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ANIMALI VIVI

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LO SPETTACOLO

Autore: Michela Lucenti
Genere: danza/balletto
Compagnia/Produzione: Balletto Civile - Progetto Detriti
Cast: Michela Lucenti, Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Emanuela Serra

Descrizione
La nuova creazione della Compagnia Balletto Civile dal titolo Detriti si snoda in tre capitoli che nascono come tre spettacoli autonomi e successivamente saranno presentati in un unico spettacolo evento.Michela Lucenti, coreografa e ballerina, per questo lavoro trae ispirazione dagli Slum, termine con il quale si denotano comunità affollate oltre la soglia della umana sopravvivenza che sono solitamente collocate ai bordi di grandi nuclei urbani.
Scheda spettacolo a cura di
Giulia Clai
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LE RECENSIONI


La recensione di Giulia Clai

Il Teatro delle Passioni conferma la sua vocazione di ricerca con le due serate presentate da Balletto Civile, gruppo nomade e collettivo, indaga le relazioni tra gli esseri umani attraverso il teatro fisico e la danza concreta e popolare, mai formale. Michela Lucenti, Valerio Binasco, Emanuele Braga, Maurizio Camilli, Emanuela Serra, e con il coordinamento drammaturgico di Silvia Corsi, presentano primo e il secondo slum, o capitoli, di un progetto altro, che porta il nome di Detriti, e che può avere come sottotitolo: Luoghi degradati, squallidi, instabili nei quali il corpo si identifica, cercando in ogni modo di sopravvivere, di rimanere in piedi operosamente. Questa nuova creazione della Compagnia si snoda in tre capitoli che nascono come tre spettacoli autonomi che, saranno in futuro presentati in un unico spettacolo evento. Il primo slum, dal titolo “Animali vivi ”, è il racconto di un incontro, di uno scambio di coppie. Una stanza impersonale in una città imprecisata del nord Italia, come le note di regia ci dicono. Due coppie sposate, una emiliana e una veneta. Sono normali coppie di scambisti. Si parlano, si conoscono un po', poi ha inizio il meraviglioso festino dei loro corpi, l'ultimo anelito di risveglio di vita. Sulla scena appaiono nudi, a semicerchio, contemporaneo gruppo scultoreo. Poi i ballerini si vestono ed ha inizio la recita/danza. I ruoli si invertono e si mescolano così come i corpi si confondono e si riuniscono sule musiche tratte dalle Quattro stagioni di Vivaldi e rivisitate da Nikolais Harnonncourt in versione filologicamente psichedelica. Qual è l’identità dei nuovi rapporti di coppia? Chi rappresenta il concetto di nucleo familiare, tanto invocato dalla cultura di massa? La colonna sonora è perfettamente ed adeguatamente estraniante. I momenti d'esordio e d'epilogo sono i più belli: un vero e proprio evoluto progetto di teatro fisico, ossessioni fatte carne, specchio di deriva inconscia della vita fuori, che è in fermento e lascia i protagonisti chiusi nel loro mondo di moquette arancio. Non c'è canto in questo spettacolo e per chi conosce Balletto Civile è qualche cosa di nuovo. C'è il respiro. E’ uno spettacolo che mostra, ma non spiega. Non c'è giudizio, nessuno spaccato sulla quotidianità aberrante, solo una fotografia. E’ una danza di rinascita come risposta, come sopravvivenza, come anelito. Ci si perde nella danza dei corpi, nelle relazioni che silenziose si instaurano, crescono e spariscono. Efficace il gioco dei vestiti, che compaiono quando non servono, che caratterizzano, ma non delineano: la prima cosa che fanno questi quattro animali eccitati, che si incontrano per fare esclusivamente sesso e giocare sfrenatamente con le proprie fantasie, è ricoprirsi e dare vita ad una danza completamente vestita. Il disordine sessuale? E' ironicamente simboleggiato dall'esser vestiti, ulteriormente e nuovamente "celati". Il secondo capitolo del progetto, “Ama la tua scimmia”, affronta la malattia come ossessione, una scimmia da prendere al guinzaglio, l’impotenza di fronte al nostro corpo. E’ un severissimo calarsi nell'accettazione della sofferenza fisica, della deriva della malattia, del sentire il proprio corpo, forma viva, pulsante ed invasiva. Quindi la volontà di guarire, sperare nella morte di qualcun altro come unica soluzione per il nostro “pezzo di ricambio”. Intanto la nostra anima e il nostro sguardo stanno da un'altra parte. In modo chiaro, lineare, anticonvenzionale e tuttavia elegantissimo vengono sondati come un percorso misterico e rituale verso se stessi il dolore, la paura della malattia, la speranza della guarigione. Il corpo, vivo nella malattia, è strumento di un percorso quasi catartico. In questo secondo slum Michela Lucenti è una coraggiosa alice nel paese degli orrori. La accompagna una musica dolcissima insieme ad un suono straziante, che diventa medicina, paura e contemporaneamente gioia di essere vivi, di sentire ancora. E’ una danza più che essenziale, il canto è un lamento, e il dolore una discesa agli inferi per una risalita alla vita.

Visto il 18/02/2010 a Modena (MO) Teatro: Delle Passioni

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Voto: Voto del Redattore: Giulia Clai

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