...E SOTTOLINEO SE! (LA RESISTIBILE ASCESA DI GIANLUCA G.)
LO SPETTACOLO
Autore: Calabrese, Giovannetti, Pallottini, Guidi Descrizione
Su un palcoscenico senza tempo va in scena una commedia immaginaria. O meglio su un palcoscenico immaginario va in scena una commedia senza tempo. Per la verità la commedia esiste: E' una riduzione all'osso de L'Orlando Furioso. All'osso perché l'impresario ha trovato una serie di contratti in provincia e, senza scrupolo, ha allestito per l'ennesima volta questo testo che gira per teatri ormai quasi da sempre. A tal punto che per gli attori non vi è più differenza tra la loro vita e quella dei l
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione LE RECENSIONILa recensione di Roberto Mazzone
E’ in scena al Teatro Alfieri di Torino “...e sottolineo se! La resistibile ascesa di Gianluca G.”, uno spettacolo di cui Gianluca Guidi è produttore, autore, interprete e regista. La versione per il pubblico torinese (che ritrova Guidi dopo i successi nazionali con spettacoli come “A piedi nudi nel parco”, “The Producers” e “Taxi a due piazze”, n.d.r.) è quella che vede Gianluca Guidi da solo in scena, assoluto protagonista, magistralmente accompagnato dall’orchestra diretta dal Maestro Riccardo Biseo. La formula del “one man show” viene utilizzata dall’artista per raccontare al pubblico la sua vita e la sua carriera, anche attraverso una chiara dichiarazione d’intenti introduttiva in base alla quale ciò a cui il pubblico effettivamente assiste è un riuscitissimo “miscuglio di teatro e teatraccio e ricordi teatrali”. Questo è il canovaccio di base di uno spettacolo che è sulle scene ormai da 5 anni (debuttò al Festival di Borgio Verezzi nel 2003, n.d.r.), ma che in questi anni ha avuto numerose varianti, a seconda delle piazze della penisola toccate dalle tournées.
Non solo, però, ricordi legati alla carriera, ma anche divertentissimi episodi derivanti dalla vita privata di Gianluca: egli non si spreca nell’offrire al pubblico una sorta di “apologo del figlio d’arte”, attraverso aneddoti e canzoni; e non riesce a sfatare il mito di avere un timbro molto simile a quello di suo padre, Johnny Dorelli...la sua interpretazione de “L’immensità”, mentre la sala è completamente priva di luci rende certi gli spettatori di questa impressionante caratteristica comune.
Buona parte dello spettacolo è dedicata a racconti derivanti dalla scarsa fortuna discografica di Gianluca, a seguito delle sue due partecipazioni al Festival di Sanremo, nel 1989 e nel 1990 (categoria Nuove Proposte). Questo è il periodo in cui a lui piace definirsi “cantante delle sagre di paese”, momento in cui forse il pubblico ha cominciato ad apprezzarlo al di là del suo status di figlio d’arte.
Un riferimento costante della sua carriera è stato – e continua a essere – Frank Sinatra, che Gianluca non si risparmia a omaggiare per la gioia del pubblico di Torino, con interpretazioni di “Lady is a tramp”, “My Way”, “Night and day”...
Un momento di difficoltà, dovuto al cattivo rapporto col microfono, purtroppo si è verificato in uno dei momenti che, senza questo piccolo intoppo, poteva risultare ancora più intenso: l’esecuzione de “La voce del silenzio”, con un testo – ahinoi! – parzialmente stravolto!
Il resto della serata è trascorso in un’atmosfera di piacevole allegria e ci si rammarica perfino quando un one man show così ben costruito ha una durata inferiore rispetto ad altri tipi di spettacoli dalla simile intensità emotiva.
Torino, Teatro Alfieri, 6 maggio 2008
La recensione di Giorgio Ventricelli
Si spengono le luci. Sul palco l’occhio di bue illumina una sagoma, un uomo vestito di nero, dalla voce profonda e lo sguardo intenso. Inizia il monologo, in parte parlato in parte cantato, tutto d’un fiato. Il pubblico rimane incollato alle poltrone, come se fosse passata una bufera. Gli sguardi sono entusiasti. Si apre il sipario e la musica del “Riccardo Biseo jazz trio”, accompagnato da un orchestra di 9 fiati, regala tono e colore alla performance artistica di Gianluca Guidi.
Lo spettacolo è costruito tutto intorno alla narrazione che “Giangio” fa della sua vita artistica e privata, in cui cerca di tirare le somme di un’esistenza spesa per il palcoscenico.
L’intera rappresentazione verte sul colloquio confidenziale che il protagonista intraprende con uno strampalato psicanalista canterino-ballerino, il quale ha la felice idea di invitare cinque splendide fanciulle da utilizzare come “piede di porco” per scardinare le barriere difensive del povero protagonista, non proprio felice di raccontare le sue esperienze personali avute con il mondo femminile.
Per venire meno alla convenzionalità teatrale, l’ingresso sul palco delle splendide e colorate interpreti è avvenuto dalla platea, dove sedevano tra un pubblico stupito e divertito da tale trovata.
La componente femminile è la ciliegina sulla torta di uno spettacolo che si credeva impostato unicamente sulle gesta del narratore: le farsesche scenette hanno dato un ritmo più serrato alla narrazione, rendendo più interessante la storia.
Giangio è conteso da queste donne che reclamano la sua attenzione: una bionda misteriosa conosciuta alla fermata del tram, dall’accento decisamente barese, ama alterare famosi proverbi secondo il suo punto di vista; una cioccolosa pantera americana fa la parte della diavolessa, che maliziosamente cerca di convincere il nostro uomo ad allentare i freni inibitori; la sfortunata ragazza della fermata del tram, che ogni giorno costruisce la sua storia con Gianluca, solo che lui non lo sa, e finisce per rinnegare un amore mai nato; l’adolescente toscana che crede di parlare al telefono con Gianluca Grignani, sprofondando nella disperazione più totale alla scoperta della verità. Un mix di inverosimili situazioni descritte allegramente e con un linguaggio piacevole, arricchito dalle prestazioni canore e dalla bellezza delle interpreti femminili. Decisamente una scelta riuscita.
Gradevoli le esecuzioni canore di testi come New York, New York, di Frank Sinatra, a cui l’attore riserverà un vero e proprio tributo durante tutto lo spettacolo, e L’immensità, dedicato a suo padre Johnny Dorelli. La prima parte dello spettacolo gira intorno a questo rapporto padre-figlio che ha condizionato la carriera artistica di Giangio. Forse, questo paragone si è protratto in troppi monologhi anzi, l’intenzione è proprio quella di suscitare una sorta di esilarante compassione verso la propria figura bistrattata dai comuni mortali: quante volte ha dovuto portare i saluti di qualcuno che aveva giocato a carte con il papà! Quante volte è stato scambiato per il figlio di Gloria Guida o addirittura di Enrico Montesano! Certo, non sarà stato semplice vivere con un “mostro sacro” in famiglia ma, dopotutto, la fortuna di questo spettacolo viene anche dalla commiserazione divertita di un pubblico che al termine della rappresentazione teatrale ha dovuto fare i conti con un vistoso aumento del volume dei propri muscoli facciali, dovuto alle grasse risate provocate da quella “macchietta” di Giangio.
A conclusione dello spettacolo, come testimonial del Centro Italiano Aiuti all’Infanzia, Gianluca Guidi ha esortato il pubblico in sala a compiere un gesto di solidarietà verso i bambini poveri del terzo mondo, chiedendo di acquistare una candela presso il banchetto presente all’interno della sala di attesa. Un buon esempio di come l’arte può incontrare e condividere valori legati alla solidarietà verso chi è più debole e bisognoso.
Milano – Teatro Nuovo – 09/10/07
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