FAVOLA. C'ERA UNA VOLTA UNA BAMBINA, E DICO C'ERA PERCHE ORA NON C'E' PIU'
LO SPETTACOLO
Autore: Filippo Timi Descrizione
"Nessuna Favola è mai perfetta come sembra, per quanto imbalsamata tu possa resistere dietro la bugia di un sorriso, la vita, carnosa, brutale, spietata, una notte magica di Natale busserà alla tua porta, e nulla sarà mai più come prima… Mrs Fairytale e Mrs Emerald, due donne, due amiche, due impeccabili mogli e un terribile e scabroso segreto da nascondere... Mrs Fairytale: Come posso mettere al mondo un figlio senza insegnargli ad essere cattivo? Non dico malvagio, ma almeno cattivo quel tanto che basta per pretendere di essere felice.”
Scheda spettacolo a cura di
Daniela Cohen LE RECENSIONILa recensione di Laura Da Prato
F come Favola. C'era una volta una bambina, e dico c'era perchè ora non c'è più. I molteplici significati di questa frase ( contenuta nel "libro-femminario" E Lasciamole Cadere queste Stelle ) si sviluppano e ben si adattano nella piéce prodotta dal Teatro Franco Parenti di Milano. Una Favola che favola non è, fin dal nome della sua protagonista, Mrs Fairytale, personaggio dall'apparenza perfetta, che vive una vita fuori dal (suo) tempo e spazio, pur restando fermamente ancorata alle mode e allo stile di vita degli anni '50, i suoi e quelli degli altri personaggi. Mrs Fairytale non è più una bambina, anche se mantiene quell'atteggiamento scanzonato e positivo delle eterne ragazzine, sognanti e ottimiste in qualsiasi situazione; la bambina in questione non c'è più anche perchè è stata costretta ( e lo sviluppo dello spettacolo ci concede di indagare nella sua storia personale solo nell'ultima parte ) a crescere in fretta e non solo: si è trasformata e continua il suo processo di trasformazione/riconscimento/acquisizione di un'identità propria anche da adulta, quando si affaccia la dualità uomo/donna che altro non è lo specchio del rapporto attore/personaggio; Filippo Timi en travestì porta, con leggerezza così come indossa gli splendidi abiti di Miu Miu, tematiche difficili da affrontare sul palco, sicuramente trattate e usurate dalla produzione cinematografica ( Almodovar, Ozpetek e Elia Kazan ) tornando indietro nel tempo di almeno 60 anni. Filippo Timi è credibile, divertente, a suo agio persino nei panni - e sui tacchi - di una donna, in un non/prendersi sul serio che lo rende mattatore indiscusso; perfetto connubio con il personaggio instabile interpretato da Lucia Mascino, la migliore amica che risulta addirittura più ingenua di Fairytale, tradita dal marito di cui si sospetta l'omosessualità. Sulla scena con loro il giovane Luca Pignagnoli, nei panni dei 3 uomini/oggetto della pièce, figure secondarie che concedono una lieve pausa alle due donne sull'orlo di una crisi di nervi. Le figure maschili sono sempre in secondo piano, e non vediamo mai i corrispettivi partner delle due donne. E, per ricordare che il teatro non è solo teatro, durante i cambi scena assistiamo a dei veri e propri spot degli anni'50, recuperati dall'archivio di Carosello, che rendono, ancora una volta, unico lo spettacolo. Nell'epoca puritana, nella perfetta abitazione della classe borghese yankee, dai toni pastello che richiamano le classiche fiction e l'american dream, ecco che la Favola diventa Incubo; dal sogno di una vita perfetta con il marito Stan, al desiderio di maternità che presto viene meno per cause di forza maggiori, fino al bisogno estremo di nascondere l'ultima verità compiendo un delitto, assistiamo ad una serie di scene reali e surreali, i generi si mescolano, la commedia diventa un noir e addirittura un'opera di fantascienza. La trama, che ad una prima occhiata potrebbe sembrare banale e già vista, è dosata con grande attenzione dal demiurgo Timi, attore/drammaturgo/regista, ed è infarcita di grandi omaggi a persone/fatti/film e opere che hanno fatto la storia; una chiara impronta quella HItchcockiana, dai rimandi visivi a Vertigo al tributo alla icona Grace Kelly ( l'abito di Timi rimanda a quello della protagonista di Rear window); il cambio di sessualità della protagonista ricorda l'Orlando di Virginia Woolf e i suoi adattamenti cinematografici. Lo spettacolo sembra lasciarci dicendo: non dimenticatevi di sognare, e ricordatevi del vostro e nostro passato. Visto il 21/01/2012 a La Spezia (SP) Teatro: Civico La recensione di Simone Manfredini
QUANDO LA FAVOLA DELLA VITA SA ESSERE CRUDELE Uno spettacolo surreale quello messo in scena da Filippo Timi, surreale come può esserlo talvolta l'esistenza umana. Egli, con una interpretazione magistrale, riprende il percorso folle di una donna che la porta a trascorrere dalla finzione alla realtà: l'intento è quello di spiazzare il pubblico, senza smettere però mai di affascinarlo, in un continuo crescendo di passioni. La scena si svolge, non a caso, durante le feste natalizie, periodo dell'anno in cui più facilmente emergono sofferenze represse. Siamo negli anni Cinquanta, due signore, Mrs Fairytale e Mrs Emerald, all'apparenza conducono una vita dorata da mogli perfette; sullo sfondo vengono a delinearsi pian piano le figure dei loro mariti, l'uno violento, l'altro libertino e omosessuale. Ecco che tutta la vicenda si trasforma allora per le amiche in una ricerca spasmodica della propria identità sessuale, fra delirio e razionalità, fra sogno e allucinazione, sino a giungere al delitto finale che spalanca di fronte ai nostri occhi il baratro profondo in cui giacciono le passioni umane più violente. Timi domina la scena indossando tacchi vertiginosi e gonne ampie e delinea la figura di una Mrs Fairytale che si mostra come un miscuglio intrigante di candore e ingenuità da un lato, lucida crudeltà dall'altro. Con maestria unica egli sa dosare la voce che, da sottile e innocente, diviene a tratti baritonale e profonda, quasi a voler fare emergere una realtà forzatamente repressa in un profluvio di battute sarcastiche e divertenti. Lucia Mascino è una splendida Mrs Emerald algida e sull'orlo di una crisi di nervi che esorta l'amica ad apprendere l'arte di essere cattiva senza dover sempre vivere tutta la vita nella speranza di far felice qualcun altro. Luca Pignagnoli tratteggia alla perfezione i caratteri dei tre gemelli Stewart che, a turno, fanno il loro ingresso nella casa di Mrs Fairytale, quasi a rappresentare le varie tipologie maschili presenti nell'immaginario femminile: lo studente imbranato e impacciato, il ballerino sensuale e ambiguo, l'idraulico grezzo e sexy.
Belle le scene del Laboratorio del Teatro Franco Parenti che ci danno uno spaccato perfetto della tipica casa borghese anni Cinquanta, efficaci le luci che nei momenti riflessivi prendono tonalità più scure, eleganti i costumi di Miu Miu. Visto il 27/01/2012 a Cremona (CR) Teatro: A. Ponchielli La recensione di Francesca Bastoni
Favola C'era una volta una bambina...
Dopo i successi della scorsa primavera, ecco tornare, al Franco Parenti, "Favola": la commedia en travesti scritta e interpretata da Filippo Timi, nuovo istrione del cinema italiano. Commedia di carattere, liberamente ispirata, alla pellicola di Pietro Marcello: "La bocca del lupo"."Favola" è un viaggio fra le icone pop commerciali, le donne algide e perfette del cinema di Hitchcock, sino alla malinconica follia delle trans di Almodovar e molto altro ancora… storie di donne e uomini combattuti fra conformismo e follia, alla disperata ricerca della propria, vera, identità sessuale.
Filippo Timi si rivela artista camaleontico e geniale. Regina del queer. La sua performance nei panni di Mrs Fairytale , classica casalinga anni 50, sposata al marito dispotico di turno (il nome Stan forse un omaggio allo Stanley di "un tram che si chiama desiderio? ), i suoi bruschi passaggi di tono: dal candore, alla perfidia più assoluta, diventano via via sempre più estemporanei, sino a disorientare e ammaliare la platea. Improvvisazioni e volteggiamenti su tacchi vertiginosi, fanno di Timi l'elemento dominante della scena. Ottimo il cast di partners : Lucia Mascino, nel ruolo di Mrs Esmerald; Luca Pignagnoli abile spalla comica ed efficace nel differenziare, con pochi ed efficaci efficaci tratti distintivi, i tre gemelli Smith. L'eleganza soprattutto... Nota di merito va anche alle scene in stile in anni 50. Gli arredi accurati, dai colori pastello, rievocano le reclàme e le magazine dell'età d'oro. L'Illuminotecnica realizzata è di grande effetto e pronta a proiettare incubi e ossessioni dei personaggi. Complesse geometrie e giochi di luce invadono lo spazio scenico. Notevole il soliloquio di Mr Fairytale: citazione da Vertigo accompagnata dalla diabolica quanto ipnotica spirale. Degni di nota i costumi, realizzati da Miu Miu: tocco di classe dal gusto retrò; i colori e le linee ricordano fra mille le sequenze di "colazione da Tiffany; la "finestra sul cortile" Pubblico entusiasta, numerose le uscite. Si esce carichi di energia.
Visto il 28/12/2011 a Milano (MI) Teatro: Franco Parenti La recensione di Gianmarco Cesario
Timi ed il teatro ritrovato È davvero difficile, nel teatro contemporaneo, riuscire a coniugare talento, divertimento, assenza di banalità e spettacolo, difficile ma non impossibile: basta entrare in una sala in cui si rappresenta la “Favola” portata in scena dall’istrionico Filippo Timi. Diventato una star del cinema, grazie a successi meritatissimi celebrati da critica e pubblico, come suol dirsi, Timi avrebbe potuto scegliere, per il suo ritorno sulle scene, la facile strada dell’One Man Show, riproponendo se stesso (ed il suo talento glielo avrebbe senz’altro consentito), sfruttando la sua popolarità e raccogliere gli allori di un successo annunciato. Invece ecco che arriva, da parte di quest’attore, un straordinaria lezione di lungimiranza scenica con la realizzazione di uno spettacolo che tutt’è tranne che scontato. In “Favola”, parabola comica del dramma esistenziale femminile, egli veste i panni muliebri di Mrs Fairytale che con la sua amica Emerald (interpretata dalla bravissima Lucia Mascino) si incontra e scontra attraverso un confronto, anche fisico, in cui le loro vite apparentemente appagate, si sbriciolano e crollano per poi ricomporsi in una girandola di eventi incontrollabili. Sullo sfondo le presenze-assenze maschili, quelle dei due mariti delle donne, uno violento e lontano, l’altro distratto, fedigrafo ed omosessuale, e quelle dei tre gemelli,, tutti e tre interpretati dal bravo Luca Pignagnoli , che incarnano i tre immaginari maschili di quegli anni, lo studente-figlio, il ballerino atletico e sessualmente ambiguo, ed il tenebroso idraulico, che ricorda il selvaggio Marlon Brando. Indebitata con Almodovar, Copi ed altri grandi esponenti della letteratura e del cinema “query”, “Favola” riecheggia suoni e rimanda ad immagini della cultura pop anni 50, filtrati attraverso il linguaggio “camp”, ovvero parodia postmoderna delle icone, in questo caso femminili, appartenenti al primo decennio dopo il secondo conflitto mondiale. Da Doris Day alla commedia musicale di Judy Garland, dalle dark ladies hitchicockiane all’eroine dannate di Tennessee Williams, dai film melò americani alla fantascienza televisiva, Timi sciorina una serie di citazioni esilaranti che deflagrano in un colpo di scena imprevedibile, ma non troppo, in cui la sua funambolica forza interpretativa lo consacra come ultimo vero mattatore della scena Italiana contemporanea, sulla strada tracciata, in tempi ahinoi passati, da Paolo Poli e Luigi Proietti, da cui egli eredita eclettismo, trasformismo, ingegnoso uso del non sense ed elegante gusto per la provocazione. Un esempio di vitalità di un teatro erroneamente creduto morto e la cui continuità viene invece garantita da veri artisti che riescono ancora a catturare un pubblico che quando gli si propongono novità interessanti, riesce a spegnere lo schermo televisivo ed ad applaudire e divertirsi con trascinante partecipazione. Visto il 19/01/2012 a Napoli (NA) Teatro: Bellini La recensione di Alessandra Burattin
La favola anni cinquanta di Filippo Timi Ogni vita è una favola. Lo dice a chiare lettere la commedia scritta dall’attore e regista Filippo Timi, andata in scena al teatro Mpx di Padova. E’ proprio questo ideale di vita meravigliosa e sognante che vuole essere mostrato al pubblico, dove all’interno si nascondono imperfezioni e problemi esistenziali di ogni essere umano. La scena è ambientata in un salotto di una casa americana anni cinquanta, molto pulita ed essenziale, in cui nulla fa pensare che tra quelle mura color pastello, si viva un dramma famigliare forte, profondo e toccante. Un dramma fatto di violenze domestiche, di tradimenti e di assassini. Il messaggio che arriva allo spettatore è che nonostante le avversità ogni vita vale la pena di essere vissuta e migliorata attraverso la consapevolezza e l’azione. Nella rappresentazione spicca l’ironia e la comicità che gli attori portano sulla scena: raffinata e leggera. L’uso delle proiezioni video, della luce colorata e surreale, la capacità dei tre attori (Filippo Timi, Lucia Mascino e Luca Pignagnoli) di giocare con i loro personaggi e di equilibrare l’uso del movimento, del ritmo e della voce che mescolandosi creano una vera e propria favola umana. Visto il 13/12/2011 a Padova (PD) Teatro: MPX La recensione di Samantha Biferale
La Favola.
Filippo Timi in scena al Teatro Quirino porta una ventata di gioia e di eleganza. Lo spettacolo è curato in ogni suo particolare. La scenografia rappresenta il salone di una famiglia felice, la casa è pulita, ordinata, l'arredamento è ricercato, curato. La protagonista, Mrs Fairytale è felice e spensierata, la sua vita è all'apparenza perfetta, ma le favole non esistono e scopriremo inquietanti fantasmi ben nascosti negli armadi. Sarà in scena ancora fino al 4 dicembre. Non perdetelo.
Visto il 23/11/2011 a Roma (RM) Teatro: Quirino-Vittorio Gassman SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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