storie e le due coppie di personaggi? “Fanno ridere, ma non lo sanno; non hanno speranze, ma sono convinti di averne; sono figli diversi, e illegittimi, di una stessa Realtà, di un comune Tempo, di un brutto Dio”, scrivono i due registi e attori. Le differenze? Chi non ha come paradigma la televisione e i suoi sistemi sa ancora capire il valore delle piccole cose, dei sogni, di una vita fatta di attese che non è detto si avverino; chi al contrario basa la propria realizzazione sull’effimero successo mediatico, arriva a compiere azioni terribili e senza senso, che scavalcano ogni etica (come rinnegare o uccidere un fratello che era diventato di ostacolo alla scalata televisiva). Si ragiona sostanzialmente sul concetto di fallimento, chiedendosi se sia meglio fallire sognando, ma senza pretese e con umiltà, o fallire con l’inganno e l’illusione di raggiungere un mondo dorato attraverso la fama ma venendo, in fondo, derisi.

“Figlidiunbruttidio” è uno spettacolo da vedere per vari motivi. Prima di tutto per il piacere di vedere due attori recitare in perfetta sintonia e con uno spirito di gioco e complicità fuori dal comune. In secondo luogo perché la scelta di affrontare il tema della nostra attuale società – di per sé banale – dai punti di vista di un reality e di una vita passata ad aspettare che qualcosa cambi in meglio permette agli autori, molto più di tanti discorsi retorici, di far emergere a pieno la mancanza di ideali e di etica. I personaggi funzionano molto bene in scena e a livello drammaturgico; quattro caratteri complementari e riconoscibili che permettono agli spettatori di entrare immediatamente nello spirito della regia e di godersi le sfumature della recitazione.

Visto il 08/03/2011 a Milano (MI) Teatro: Tieffe Menotti

Galleria immagini (clicca sull'immagine per ingrandire)
Premi qui per ingrandire Premi qui per ingrandire Premi qui per ingrandire
Leggi le altre recensioni dello stesso autore
Voto: Voto del Redattore: Elena Dalmasso

Per saperne di più su Show Alert, clicca qui.

NEWSLETTER

 



IL CARTELLONE


IN SCENA

Abruzzo
Aquila - AQ Chieti - CH
Pescara - PE Teramo - TE
Basilicata
Matera - MT Potenza - PZ
Calabria
Catanzaro - CZ Cosenza - CZ
Crotone - KR Reggio C. - RC
Vibo Valentia - VV
Campania
Avellino - AV Benevento - BN
Caserta - CE Napoli - NA
Salerno - SA
Emilia Romagna
Bologna - BO Cesena - FC
Ferrara - FE Forlì - FC
Modena - MO Parma - PR
Piacenza - PC Ravenna - RA
Reggio E. - RE Rimini - RN
Friuli Venezia Giulia
Gorizia - GO Pordenone-PN
Trieste - TS Udine - UD
Lazio
Frosinone - FR Latina - LT
Rieti - RI Roma - RM
Viterbo - VT
Liguria
Genova - GE Imperia - IM
La Spezia - SP Savona - SV
Lombardia
Bergamo - BG Brescia - BS
Como - CO Cremona - CR
Lecco - LC Lodi - LO
Mantova - MN Milano - MI
Monza - MB Pavia - PV
Sondrio - SO Varese VA
Marche
Ancona - AN Ascoli - AP
Macerata - MC Pesaro - PU
Urbino - PU
Molise
Campobasso-CB Isernia - IS
Piemonte
Alessandria - AL Asti - AT
Biella - BI Cuneo - CN
Novara - NO Torino - TO
Verbania - VB Vercelli - VC
Puglia
Andria - BAT/BT Bari - BA
Barletta - BAT/BT Brindisi - BR
Foggia - FG Lecce - LC
Taranto - TA Trani - BAT/BT
Sardegna
Carbonia - CI Cagliari - CA
Iglesias - CI Nuoro - NU
Oristano - OR Sassari - SS
Sicilia
Agrigento - AG Caltanissetta-CL
Catania - CT Enna - EN
Messina - ME Palermo - PA
Ragusa - RG Siracusa - SR
Trapani - TP
Toscana
Arezzo - AR Carrara - MS
Firenze - FI Grosseto - GR
Livorno - LI Lucca - LU
Massa - MS Pisa - PI
Pistoia - PT Prato - PO
Siena - SI
Trentino Alto Adige
Bolzano - BZ Trento - TN
Umbria
Perugia - PG Terni - TR
Valle D'Aosta
Aosta - AO
Veneto
Belluno - BL Padova - PD
Rovigo - RO Treviso - TV
Venezia - VE Verona - VR
Vicenza - VC
ESTERO
Croazia Francia
San Marino Svizzera
HOME    Login    Chi siamo    I Redattori    Dalla Redazione    Dicono di Noi    Privacy    Contattaci    Preferiti    Imposta come Homepage - © 2003-2012 Teatro.Org - Intrattenimenti
Testata giornalistica registrata al ROC il 30 agosto 2006 - n. 14662 e presso il Tribunale di Milano il 30 maggio 2008 - n. 342 - Direttore Responsabile Gianmarco Cesario This website is ACAP-enabled