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ANNA KARENINA

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LO SPETTACOLO

Autore: p.i. chajkovskij
Regia: coreografia boris eifman
Genere: danza/balletto
Compagnia/Produzione: fondazione teatro carlo felice di genova
Cast: eifman ballett theatre di san pietroburgo

Scheda spettacolo a cura di
Francesco Rapaccioni

LE RECENSIONI


La recensione di Francesco Rapaccioni

Una fine senza appello

La storia del balletto è quella tratta dal romanzo omonimo di Tolstoj e la coreografia di Boris Eifman è un “racconto in forma di balletto”, cioè ha andamento narrativo e consente al pubblico di seguire appieno il plot e di scandagliare i sentimenti dei protagonisti.

All'inizio un bambino gioca con un trenino, mentre gli eleganti genitori escono per una serata di gala, un ballo in un sontuoso salone di specchi e brunite dorature, neri gli abiti di Anna e Karenin. Breve ma folgorante l'incontro tra Anna e Vronsky: da questo momento Anna si sente come in trappola insieme al marito. Significativa la scena al ritorno a casa, l'amore forzato col marito, il sogno di libertà durante il sonno in sottoveste bianca.
La scena successiva è in giardino, militari che ballano e donne che passeggiano coi parasole in terrazza alla maniera degli impressionisti. Anna e Vronsky si appartano per un momento di intimità, pazzi d'amore: Vronsky le fa capire che lui è nulla senza di lei. Karenin li vede, non visto. Duro il confronto fra moglie e marito, Anna si accascia al suolo; ma, davanti alla società, sono ancora una coppia unita (ma non felice).
Nel frammento successivo Anna è sola coi suoi incubi; poi, a distanza, si vedono in contemporanea Anna e Vronsky soli, che si cercano, si desiderano, uno al buio e l'altro alla luce, poi viceversa. Anna scappa da Vronsky, Karenin la attende in giacca da camera, Anna è indecisa se tornare a casa o no, un passo avanti e uno indietro. Pensando al figlio, Anna torna a casa, ma il marito glielo strappa dalle braccia.
Nel finale del primo atto una strada invasa dalla nebbia, resa surreale dal lampione a mezza altezza: il mondo è filtrato dal dolore di Anna, dalle sue lacerazioni; Anna si muove con un altro linguaggio coreografico rispetto ai ballerini, è estranea al mondo reale, un sentimento esasperato dalle luci con effetto musical. Anna è sola, impaurita: il sipario scende con il trenino dell'inizio che gira intorno ad Anna, investita da una tormenta di neve.

Nel secondo atto la vicenda precipita. Anna e Karenin, ovverosia l'incomunicabilità. Vronky la cerca, prima invano, poi la trova tra la folla. Inevitabile la resa dei conti. Anna se ne va con l'amante, gettando il marito nella disperazione.
Durante una festa in maschera Anna ha la certezza che la società non le ha perdonato l'abbandono della famiglia e subisce un vero ostracismo. Ciò la getta in una profonda depressione, oggettivizzata da rumori di pioggia, vento, ululati e cigolii e dalle luci effetto disco. Non basta che Vronsky la accolga tra le sue braccia, Anna è disperata e precipita in un gorgo mentale che la inghiotte, non lasciandole scampo. Anna si butta sotto il treno in una stazione durante una nevicata: il momento più efficace, i ballerini a dare l'idea del treno e il corpo di Anna privo di vita su un carrello portabagagli. La fine di tutto, per tutti. Senza appello.

Il coreografo Boris Eifman giunge per la prima volta al Carlo Felice; il suo linguaggio è classico, nel senso che si basa su passi di quel repertorio, ma al tempo stesso anche contemporaneo, in quanto lo stile accademico tradizionale viene filtrato, rivisitato con moderna sensibilità e una libertà che è espressione di una notevole personalità creativa. Basti solo pensare la suo Red Giselle. La coreografia procede per momenti brevi ed intensi, alternando assoli, pas de deux ed ensamble.
Appropriate le scene semplici ma evocative di Zinovij Margolin che consentono rapidi cambi nel corso degli atti, accompagnate dai costumi d'epoca di Vjačeslav Okunev. Importanti per il risultato le luci di Gleb Fil'štinskij e gli effetti speciali di Leonid Eremin.

Nei ruoli principali si sono distinti Nina Zmievec, Sergej Volobuev e Oleg Gabišek, rispettivamente Anna, Karenin e Vronsky, in una compagnia affiatata e di buon livello.
David Levi ha diretto con mano sicura l'orchestra del Carlo Felice in musiche di Caijkovskij tratte da serenate, suites ed opere, un collage che risulta funzionale al racconto, seppure meno efficace di altri balletti.
Atmosfera particolarmente intensa prima dell'inizio della recita: nel portico del teatro i musicisti dell'orchestra suonano, mentre si raccolgono firme contro il decreto Bondi.

Teatro pieno, pubblico che ha molto apprezzato la compagnia e soprattutto la chiarezza e l'intensità del linguaggio coreografico di Eifman, applaudendo a lungo all'intervallo e durante i ringraziamenti finali. Molti i giovanissimi, testimonianza di un interesse verso il mondo della lirica e del balletto che non può essere castrato da un decreto.

Visto il 14.5.10 a genova (ge) Teatro: carlo felice

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Voto: Voto del Redattore: Francesco Rapaccioni

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