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LO SPETTACOLO

Compagnia/Produzione: QFC teatro
Cast: Maria Adele Attanasio, Susanna Cantelmo, Massimo Ceccovecchi, Deborah Fedrigucci, Renato Preziuso, Giorgio Rosa.

Descrizione
Un thriller che nasce sotto gli occhi dl pubblico.

I moventi, gli alibi, i colpevoli e gli innocenti. Armi del delitto e scene del crimine. Tutto normale, il classico giallo. Se non fosse che la storia è completamente improvvisata.

Il pubblico non solo è chiamato per dare le informazioni iniziali su cui si baserà l'intera storia, ma avrà la possibilità di decidere il nome dell’assassino ed il movente.

Un giallo fra tensione e comicità.
Scheda spettacolo a cura di
Edgardo Bellini

LE RECENSIONI


La recensione di Riccardo Limongi

Un tocco di giallo, et voilà l'impro-noir!

Quando si intraprende un Viaggio, se è un vero viaggio, la meta conta molto poco; quello che conta davvero, e che conferisce il senso principale, è tutto ciò che c'è nel mezzo, ovvero il viaggio materiale, gli spostamenti, le sorprese che si incontrano per strada, insomma ciò che si vive per tutta la durata, il tempo in cui si esce dal proprio ambiente e si va verso qualcos'altro, e poco importa se alla fine ci ritroveremo in una piazza dell'est europeo o sotto il sole delle Ande.

Ecco, questo potrebbe essere lo stesso concetto del teatro d'improvvisazione, in particolare se incentrato sul genere del giallo. Rivoluzionando l'essenza stessa del genere, tutto ciò che accade nel finale, ovvero la scoperta dell'assassino, del movente e del metodo, perde molto del suo significato narrativo, se non per i particolari aspetti che vedremo, e l'unica cosa che conta davvero è lo svolgimento passo dopo passo, la costruzione degli eventi ed il loro intrecciarsi, lo sguardo sugli interstizi di un testo che non c'è, perché appunto manca la trama, tranne alcune basi su cui contare e l'intesa degli attori. O meglio, non c'è fin quando non ha inizio lo spettacolo, e da quel momento l'improvvisazione fa tutto, gioca al posto del plot e gioca con gli elementi presi in prestito dal pubblico, invitato, prima di sedersi, a scegliere un nome, una professione ed un hobby: ciascun elemento verrà estratto a sorte per diventare la creatura non ancora nata, e questa è la principale forma attraverso la quale si partecipa a ciò che accade sul palcoscenico.

La successiva, e conclusiva scelta, è quella del nome dell'assassino, dell'arma e del movente: uno spettatore a caso sceglie questi tre elementi che di un giallo dovrebbero formare la nervatura, mentre qui sono affidati completamente al caso o finanche al capriccio del momento, e magari senza nessun nesso con quanto è accaduto fino a quel momento sul palco. L'effetto è straordinario.

Anzi, i vari effetti: quello della narrazione che non c'è se non nel suo istante, ed alla quale poi man mano si vedono spuntare arti ed organi che ne formeranno il corpo, quello dei caratteri dei personaggi di cui è inutile analizzare ogni dettaglio psicologico, come si dovrebbe fare nell'avvicinamento alla soluzione di un giallo, e soprattutto, quello dell'improvvisazione, e qui si vale la bravura specifica degli attori: Maria Adele Attanasio, Susanna Cantelmo, Deborah Fedrigucci, Giorgio Rosa, Renato Preziuso e Massimo Ceccovecchi (la QFC, Quella Famosa Compagnia, vista al Pozzo ed il Pendolo) tengono il giocattolo in mano sia passandoselo fra di loro, sia maneggiandolo con sicurezza e sembra anche un certo, giusto compiacimento. Tutto questo accade grazie ad abilità personali che mettono in mostra la loro padronanza virtuosistica della scena, oltre a capacità di controllo ed insieme gran destrezza nella ricerca della lunghezza d'onda comune.

Con gusto artistico per l'essenziale, l'unico elemento che dei vari attori fa personaggi distinti, dal punto di vista esteriore e simbolico, è una sciarpa gialla che ciascuno indossa in maniera diversa, sulla vita, al collo o a mo' di cintura. La musica e le luci seguono con sorprendente precisione la serie delle improvvisazioni, a volte perfino anticipandole, e quel che sembra un'ambientazione da thriller-divertissement si avvia decisamente, nel finale, verso un fumoso noir (per quanto sempre divertito), con l'accento sulla storia raccontata dal punto di vista criminale. E di un criminale che si è appena scoperto tale, per di più.

Quest'arte di far apparire d'un tratto cose non meditate o preparate, di comporre sensi e nonsense arrivando come per magia ad un significato in cui un posto per ogni cosa c'è sempre, vive in un mondo non abbastanza conosciuto, nel quale, per rimanere in tema noir, risalta il movente della passione che li guida; ed è un mondo che conta perfino una Nazionale italiana di Imprò, la quale, udite udite, detiene attualmente il titolo Europeo, vinto l'estate scorsa in finale contro la Francia. Chapeau.

Visto il 20/03/2011 a Napoli (NA) Teatro: Il Pozzo e il Pendolo

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Voto: Voto del Redattore: Riccardo Limongi

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