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CHI HA PAURA DI VIRGINIA WOOLF?
Chi ha paura di Virginia Woolf?

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I Commenti

I Commenti degli Utenti

Questo spettacolo è stato forse uno dei più belli della stagione appena trascorsa. Lavia non manca di stupirci con una regia sempre ben calibrata ...

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DATI DELLO SPETTACOLO

Autore: Edward Albee
Regia: Gabriele Lavia
Compagnia/Produzione: Teatro Stabile di Genova
Cast: Gabriele Lavia, Mariangela Melato, Emiliano Iovine, Agnese Nano scene Carmelo Giammello - costumi Andrea Viotti; musiche originali Andrea Nicolini - luci Pietro Sperduti.

Descrizione
Mariangela Melato nel ruolo di Martha e Gabriele Lavia in quello di George, per la prima volta insieme grazie al Teatro Stabile di Genova, produttore dello spettacolo insieme alla Compagnia Lavia, sono i protagonisti di Chi ha paura di Virginia Woolf?, la celebre commedia dell'americano Edward Albee. Al loro fianco due giovani emergenti: Agnese Nano ed Emiliano Iovine. Quartetto ideale per raccontare una intensa storia di paura e di rabbia, di violenza e di fragilità esistenziale, che l'inventiva regia dello stesso Lavia spinge verso risonanze, ora tragiche e ora esplicitamente comiche, che hanno molto a che fare anche con lo stretto rapporto esistente tra la crisi del "sogno americano" e la realtà attuale dell'Occidente.
Scritta nel 1962 e resa celeberrima dall'omonimo film interpretato da Elizabeth Taylor e Richard Burton diretto da Mike Nichols, Chi ha paura di Virginia Woolf? è una delle commedie più note di tutto il teatro statunitense. George e Martha sono due coniugi del New England. Lui insegna Storia nella locale università, lei è la figlia del potente preside dello stesso ateneo. Una sera ricevono a casa loro un’altra coppia, più giovane: Nick, docente di biologia, e sua moglie Honey. L’azione si svolge nel salotto, dove quella notte ha luogo un vero e proprio “jeu de massacre”. Alcool, atroci derisioni, giochi sadici, scherzi crudeli: la coppia americana esibisce il proprio disfacimento e l’”american dream” naufraga nella solitudine, nell’angoscia e nella nostalgia.
Scheda spettacolo a cura di
Cristina Poggi

LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Genova, teatro della Corte, "Chi ha paura di Virginia Woolf?" di Edward Albee

“PERCHE’ INSISTONO AD ENTRARE ALL’INTERNO, NONOSTANTE ARRIVINO ULULATI DI MOSTRI?”

Un rassicurante approdo. Dopo un naufragio. Con gli oggetti legati alla memoria ed al presente. Oppure pericolose sabbie mobili. Che inghiottono tutto facendolo sparire. Oppure entrambe le cose, a seconda dei momenti e degli stati d’animo… un deserto beckettiano, un cimitero del moderno consumismo, un’isola deserta in cui augurarsi di fare naufragio per ricominciare a vivere…
Le luci ci sono, al neon, stile Broadway, coloratissime, bar, ristoranti, teatri, ma sono oltre la gabbia che chiude il palcoscenico. Unica via di fuga la scala metallica sulle cui ripide e lunghissime rampe bisogna salire rumorosamente e con difficoltà. Sotto, semisprofondati nella sabbia, frigoriferi, mobili (letto poltrone specchiera bar e tanto altro), carcasse d’auto, juke-box, giochi di bambini, libri a cataste, tutto senza finestre perché l’unico spiraglio sono un mucchio di televisori malamente legati insieme che rimandano la stessa immagine (spesso ripresa da Lavia con la steady-cam). Tutto sotto riflettori sgangherati ed inclinati, solo luce artificiale, sotto stretta sorveglianza.
Una scenografia (Carmelo Giammello) geniale ed entusiasmante, abbinata a costumi (Andrea Viotti) e luci (Pietro Sperduti) altrettanto entusiasmanti. Una grandissima prova di attori, tutti (Mariangela Melato, Gabriele Lavia, Agnese Nano, Emiliano Iovine), soprattutto Mariangela Melato. Ma nel testo di Edward Albee Lavia regista vede forse cose che non ci sono, vuole troppo trasformare la triste parabola di una coppia di mezza età assillata dall’angoscia di non avere avuto un figlio, che si recrimina con accanimento tutte le rabbie accumulate, che vede nella coppia giovane appena incontrata la proiezione onirica della loro giovinezza, che si trasforma in apparizioni visionarie dove l’uomo indossa vesti femminili e la donna diventa un doppio del marito, insomma vorrebbe farci vedere qui la metafora del declino dell’impero occidentale, della crisi della famiglia e della società americane e non solo… “questo mondo alla deriva dove la verità, le certezze e i valori sono finiti nel cesso.. (..) per capire quel niente che rimane del nostro essere, pura metafisica”. E così la trama ed il testo oggettivamente non reggono al peso che Lavia gli impone. Rimane però uno spettacolo di una bellezza formale impressionante e una prova d’attori storica. Con un titolo geniale, negli anni ’60 come ancora oggi. Chi non ha paura del lupo cattivo?

Visto a Genova, teatro della Corte, il 17 giugno 2005

FRANCESCO RAPACCIONI
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La recensione di Cristina Poggi

E’ un peccato dover scrivere qualcosa di negativo su uno spettacolo che ha come interpreti due attori eccezionali come Mariangela Melato e Gabriele Lavia.
Tuttavia la sensazione predominante è la pesantezza e la staticità. La scenografia, a cura di Lavia, contribuisce non poco a dare il senso dello sfacelo e dell’eccesso.
Un salotto borghese di un’America intellettuale e un po’ parvenu è cosparso di sabbia, occupato dalla carcassa di una vecchia macchina distrutta, un’invadente scala in ferro arrugginito, un angolo bar e salotto. Sullo sfondo si accendono talora le luci colorate ed intermittenti delle vie notturne e dei locali di strada.
Sulla scena l’incontro di due coppie, di due storie diverse che s’intrecciano con i rispettivi passati, da cui emergono fatti veri ed elucubrazioni coperte di menzogne.
Il salotto, sebbene stravolto, ricorda molto uno spettacolo della corrente stagione teatrale della Corte: Vecchi tempi, di Arold Pinter. Allora come oggi, la storia non riesce a superare il grave handicap della noia, e della stasi in cui piomba lo spettatore dopo i primi 40’.
Ma si deve attendere ancora più di un’ora prima che l’attesissimo sipario sancisca la fine del primo atto; in realtà questa messa in scena unisce gli originali primi due, nel tentativo, forse, di trattenere a forza il pubblico in sala. Infatti, dopo due ore di sopportazione, subentra la voglia quasi masochista di vederlo fino alla fine, almeno per dire “ho resistito”.
Nessun colpo di scena nel secondo atto ripaga la buona fede e l’attesa dello spettatore che ha resistito alla tentazione di uscire dalla sala.
Qualche parolaccia e il solito modo di fare un po’ violento accompagnano ogni discorso, ogni battuta, che per i tre quarti non è comprensibile nel suo lato comico. E mi consola che tutto il teatro abbia reagito come me.
Conosciuti i due primi attori, una bella scoperta la coppia di spalla, ma nel complesso risulta decisamente faticoso da vedere. Chi ancora è in “forse”, non lo vada a vedere…

Visto a genova il 4 Giugno 2005

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La recensione di Mauro Guidi

Coprodotto dal Teatro Stabile di Genova e dalla Compagnia Lavia, con la collaborazione della Fondazione Teatro di Pisa, lo spettacolo ha debuttato in anteprima nazionale al Teatro Verdi di Pisa dove Gabriele Lavia è consulente artistico per la stagione di prosa 2004/2005.

Per la prima volta insieme due eccezionali interpreti del teatro italiano, Mariangela Melato e Gabriele Lavia, con al loro fianco due giovani attori Agnese Nano e Emiliano Iovine all’altezza della coppia superblasonata, hanno dato nuova voce ai personaggi del drammaturgo Edward Albee rivisitati nella regia di Gabriele Lavia con l’aiuto di una inquietante scenografia realizzata da Carmelo Giannello.

Gli interpreti hanno magistralmente raccontato al pubblico una sordida storia di paura, rabbia, violenza, sempre sul filo del tragico e del comico, che fa da contrappunto alla“ crisi del sogno americano“ trasportata nella realtà attuale. Campeggia sulla scena piena di vecchi mobili, libri accatastati, giocattoli e televisori specchio delle loro anime, una macchina americana, rossa, da sfasciacarrozze, infilata in un fondo costituito da una polvere scura ed accidentata che rende la superficie sulla quale si muovono gli attori pesante e difficoltosa come i loro pensieri annebbiati dai fumi dell’alcool.
In un crescendo di reciproche cattiverie, i due coniugi si infliggono atroci colpi psicologici , finchè George comunica a Marta che il loro figlio immaginario, sintesi compiaciuta ed intrigante della loro nevrosi, è rimasto ucciso in un incidente d’auto.
Gabrie Lavia e Mariangela Melato sono riusciti a dare corpo a quella parte di male che, in ciascuno di noi viene esaltata dalle false illusioni , dai finti rapporti sociali, dalla nostra quotidianità; il pubblico ha sentito tutto ciò, lo ha rapportato con la propria realtà ed è esploso, al termine dello spettacolo, con un incessante e liberatorio applauso, che ha gratificato un lavoro che rappresenterà una pietra miliare nel mondo teatrale.

Accredito spettacolo del 06 febbraio 2005 al Verdi di Pisa.
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