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CORPO DI STATO - IL DELITTO MORO: UNA GENERAZIONE DIVISA

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LO SPETTACOLO

Autore: Marco Baliani
Regia: Maria Maglietta
Genere: teatro civile
Compagnia/Produzione: Casa degli Alfieri
Cast: Marco Baliani

Descrizione
9 maggio 1978, via Caetani, Roma: viene ritrovato il corpo senza vita di Aldo Moro. Terminano così i cinquantacinque giorni più misteriosi dell' intera storia repubblicana. Marco Baliani, istrione del teatro d'impegno civile, si addentra in quel tunnel di domande senza risposta, di segreti e interrogativi che è stato il sequestro Moro. Baliani improvvisa e ripercorre le emozioni di quegli anni trascorsi a Roma, usando quell'episodio come mappa di un suo personalissimo viaggio nella memoria civile. Ridisegna il percorso storico delle manifestazioni di una gioventù militante, idealista che credeva nella rivoluzione e nelle rivendicazioni politiche. La narrazione si nutre di testimonianze video, titoli di giornale, citazioni.
Scheda spettacolo a cura di
La Redazione

LE RECENSIONI


La recensione di Petra Motta

La fine di un'epoca, la fine di un sogno

Secondo appuntamento con la Personale di Marco Baliani al Teatro Donizetti di Bergamo: una questione di giustizia. È la volta di “Corpo di Stato”, un monologo imperniato sul rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, durante gli Anni di Piombo della storia recente del nostro Paese. Dopo il cinquecentesco “Kohlhaas” di Kleist e la sua ricerca della giustizia, “Corpo di Stato” riprende le tematiche già esplorate nel precedente monologo, indugiando sulla nostalgia per gli anni in cui lo stesso Baliani era parte del movimento studentesco giovanile, alla ricerca di un mondo migliore. “Corpo di Stato” non è solo un’attenta analisi di quegli anni – oggi forse troppo spesso dimenticati – ma anche una sorta di cerimonia funebre per una generazione mossa da grandi ideali, più o meno condivisibili, che è scomparsa completamente senza lasciare traccia. La narrazione di Marco Baliani parte dal 9 maggio 1978, giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro nel bagagliaio della Renault 4 rossa in Via Caetani, dopo una prigionia di 55 giorni, ma anche giorno della morte di Peppino Impastato, massacrato dalla Mafia che aveva avuto il coraggio di denunciare dai microfoni della sua Radio Aut. Due figure a confronto, due esponenti di due modi diversi di fare politica, di due ideologie, di due Italie, unite nel giorno e nella brutalità della loro uccisione. L’attore-autore ripercorre i 55 giorni del sequestro Moro, facendo rivivere gli incontri, gli amici, i protagonisti, la sua personale reazione a questa terribile pagina di storia italiana. Uomo di teatro - un teatro impegnato, scaturito dal Sessantotto e dalle lotte studentesche della Sinistra di quegli anni - Baliani dapprima reagisce con un senso di esaltazione al rapimento di un esponente del potere costituito, simbolo dell’immobilismo della politica italiana del Dopoguerra; questa iniziale eccitazione si trasforma ben presto in disgusto, rabbia, incredulità per i barbari metodi utilizzati dai terroristi, che provengono dalla fazione politica di cui si era sentito parte fino a poco tempo prima, ma che non riesce più a riconoscere né a condividere. Due sgabelli agli angoli del palcoscenico, pantaloni e giacca marroni, sullo sfondo le proiezioni delle foto in bianco e nero dell’epoca, che ritraggono i volti, le capigliature, le pose, gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, come colonna sonora le canzoni che hanno popolato gli Anni Settanta per finire con “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. E poi la voce di Baliani, gran maestro del teatro di narrazione, una voce che incanta, una voce solida, capace di costruire un mondo perduto e tutti i suoi abitanti. Con il solo ausilio della parola si confessa al pubblico, senza esitazioni e senza vergogna, riportandolo indietro, in un’epoca alla ricerca della giustizia, senza reality show, senza “Grande fratello”, senza l’unico imperativo della fama e del denaro nella vita dei giovani. Un mondo ormai lontano che, nonostante tutto, non si può fare a meno di guardare con un senso di struggente nostalgia e commozione.

Visto il 03/03/2010 a Bergamo (BG) Teatro: Teatro Donizetti

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Voto: Voto del Redattore: Petra Motta

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