E SE MI DIRANNO... TENCO, UNA STORIA DI 40 ANNI FA
VOTO DEGLI UTENTIMedia voti: 5
LO SPETTACOLO
Autore: Giulio Bufo Descrizione
Lo spettacolo cerca di portare in scena gli ultimi momenti del cantautore Tenco, nel camerino del Festival di Sanremo, prima di salire sul palco, un immagine che viene trasposta da un lato attraverso un scenografia essenziale, ispirata alla medesima che compare in fonti fotografiche di Tenco nei camerini sanremesi, e dall’altro con un testo composto dalle canzoni del cantautore e dalle interviste che Tenco ha rilasciato in vita. Il testo è una riflessione che, nonostante risalga a circa una quarantina di anni fa, è attuale, una riflessione sull’arte, sulla musica, sulla società, sulla politica, sull’amore una riflessione dell’artista/uomo Tenco. Se grazie al testo si porta in scena il pensiero di Tenco grazie alla recitazione di Bufo Giulio si cerca di portare in scena l’uomo Tenco, un uomo che sapeva di trovarsi in un posto per lui scomodo qual era il Festival di Sanremo.
Scheda spettacolo a cura di
Michele Miglionico LE RECENSIONILa recensione di Michele Miglionico
Ricordare Luigi Tenco, in un modo o nell'altro
E' una grottesca coincidenza assistere a un recital dedicato alle ultime ore di vita di Luigi Tenco, in quel di Sanremo, proprio durante la programmazione del Festival e la bagarre dell'esclusione dalla gara di una già depressa Loredana Berté.
Con grande sprezzo del pericolo, Giulio Bufo si confronta con il mito nostrano.
Accompagnato solo da un chitarrista (il bravo Roberto D'Elia), un paio di sedie, una bottiglia di whisky e un mucchio di sigarette fumate in scena, è il cantautore scomparso a raccontare, in prima persona, la sua visione del mondo e il senso delle sue canzoni.
La scelta dei repertorio e dei temi è tutta personale: tagliata fuori "Mi sono innamorato di te", vengono solo accennate "Lontano lontano" e la questione di Dalida, e si predilige la controversia di "Cara maestra" o la filosofia di "Come mi vedono gli altri".
Tanto per il monologo quanto per i brani stessi, Bufo opta per un'interpretazione sopra le righe, con una dizione tutta sua, una teatralità dei gesti abbastanza lontani dalla pacatezza di Luigi, che pur ha vantato esperienza attoriale e spirito ribelle. L'acceleratore è spinto proprio sul suo anti-conformismo, causa ultima del disagio che dovrebbe averlo portato al suicidio e che, a conti fatti, offre gli unici frangenti di attrattiva del ritratto che ne viene fatto. Per il resto, lo spettatore occasionale rischia di essere poco coinvolto, di non essere messo in condizione di percepire la magia del personaggio Tenco. Il performer strepita, si ripete ossessivo, quasi a voler sottolineare una vena di follia.
Invece di suscitare empatia, si scade nel parodismo di un eroe romantico nel senso storico, e non comune (purtroppo!), del termine.
Trani (BA), Spazio OFF - 28 Febbraio 2008
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