BOLLYWOOD - THE SHOW
LO SPETTACOLO
Autore: Toby Gough Descrizione
Un fantastico spettacolo di danza e musica direttamente dalla metropoli cinematografica dell'India
Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni LE RECENSIONILa recensione di Carmen Loiacono
Bollywood, l'India patinata in un musical Chi si aspettava di vedere in scena l'India, ne è uscito deluso. Bollywood è un'altra cosa. O meglio è un aspetto dell'India, enfatizzato e occidentalizzato, reso industria cinematografica e puro intrattenimento. Così, anche Bollywood Love story, il musical andato in scena ieri sera al Teatro Politeama di Catanzaro, ha offerto un'immagine del Paese indiano molto pittoresca seppure inverosimile oltre i confini della cinecittà indù. Anche la stessa divinità Ganesha - quella con il capo di elefante, per intenderci -, c'era sul palco, ma eccezion fatta per la meditazione cui tutti gli interpreti - tanti, almeno una trentina - si sono sottoposti prima di andare in scena, e per l'apertura soffusa dello spettacolo, di spiritualità, in scena, è sembrata essercene ben poca. E' Bollywood, e questo gli spettatori del Politeama lo sapevano, nessuno ha barato. L'attenzione del regista Sanjoy Roy (lo spettacolo è prodotto da Sharupa Dutta) si è concentrata,in perfetto Bollywood style, su tre elementi principali: i movimenti, i suoni e i colori. E lo ha fatto magnificamente. Partiamo dal primo. La trama di Love story è piuttosto semplice, molto pretestuosa, basata sul contrastato amore tra i giovani Rahul e Priya (rispettivamente i bellissimi Rahil Tondon e Rea Krishnatraye) che - ma va? - approda però al consueto lieto fine. In realtà il musical - e questo più di ogni altro - è uno spettacolo corale, quindi è difficile dire chi sia veramente il protagonista, perché tutti lo sono, in un modo o nell'altro, attraverso i numerosi balletti e le coinvolgenti coreografie - firmate da Gilles Chuyen - che impreziosiscono e contagiano gli spettatori dalla primissima scena fino agli articolati e danzati saluti finali. Il tutto condito, ovviamente, dai suoni: i tre musicisti in scena (Nathoo Lal Solanki, Chugge Khan, Shambhu Bhattacherjee), con l'aggiunta di qualche altro strumento sono riusciti a rendere in pieno quelle ritmiche tradizionali caratteristiche - per noi altri - dell'India, offrendole però filtrate attraverso un'occidentalizzazione che le ha rese fruibili anche ai più. La narrazione, così come i brani totalmente in lingua indiana, è stata aiutata nella comprensione da un "eterno cinico", come si definisce il suo stesso personaggio, cruciale per l'evolversi della trama -e tutt'altro che insensibile al potere dell'amore -, Wolfram Kremer che ha accompagnato gli spettatori nel mondo favoloso di Bollywood. Il coinvolgimento degli spettatori è stato, in alcuni punti piuttosto diretto: oltre alle continue sollecitazioni ad applaudire a tempo e agli inviti a ballare sul palco insieme a loro - per i primi hanno ottenuto qualche risultato, ma per i secondi lasciamo perdere -, in più occasioni i ballerini hanno lasciato il loro posto per lanciarsi in danze fra le poltrone, distribuendo mentine e braccialetti alle signore. Ad interpretare poi i bei brani - alcuni erano liberamente ispirati a colonne sonore di film americani di successo, tipo "Pretty woman" -, c'erano due cantanti pure molto famosi in India, Sukriti Bhattacherjee e Mukesh Tomar che hanno affiancato e sostenuto le voci degli altri, impegnati nelle danze. L'ultimo aspetto, forse il più affascinante per noi, è quello della miriade di colori, freschi e sgargianti, che hanno tinto la scena: tra lustrini, paillettes e ombelichi, hanno avuto la meglio i fucsia, i rossi, gli arancioni, i viola, i bianchi, gli ocra, i rosa. E che dire del turchese e di tutte le sfumature del blu che hanno colorato la scena della prigionia di Rahul, semplicemente meravigliosi. Qualcuno ha trovato noioso e ripetitivo questo spettacolo che piuttosto è stato la quintessenza della vitalità e della gioia di vivere. Peccato per loro.Visto il 25/03/2010 a Catanzaro (CZ) Teatro: Politeama La recensione di Marianna Venturini
Che spettacolo! Veli coloratissimi, paillette luminose, musiche accattivanti e cavigliere si alternano sul palco per «Bollywood, the show», due ore di musica e danze da far girar la testa. Il musical in salsa curry esibisce uno a uno tutti gli ingredienti che hanno reso dell'industria cinematografica di Bombay una macchina capaci di macinare milioni di profitti e pellicole a raffica. E il pubblico è più che coinvolto nella storia e nelle danze.
La trama dello spettacolo s’ispira a una storia vera: la saga della Merchant Family, tra le più famose dinastie cinematografiche indiane. Protagonista è la danza quindi, ma non mancano i litigi e un lieto fine come da programma. Le magnifiche scene di ballo dello show sono state create dalla coreografa Vaibhavi Merchant, chiamata la “regina delle storie d’amore”.
E’ un’India volutamente kitsch, che rimarca con decisione gli stereotipi esotici d'esportazione quella che presenta “Bollywood - The Show”, ma lo fa senza retorica o timore d’incomprensione, con cambi d’abito e di scena a ripetizione. In un vortice di colori e suoni che non lasciano indifferenti. Il tutto sotto lo sguardo attento del dio Shiva, simbolo dell’eterno ciclo di nascita e morte. Inoltre lo spettacolo è l’esempio di work in progress: ogni anno infatti la colonna sonora viene “aggiornata” con hit tratte dai blockbuster di Bollywood.
Sarà anche merito dell'entusiasmo per The Millionaire, il pluripremiato film di Danny Boyle, resta il fatto che Bollywood convince e appassiona. Senza promettere sogni impossibili o la cura di tutti i mali, basta uno spettacolo avvincente. Lustrini compresi.
19 maggio 2009 Teatro Arcimboldi. Milano
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