ANSELMO E GRETA
LO SPETTACOLO
Regia: Andrea De Magistris Descrizione
Anselmo e Greta. Un’ipotesi che nasce da uno studio attento sulla struttura delle fiabe e dalla ricerca scrupolosa di un significato da sovvertire. In scena corpi e immagini che ci raccontano della storia di un abbandono e della solitudine che gli ruota intorno. Non c’è evoluzione, non c’è lieto fine, l’esclusione e l’emarginazione sono le intenzioni che scandiscono il ritmo della scena. I protagonisti, Anselmo e Greta, indossano i vestiti della festa e non partecipano mai effettivamente a niente. Il loro intento è sempre quello di essere in competizione, di sopraffare l’altro senza mai relazionarsi con nessuno. I personaggi conquistano lo spazio orchestrati dalla musica e, a suon di note, dallo spazio vengono fagocitati. Si perderanno nel bosco: un bosco di paure, di isolamento, di abbandoni e di ricongiungimenti illuminato soltanto da una discarica in lontananza…luogo dove i precetti della morale vengono capovolti senza eccezioni.
Scheda spettacolo a cura di
Valentina Vitale LE RECENSIONILa recensione di Valentina Vitale
Anselmo e Greta. Non è una favola. Anselmo e Greta, lo spettacolo di Andrea De Magistris, in scena al Teatro Vascello, è ispirato alla favola di Hansel e Gretel, e sottolineo solo inspirato, perché di quella favola non ha più nulla.
In scena corpi, senza carattere, e immagini, appena accennate, che ci evocano il senso dell’abbandono e la paura di ritrovarsi da soli a scoprire il mondo senza avere ancora gli strumenti per farlo. C’è una voce narrante che entra e esce dalla scena, che suona una fisarmonica, c’è un inizio, ma non c’è né uno svolgimento né un’evoluzione, e si arriva dopo soli 45 minuti a una fine, che non è però un lieto fine. Nessuno fa qualcosa. I corpi dei protagonisti in scena si agitano, ciascuno seguendo il proprio ritmo, l’’intenzione è sempre quella di essere in competizione, di sopraffare l’altro senza mai relazionarsi con nessuno. I personaggi, mossi dalla musica, conquistano lo spazio e dallo spazio vengono fagocitati. Usano un linguaggio incomprensibile, che ricorda i primi vagiti, per cui si capisco le direzioni e le intenzioni ma mai il senso del loro esprimersi. Definirei lo spettacolo un affresco, dove i temi descritti sono l’esclusione e l’emarginazione. Adatto ai bambini tra i 3 e i 6 anni, che vengono conquistati dai colori, dai suoni e dai movimenti in scena. Per gli altri dai 6 anni in su, diventa troppo difficile capire, e troverebbero lo spettacolo senza senso. Adatto agli adulti, che sono curiosi di investigare nel loro inconscio attraverso le fiabe. Nota particolarmente positiva è la possibilità offerta ai bambini d’interagire con gli elementi della scenografia, a fine spettacolo tutti i piccoli vengono invitati, dagli attori, a giocare sul palco. Visto il 16/10/2011 a Roma (RM) Teatro: Vascello - Sala 2 SOCIAL & C.SEGNALIAMO
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