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AVEC LE TEMPS, DALIDA
Avec le temps, Dalida

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LO SPETTACOLO

Autore: Pino Ammendola
Regia: Pino Ammendola
Genere: concerto
Cast: con Maria Letizia Gorga

Descrizione
Un ritratto dolce e malinconico di un mito che sopravvive inalterato negli anni. Maria Letizia Gorga, con la sua voce, dipinge il ritratto di Dalida, una donna aggredita dal suo “mal di vivere”, ma anche caparbiamente protagonista della sua vita e anche della sua morte.

Scheda spettacolo a cura di
Gianmarco Cesario

LE RECENSIONI


La recensione di Carmen Loiacono

Dalida, storia di una vita patinata

"Perdonatemi, la vita mi è insopportabile". Con queste parole Dalida, al secolo Yolanda Cristina Gigliotti, lasciava questo mondo, stanca e provata da una vita che le aveva dato tanto e niente, allo stesso tempo. L'effimero del successo, l'impossibilità di un amore con la "a" maiuscola: queste le due coordinate seguite da Pino Ammendola per tracciare un profilo dell'italiana nata in un sobborgo del Cairo, nel suo "Avec le temps, Dalida" andato in scena al Teatro Politeama di Catanzaro. L'intento di Ammendola, che ha scritto e diretto lo spettacolo, è quello di analizzare, ma non troppo, la figura di questa cantante straordinaria attraverso la lente della sua vita privata, dei suoi tormenti in contrasto con una carriera costellata di trionfi. Un obiettivo ambizioso e purtroppo non pienamente conseguito - e vedi pure -, non per mancanze da parte di chi ha lavorato alla messinscena quanto per la complessità del personaggio, ancora circondato da quell'ombra voluta, quasi richiesta dal tempo in cui è nato. A sostenere il difficile compito di portare in scena la figura dell'attrice e cantante, Maria Letizia Gorga, interprete romana che qui si mostra in tutta la sua raffinatezza. Timbro ed estensione notevoli, è nella parola - impossibile un confronto canoro con Dalida - che Gorga scava nelle emozioni coinvolgendo il pubblico, trascinandolo nel vortice dell'angoscia che accompagna per tutta la vita quella "spilungona" che in breve riuscì ad avere tutta Parigi ai suoi piedi e a meritarsi l'appellativo della "Callas del varietà". Il racconto di Gorga si alterna fra la prima persona e la terza. Non è Dalida, ma non è neanche il resoconto di una storia: in "Avec le temps, Dalida" è come se ad andare in scena sia l'anima di Dalida o il suo fantasma che narra i fatti guardandoli con gli occhi di quello che verrà. La nascita all'Olympia di Parigi grazie a Lucien Morisse, l'approdo alla Carnegie Hall, i continui record di vendite che le porteranno anche il disco di diamante (con 85 milioni di copie) rivivono attraverso i brani proposti: Mama, Bang Bang, Quelli erano i giorni, A ma maniére, Itsi bitsi petit bikini, Je suis toutes les femmes, Fini la comedie, Avec le temps, Mamy blue, Dan dan dan. Poi ancora il suo rapporto con Luigi Tenco - Ciao amore -, e la "maledizione d'amore e di morte appiccicata addosso" che si ripeterà con lo stesso Morisse e con Richard Chanfray - entrambi morti suicidi, così come Tenco -, il tentativo di rinascere, la caduta finale sotto il peso del suo stesso ruolo d'artista. Seppure per sommi capi - all'epoca di Dalida-Madonna, ad esempio, è stato dato poco spazio -, è stata la storia patinata a rivivere sul palco del Politeama, un teatro che si è rivelato troppo grande e dispersivo per uno spettacolo che, piuttosto, avrebbe voluto spazi più piccoli e adeguati ad una compartecipazione del pubblico. Ad accompagnare Maria Letizia Gorga c'erano in scena Stefano De Meo al pianoforte, Laura Pierazzuoli al violoncello e Marco Colonna al clarinetto, oltre a sei sagome della cantante con le braccia alzate, così com'era consuetudine per Dalida, la cui gestualità ricercata - e riproposta da Gorga - aveva reso ancora più sensuale ogni sua movenza. Ultima nota, di cronaca: nel foyer del teatro l'associazione Dalida di Serrastretta aveva allestito una piccola mostra con giornali e dischi dell'epoca oltre a qualche opera artistica dedicata all'italiana del Cairo dalle origini calabresi. Di Serrastretta appunto.

Visto il 12/03/2010 a Catanzaro (CZ) Teatro: Politeama

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Voto: Voto del Redattore: Carmen Loiacono


La recensione di Angela Cotugno

Avec le temps, Dalida

Restituire per una sera agli adoratori di una diva la loro beniamina, riprodurre, anche solo in parte, la magia delle sue interpretazioni è l’operazione difficile e coraggiosa che vede impegnata sul palcoscenico Maria Letizia Gorga che sotto la sapiente direzione di Pino Ammendola, porta in scena il mito “Dalida”. Introdotta dal clarinetto di Marco Colonna cui si uniscono il violoncello di Laura Pierazzuoli ed il pianoforte di Stefano De Meo, la Gorga fa il suo ingresso sulle struggenti note di Mama; è subito feeling. Il pubblico immediatamente rapito dalla classe di Maria Letizia, le tributa uno scrosciante applauso. Con grande maestria l’artista comincia la narrazione del percorso di vita di Dalida ripercorrendo ed intrecciando momenti di vita e spettacolo, il pubblico segue affascinato. Ne emerge il ritratto di una donna che racchiude in sé tutte le donne, compreso colei che dal palco le sta restituendo un breve momento di vita e quelle che la osservano sedute in poltrona. E’ come se un filo invisibile accomunasse tutte queste donne al di là delle barriere spazio-temporali; tutte sono Dalida e Dalida è tutte queste. Sapere chi fosse nel suo quotidiano Jolanda Gigliotti, alias Dalida, resterà, per i più che non lo hanno condiviso con lei, sempre un mistero, ma il suo mito, quello che accompagnerà per sempre il nome di Dalida, quello, celebra una personalità fragile dolorosamente divisa tra la donna Jolanda, e l’artista Dalida o, se si vuole, la gelosia della donna sul mito che ha segnato, con un lungo filo di sofferenza, tutta la sua vita, cui poi, a soli cinquantatre anni, dopo vent’anni da un primo tentativo non riuscito, ha preferito porre fine. Nell’interprete in scena, il dolore è tangibile, lei è, al tempo stesso, sul palco e dentro ogni spettatore con lo stesso desiderio e la medesima emozione di rivederla rivivere. In qualche momento le due figure si fondono e la mente quasi si confonde, tale è la precisione interpretativa. Gli applausi finali sono entusiastici e la Gorga è richiamata per ben tre volte al bis. Uno spettacolo elegante e raffinato assolutamente da non perdere.

Visto il 27/11/2009 a Napoli (Na) Teatro: Il Primo

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Voto: Voto del Redattore: Angela Cotugno


La recensione di Gianmarco Cesario

Jolanda Gigliotti, nata in Egitto da genitori calabresi, fu conosciuta in tutto il mondo come la cantante Dalida. La sua figura elegante e altera, drammatica come la sua voce cupa, entrò, nel decennio a cavallo fra la metà degli anni ’60 e ’70, nelle case degli italiani grazie alla presenza mediatica ma discreta della televisione di quegli anni. Canzonissima la vide trionfare con “DAN DAN DAN” appena un anno dopo quel tragico Sanremo del 1967 in cui cantò “CIAO AMORE CIAO” in coppia con il suo compagno, Luigi Tenco, e la tragica morte del giovane cantautore, avvenuta all’hotel Savoy proprio durante quella manifestazione, la segnò indelebilmente per tutta la sua vita, terminata a metà degli anni ’80 con un suicidio anch’essa, e costellata dalle tragiche morti di altri suoi compagni di vita, in contrapposizione ad una carriera artistica costantemente splendente. Dalida, la sua arte, la sua vita da romanzo d’appendice, sono l’oggetto dello spettacolo che una bravissima artista quale Maria Letizia Gorga, porta in giro ormai da tre anni per i teatri ed i clubs italiani. La Gorga canta in maniera impeccabile con una voce che a chi, come chi scrive, ha superato gli “anta” fa venire i brividi, tanto somiglia in tonalità estensione ed intensità drammatica a quella della cantante egiziana. L’ottima scelta dei brani, l’intelligente testo di Ammendola, che non fa interpretare alla protagonista il ruolo della cantante, ma le fa semplicemente compiere un omaggio da fan, una fan che da bambina portava nel grembiule di scolara la foto di quella che le sembrava una “fata”, fanno sì che lo spettacolo risulti altamente godibile. Ottima la scelta delle canzoni, canzoni d’autore, come quelle di Ferrè e Tenco, ma anche quelle più popolari come l’indimenticabile “QUELLI ERANO GIORNI”. Ma soprattutto lo spettacolo si ricorda per la splendida performance della protagonista, ottima attrice e incantevole show-woman, tanto che crediamo che la Sabrina Ferilli, prossima protagonista di un tv-movie dedicato alla cantante, abbia da temere fortemente per il confronto. Uno spettacolo che insomma consigliamo a tutti, ai giovani ed ai meno giovani, perché possano, a secondo dei casi, conoscere o ricordare l’arte straordinaria di quella sfortunata artista.
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